ABN Amro: il governo olandese riduce la partecipazione al 30%

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Il governo olandese ha annunciato che ridurrà di circa un quarto la sua partecipazione nella banca nazionale ABN Amro. Attualmente il 40,5% del gruppo bancario è nelle mani dello Stato. Dopo l’operazione, che sarà effettuata attraverso il veicolo di investimento NLFI, il pacchetto si ridimensionerà al 30%. L’operazione verrà effettuata seguendo un piano di trading prestabilito, che verrà condotto da Barclays Bank Ireland. La transazione arriva dopo la vendita, effettuata a settembre di quest’anno, di circa 1,17 miliardi di euro di azioni, operazione che ha portato la partecipazione del governo sotto il 50%. L’introito è servito per ridurre l’indebitamento del Paese.

ABN Amro è una di quelle banche che hanno pagato lo scotto della grande crisi del 2008 e hanno dovuto ricorrere al salvataggio statale per evitare il default. All’epoca il governo olandese intervenne per salvaguardare la stabilità del sistema bancario olandese acquisendo il gruppo in difficoltà. Nel 2015 è iniziata la privatizzazione. Tuttavia, secondo il ministro delle Finanze, Eelco Heinen, per recuperare la cifra sborsata Amsterdam dovrebbe vendere la quota rimanente a un prezzo di 31,49 euro per azione. Un’ipotesi alquanto irrealistica nel breve termine perché implicheerebbe un raddoppio delle quotazioni in Borsa di ABN Amro,

 

ABN Amro non è l’unica banca da privatizzare in Europa

ABN Amro è solo una delle banche da cui i governi stanno cercando di uscire dopo averle salvate. In Italia c’è il Monte dei Paschi di Siena, di cui il Tesoro ha ceduto gradualmente le azioni dopo ben sei ricapitalizzazioni effettuate a partire dal 2008 che hanno comportato un esborso per lo Stato di circa 23 miliardi di euro. Fino a novembre 2023, il Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) deteneva una partecipazione del 64,23%. La presenza dello Stato in MPS era legata a un patto con l’Unione europea stipulato in occasione del primo salvataggio che prevedeva un’uscita completa dal capitale della banca. A novembre il governo ha venduto il 25% e a marzo 2024 un’altra quota del 12,5% del capitale di Banca MPS è proprietario di una partecipazione del 26,73%.

Un altro esempio emblematico è quello della banca britannica NatWest, di cui il governo era arrivato a possedere fino all’84% del capitale durante la grande crisi, quando ancora l’istituto di credito era conosciuto come Royal Bank of Scotland. Fino al 2018, lo Stato ha mantenuto una quota del 62% della banca con sede a Edimburgo, poi ridottasi progressivamente fino ad arrivare al 17% a luglio di quest’anno. La scorsa settimana, la partecipazione del governo britannico in NatWest si è rimpicciolita ulteriormente scendendo sotto il 16%.

Infine è da ricordare la vicenda di Commerzbank. Il 10 settembre del 2024 Berlino ha collocato il 4,5% del capitale della banca tedesca, scendendo al 12%. I piani del governo erano di smantellare l’intera quota con un’ulteriore collocamento prima della fine dell’anno, se non fosse che l’acquirente del mese scorso, Unicredit, ha manifestato chiaramente obiettivi di scalata per impadronirsi della rivale. A quel punto le autorità tedesche hanno sospeso i piani per cedere il pacchetto rimanente provando a ostacolare quella che definiscono “un’OPA ostile” della banca italiana.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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