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WeWork: cosa accadrà nel settore del lavoro flessibile dopo il fallimento?

WeWork: cosa accadrà nel settore del lavoro flessibile dopo il fallimento?

La bancarotta di WeWork rischia di sconvolgere il sistema del lavoro flessibile. L’azienda americana ha inventato un modello che ha funzionato per parecchio tempo, basandosi su locali che la società pagava in affitto a lungo termine e poi riaffittava a scadenze brevi. La pandemia ha spazzato via il business inquanto lo smart working ha sostituito gli uffici. Il risultato è stato che la società è naufragata in oltre 13 miliardi di dollari di debiti di locazione. Nella dichiarazione di fallimento, l’amministratore delegato di WeWork, David Tolley, ha affermato che l’azienda non è riuscita a “superare i costi immobiliari legacy e i venti contrari del settore”, nonostante abbia modificato 590 contratti di locazione e tagliato futuri obblighi di affitto per 12 miliardi di dollari.

L’azienda mette a disposizione circa 900 mila scrivanie situate in oltre 700 sedi in tutto il mondo. La società ha chiesto, nel suo deposito del Chapter 11, di annullare 69 contratti di locazione in USA e Canada. Nel frattempo ha dichiarato all’inizio di questa settimana che circa il 92% dei finanziatori della società ha accettato di convertire il proprio debito garantito in azioni nell’ambito di un accordo di supporto alla ristrutturazione, eliminando circa 3 miliardi di dollari di debito.

 

WeWork: ecco cosa potrà succedere ora nel settore del lavoro flessibile

La domanda che molti si fanno è in che modo il default di WeWork possa destabilizzare tutto il settore in cui opera la società. Secondo Mark Dixon, amministratore delegato di IWG, la più grande azienda di spazi per uffici flessibili, è in corso un enorme cambiamento nel mercato degli uffici, con “la tecnologia che sta cambiando il modo in cui le persone lavorano”. Il punto è che le aziende stanno rivedendo il modello cercando di risparmiare denaro sugli spazi, passando da “sedi sovradimensionate a dimensioni più modeste” sottolinea Jamie Hodari, amministratore delegato di Industrious, fornitore di co-working con sede a New York. “Il fallimento di WeWork non è dovuto tanto alla mancanza di domanda quanto alle specificità del loro modello di business” ha aggiunto.

Ma cosa succederà al mercato degli uffici? Secondo la società di consulenza Capital Economics, i valori degli uffici dovrebbero diminuire. In particolare, in città come San Francisco e New York, la perdita di rendite dovuta alla dipartita di WeWork potrebbe abbassare di circa il 50% le valutazioni degli uffici nei prossimi tre anni rispetto al 2019.

In genere, comunque, i dirigenti e gli analisti del settore immobiliare si aspettano un impatto limitato sul mercato degli uffici. “Il ritiro di WeWork ha rappresentato un rischio considerevole per proprietari specifici, ma la sua impronta era ancora piuttosto piccola rispetto al mercato nel suo complesso” ha affermato la società di dati immobiliare CoStar.

Hodari di Industrious ha detto che la maggior parte delle sedi di WeWork verranno acquistate da altre aziende, sebbene alcune siano troppo grandi per essere oggetto di tali operazioni. Invece, Dixon di IWG, ha riferito che la sua azienda – che gestisce 3.455 sedi in tutto il mondo e ha già rilevato “un numero piuttosto significativo di WeWorks” – ora punterà ad assicurarsene di più.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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