Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha promesso ufficialmente una misura attesa da tempo nel mercato dell’arte in Italia: il taglio dell’Iva su tutte le transazioni. L’annuncio è arrivato in occasione della presentazione del rapporto Arte: il valore dell’industry in Italia, promosso dal Gruppo Apollo (l’associazione di categoria che rappresenta case d’asta, antiquari, gallerie, collezionisti e imprese della logistica) e realizzato dall’Osservatorio Nomisma in collaborazione con Intesa Sanpaolo.
Dallo studio emerge che il giro d’affari diretto generato dal mercato dell’arte nel 2023 è pari a 1,36 miliardi di euro. L’impatto complessivo sull’economia italiana è di 3,86 miliardi con un effetto moltiplicatore di 2,8: per ogni euro investito si generano complessivamente 2,8 euro. Nonostante questi numeri, il settore sta vivendo una forte contrazione: le case d’asta hanno fatto registrare un -1% nel fatturato tra il 2019 e il 2023, al netto dell’effetto inflattivo; il numero di gallerie (1.618) e antiquari (1.637) attivi sul territorio nazionale è diminuito negli ultimi 13 anni.
In questo articolo:
- Il problema aliquota in Italia e il confronto con la Francia
- Mercato arte: arriva il taglio Iva sulle transazioni
- La concorrenza internazionale
Il problema aliquota in Italia e il confronto con la Francia
Il fenomeno preoccupa gli operatori del settore. Le cause principali sono individuate nella crisi economica, nell’aumento dei costi operativi, nella competizione internazionale e soprattutto nell’aliquota ordinaria del 22% per le transazioni di opere d’arte: la più alta in tutta Europa. A oggi l’Iva si riduce al 10% solo quando l’importazione e la cessione vengono effettuate direttamente dall’artista o dai suoi eredi e per l’importazione da Paesi extracomunitari. Percentuali che disallineano il sistema fiscale italiano da quello degli altri Stati membri dell’Unione europea.
L’esempio più citato è quello di Francia e Germania, nazioni che hanno sfruttato a loro favore la Direttiva europea 2022/542 che ha dato la possibilità di abbassare l’aliquota Iva sulle compravendite di opere d’arte. Dal 1° gennaio 2025 la Francia ha aperto al regime agevolato del 5,5% per tutte le transazioni artistiche, incluse le importazioni e le cessioni. Lo stesso ha fatto la Germania con la riduzione dell’aliquota al 7%. Per mantenere lo stesso livello di margine rispetto a un operatore francese o tedesco, un player italiano deve applicare una maggiorazione del 18% sul prezzo, con una riduzione del proprio margine di guadagno.
Mercato arte: arriva il taglio Iva sulle transazioni
Durante la presentazione del rapporto Nomisma a Palazzo Wedekind, il ministro Giuli ha annunciato il taglio dell’Iva, rimasto escluso dal Decreto Cultura 2025. “Posso dire senz’altro che il Ministero dell’economia è d’accordo con noi e le coperture verranno trovate e l’Iva verrà abbassata – ha dichiarato Giuli –. La riduzione del regime fiscale è una battaglia storica che l’attuale governo ha ingaggiato da tempo perché è evidente che l’Italia rappresenta un’eccellenza, non solo dal punto di vista del patrimonio ma anche della dinamicità. Oggi siamo a un bivio che rischia di diventare un punto di non ritorno. Per cui posso dire senza indugio che siamo vicini a ottenere quel risultato che tutto il settore del mercato dell’arte sta aspettando da tempo”.
“Abbiamo stimato che se l’Italia decidesse di non adeguarsi rispetto alla gestione dell’Iva, la perdita di fatturato entro il 2027 sarebbe del 28%, con picchi anche del 50% per le gallerie più piccole che meno possono ricorrere all’estero per stemperare questa situazione – ha sottolineato Roberta Gabrielli, responsabile marketing di Nomisma –. Viceversa, con un adeguamento si andrebbe a dare ossigeno al settore incrementando la competitività dell’Italia, riportandola in una situazione di hub più centrale, soprattutto per andare a combattere da questo punto di vista la gestione francese ma anche gli altri competitor europei”.
La simulazione di Nomisma prevede che “se l’Italia decidesse di adeguare l’Iva sulle transazioni al 5%, nel 2027 al termine del triennio, il fatturato complessivo generato da gallerie, antiquari e case d’asta crescerebbe sino a raggiungere circa 1,5 miliardi di euro, con un effetto complessivo sull’economia italiana di 4,2 miliardi”. Con un taglio al 10%, invece, “la crescita del mercato sarebbe inferiore, ma comunque sostenuta, pari a 1,3 miliardi di euro, con un effetto moltiplicativo complessivo pari a 3,5 miliardi”.
La concorrenza internazionale
“Il mercato dell’arte è uno dei più globalizzati che ci sono al mondo: si spostano gli operatori, ci sono le fiere, si spostano anche le opere d’arte – ha spiegato Alessandra Di Castro, presidente del Gruppo Apollo –. Quindi la nostra speranza è che l’aliquota venga abbassata per le transazioni, ma anche per l’importazione dove l’Italia ha un’Iva al 10% e la Francia, come sappiamo già da anni, al 5,5%”.
Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha evidenziato che se non verrà introdotto il taglio dell’Iva sulle transazioni “gli effetti non sarebbero positivi per il dumping degli altri Paesi europei”. “Ma su questo bisogna ricordare che l’Italia è stata la prima nazione in Europa nella legge di Bilancio 2023 con un emendamento a mia prima firma, a inserire la delega al governo tuttora attiva per abbattere l’Iva nell’arte – ha detto il deputato di Fratelli d’Italia –. Questo è fondamentale per capire che la reazione degli altri Paesi, Francia e Germania in testa, è stata di un intervento di reazione. Ora il ministro Giuli, con il ministro Giorgetti, quindi il Mic e il Mef, stanno completando l’iter, trovando la copertura e presto ci saranno ottime novità”.
Anche le opposizioni hanno accolto con favore la promessa di Giuli. “Si tratterebbe di un passo importante per sostenere il mercato dell’arte in Italia, un settore che merita maggiore attenzione e misure concrete per favorirne la crescita ed evitarne il declino competitivo, anche alla luce degli interventi fiscali già adottati da altri Paesi europei – ha commentato Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camera –. Auspichiamo che questo annuncio si traduca rapidamente in un intervento legislativo effettivo e non resti l’ennesima promessa senza seguito. Saremo attenti a monitorare il percorso parlamentare della misura, ribadendo l’assoluta incomprensibilità della scelta di non averla inclusa nel Decreto Cultura”.









