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ABN Amro: governo olandese cede quota del 9,5% e scende al 40%

Una sede della banca olandese ABN Amro

Il governo olandese venderà il 9,5% delle azioni ABN Amro Bank riducendo la sua partecipazione nella banca dal 49,5% al 40%. Con questa operazione, che sarà gestita da BofA Securities con la consulenza finanziaria di Rothschild & Co, lo Stato potrebbe incassare circa 1 miliardo di euro. Il condizionale è d’obbligo perché il prezzo minimo di vendita non è stato ancora stabilito ed è in fase di valutazione.

Le azioni ABN Amro sono arrivate a perdere circa il 3% alla Borsa di Amsterdam nelle contrattazioni di oggi dopo la divulgazione della notizia, per poi dimezzare il passivo.

 

ABN Amro: cosa significa la vendita del governo

La vendita della quota da parte del governo rientra in un contesto delicato per l’Olanda, reduce da elezioni che hanno portato a una maggioranza parlamentare fortemente spostata a destra ma che non ha i numeri sufficienti per la formazione di un nuovo governo.

Con quanto ricavato dalla cessione della partecipazione in Amro, il l’Olanda potrà ridurre il proprio debito ma, secondo quanto affermato dal ministro delle Finanze Sigrid Kaag, non dovrebbe ci saranno implicazioni sul bilancio. Il governo ha comunque intenzione di liquidare nel tempo la sua intera quota nell’istituto di credito, anche attraverso il meccanismo dell’accelerated bookbuilding, quindi con offerte dirette a investitori istituzionali.

In passato alcuni grandi player si sono fatti avanti per rilevare almeno parte del capitale detenuto dallo Stato nella banca. Per esempio l’anno scorso il colosso francese BNP Paribas ha effettuato una serie di colloqui preliminare che però non hanno portato a nulla.

 

Le altre dismissioni del governo

La partecipazione del governo olandese in ABN Amro risale alla grande crisi finanziaria del 2008, quando l’istituto di credito finì sull’orlo della bancarotta. All’epoca lo Stato mise sul piatto 24 miliardi di euro, attuando una profonda trasformazione della banca. Nel tempo quest’ultima è passata da azienda finanziaria a livello globale a prestatore concentrato sul mercato locale e focalizzato sul consumatore.

Dopo una sospensione, ABN Amro ha fatto ritorno in Borsa nel 2015, con una quota del 23% offerta al mercato dal governo. Nel 2017 è arrivata un’altra dismissione di quote pari al 7% del capitale, attraverso un accelerated bookbuilding al prezzo di 22,5 euro per azione. A settembre di quest’anno, infine, la partecipazione pubblica è scivolata per la prima volta sotto il 50% e ora si proietta verso il 40%.

Il costo del salvataggio è stato salato per gli olandesi in quanto ha pesato sulle casse erariali per 6,7 miliardi di euro secondo quanto affermato dal Ministero delle Finanze. Recuperare la cifra spesa è un’impresa improba, in quanto i prezzi delle azioni della banca non permettono una simile copertura. “Non era realistico aspettarsi prezzi che consentissero al governo di raggiungere il pareggio” ha dichiarato Kaag.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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