World Economic Forum: ecco perché i leader aziendali non sono ottimisti - Borsa e Finanza

World Economic Forum: ecco perché i leader aziendali non sono ottimisti

George Soros partecipa al World Economic Forum 2022

Il World Economic Forum si avvia alle ultime battute. Domani si chiude l’appuntamento di 5 giorni che ha visto una grande partecipazione dei leader economici e politici di tutto il mondo e che quest’anno era particolarmente sentito per via delle vicende che hanno interessato l’intero pianeta. 

Argomenti di cui discutere ve ne sono stati molti. La scena è stata dominata ovviamente dalla guerra Russia-Ucraina, con la partecipazione in collegamento del leader ucraino Volodymyr Zelensky, accolto da un’ovazione. Ma si è parlato anche di inflazione, recessione, politica monetaria, globalizzazione e cambiamento climatico. 

L’impressione che se ne è tratta finora però è che serpeggia un sentimento generale di pessimismo sulla situazione generale e su quanto possa accadere nei prossimi mesi a vari livelli. Il quadro complessivo è stato dipinto in maniera non troppo edificante dagli esponenti di spicco che sono intervenuti al World Economic Forum e questo potrebbe rappresentare una preoccupazione in più per gli investitori.

 

World Economic Forum: prevale il pessimismo

Un argomento che è stato sollevato riguarda la politica zero Covid attuata dalla Cina, che ha portato il blocco delle attività produttive, generando nel contempo un rallentamento economico del Paese. George Soros ha definito l’atto come il peggior errore della Presidenza di Xi Jinping. Il grande guru della finanza mondiale ha affermato che, insieme alla crisi immobiliare, il danno causato sarà così grande da incidere sull’economia mondiale. A suo avviso, l’interruzione delle catene di approvvigionamento e l’inflazione generale che ne scaturisce rischiano di trasformarsi in depressione globale.

C Vijayakumar, Amministratore Delegato di HCL Technologies, ha avvertito del pericolo imminente di accelerare la deglobalizzazione. Questo fa pendant con quanto dichiarato da Kristalina Georgieva, numero uno del Fondo Monetario Internazionale, che ha espresso forte preoccupazione per il PIL mondiale se ci si avviasse verso una frammentazione economica e politica degli Stati

La questione del cambiamento climatico si è stavolta intrecciata con la guerra Russia-Ucraina, nel senso che il problema della transizione energetica ha bisogno di conciliarsi con l’esigenza di garantire la fornitura di energia venuta meno con il conflitto in corso. Daniel Yergin, Vicepresidente di S&P Global Ratings e grande esperto di mercati energetici, ha asserito che i leader aziendali si stanno rendendo conto che il passaggio alla green energy sia più complicato di quanto si pensasse prima dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca.

L’unica ventata di ottimismo è arrivata dai leader tecnologici, che ammettono le difficoltà nel breve termine ma confermano le prospettive positive in un orizzonte temporale più ampio. Secondo Pekka Lundmark, Amministratore Delegato di Nokia, la tecnologia è una tendenza secolare, non ciclica. Di conseguenza, si vedranno cicli negativi su cui bisogna solo prestare attenzione. Mentre Ruth Porat, Chief Financial Officer di Google, ha suggerito che l’attuale crisi è un punto debole per la tecnologia, ma il compito delle aziende tecnologiche è quello di esaminarla e di continuare a investire.

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