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Yen: perché l’intervento del governo giapponese è un problema

Yen: perché un intervento del governo giapponese potrebbe essere un problema

Lo yen si avvicina a piccoli passi alla soglia di 150 per dollaro, alimentando l’attesa che le autorità giapponesi intervengano nuovamente per sostenere la propria valuta. Lo scorso anno il governo è entrato in azione due volte, nei mesi di settembre e ottobre, allorché l’usd/jpy aveva prima scavalcato quota 145 e poi si era diretto in area 152, minimo a 32 anni.

Da allora però non è cambiato molto nella politica monetaria della Bank of Japan, la principale causa della debolezza dello yen. Nell’incontro di questo mese, la Banca centrale giapponese ha ribadito ancora una volta l’ultra-accomodamento monetario che da decenni caratterizza la sua politica. Il governatore Kazuo Ueda, che ha preso il posto di Haruhiko Kuroda ad aprile, ha lasciato pochi varchi per l’uscita dallo scenario di tassi d’interesse negativi e la modifica del controllo alla curva dei rendimenti.

Di conseguenza gli investitori non si aspettano altro che una fuga di capitali dal Giappone verso asset esteri più redditizi. Con la Federal Reserve che terrà i tassi d’interesse alti più a lungo, i trader potranno continuare nelle operazioni di carry trade, finanziandosi in yen e comprando dollari. Ciò metterà inevitabilmente ancora di più sotto pressione la valuta del Sol Levante.

 

Yen: le ripercussioni dall’intervento del governo

L’unica exit strategy che in questo momento il governo nipponico conosce è l’intervento diretto sui mercati valutari. Ma è una manovra ancora possibile ? Sicuramente lo è, ma non senza contraccolpi sia dal punto di vista finanziario che sotto il profilo politico. Nel primo caso, la BoJ ha bisogno di utilizzare enormi riserve in dollari per riuscire a far breccia in un mercato da 5.000 miliardi di dollari e che in questo momento sta subendo una pressione a vendere yen fuori dal comune.

Sul versante politico, l’intervento del governo potrebbe increspare i rapporti diplomatici con Washington. Finora le autorità di Tokyo hanno spiegato che gli interventi passati e futuri hanno avuto e avranno lo scopo di temperare la volatilità e tenere a bada la speculazione. Inoltre hanno aggiunto che quanto succede nei mercati valutari, con la debolezza dello yen, non rispecchia i fondamentali del paese.

Tuttavia attualmente la volatilità rimane contenuta, come mostrano i dati sulle opzioni dove l’usd/jpy implied volatility a un mese è scesa ai minimi di un anno e mezzo. Anche sul fronte delle speculazioni si è molto lontani dai massimi raggiunti a luglio, come rilevato dai dati CFTC sulle posizioni corte riguardo lo yen. “Non c’è niente che faccia pensare a condizioni disordinate o eccessi speculativi”, ha affermato Ray Attrill, responsabile della strategia FX presso la National Australia Bank.

La scorsa settimana è arrivata una nota di contrarietà da parte del segretario al Tesoro USA, Janet Yellen, sulla possibilità di un intervento del governo giapponese per rafforzare lo yen. “I funzionari statunitensi generalmente comprendono la necessità di appianare un’indebita volatilità, ma non di tentare di influenzare il livello dei tassi di cambio” ha dichiarato.

 

L’intervento è necessario? Ecco cosa pensano gli analisti

Il governo giapponese sta valutando la situazione anche alla luce del fatto che potrebbero presto esserci elezioni anticipate se il primo ministro Fumio Kishida volesse puntare ad avere un maggior supporto parlamentare per avviare la riforma costituzionale e rafforzare la sua leadership. Di conseguenza, le autorità da un lato cercano di mantenere l’espansionismo monetario per non soffocare la crescita, ma allo stesso tempo devono fare i conti con l’aumento del costo della vita soprattutto riguardo alcuni beni essenziali come cibo e carburante.

Bart Wakabayashi, direttore della filiale di Tokyo di State Street Bank and Trust, ritiene che l’usd/jpy a 150 sia “una linea rossa per l’intervento valutario, anche per il significato che ha come simbolo dell’aumento dell’inflazione”.

Secondo Masayuki Kichikawa, chief macro strategist di Sumitomo Mitsui DS Asset Management, “se il Ministero delle finanze giapponese, che gestisce la valuta, non difenderà lo yen a 150, i partecipanti al mercato cercheranno immediatamente di forzarlo a svalutarsi a 155 contro dollaro”. L’esperto afferma che dal punto di vista politico ed economico un intervento risulterebbe problematico. Tuttavia, “il pubblico giapponese si lamenta dell’aumento del costo della vita e sebbene la debolezza dello yen sia solo uno dei numerosi fattori che contribuiscono, è il più visibile”, ha detto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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