Schroders: accordo Trump-Xi, un deja-vu che non durerà a lungo

ACCORDO TRUMP-XI, UN DEJA-VU CHE NON DURERA’ A LUNGO

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Usa-Cina, Schroders: il nuovo compromesso? A dicembre 2018 usata la stessa narrativa

 

Con economie domestiche in rallentamento e vittime di continue pressioni per porre fine alla trade war, Xi Jinping e Donald Trump hanno recentemente trovato un compromesso per evitare di danneggiare ulteriormente il contesto economico. L’unico problema è checi siamo già trovati in questa situazione. Craig Botham, Senior Emerging Markets Economist e Keith Wade, Chief Economist & Strategist, entrambi di Schroders, lanciano l’allarme rispetto all’ evoluzione dei fatti: “A dicembre 2018 è stata utilizzata esattamente la stessa narrativa, quando le due parti hanno dichiarato una tregua. Non riteniamo che questa volta la tregua durerà più a lungo”.

botham     wade

Craig Botham e Keith Wade

Una storia che si ripete

Del resto, la guerra commerciale ci ha ormai abituati a passi avanti solo sulla carta. In sostanza, però, nulla è stato ancora confermato. Anche in questo momento l’accordo è soltanto verbale e ci sono pochi dettagli e sia Botham sia Wade fanno notare come in alcuni ambiti ci si possa solamente basare sulle parole del Presidente americano Trump riguardo a quelli che sono gli impegni cinesi. I due continuano: “Come a dicembre dell’anno scorso, gli Usa hanno concordato di sospendere l’escalation di dazi in cambio della promessa cinese di acquisto di beni agricoli, di misure sulla proprietà intellettuale, sulla valuta e sui servizi finanziari. Purtroppo, un altro punto in comune con la tregua del 2018 è che niente è stato detto riguardo al meccanismo di attuazione”.

Cosa conviene alla Cina?

La trade war si deve analizzare da diverse angolazioni. Schroeders pone in evidenza prima il punto di vista della Cina.Questo compromesso non porterà allo scenario ideale di un ritiro totale dei dazi, ma allo stesso tempo non è neanche un accordo costoso. Il Paese ha bisogno di una maggiore offerta di beni alimentari, in seguito all’impennata dell’inflazione dei prezzi di questi prodotti, quindi quanto concordato rappresenta a malapena una concessione. I cinesi si sono assicurati almeno un paio di mesi di respiro, durante i quali non ci sarà un’escalation dei dazi”.

Attenzione però a dicembre…

La situazione non è comunque da sottovalutare, visto il prossimo aumento dei dazi previsto a dicembre. Secondo gli analisti di Schroders la Cina starebbe guardando al futuro dell’agenda politica statunitense, calcolando che quando il Presidente Trump si troverà a dover lottare non solo con l’impeachment ma anche con le elezioni, le sue capacità di portare avanti la guerra commerciale potrebbero essere minori. Così sottolineano: “In una crescente disperazione, è possibile che Trump ceda alle pressioni sul trasferimento forzato di tecnologia e sulla politica industriale. Naturalmente potrebbe anche perseguire un approccio aggressivo, nel tentativo di compattare la sua base elettorale attraverso un nuovo attacco nei confronti di un nemico straniero. In ogni caso, meglio che questi nuovi dazi vengano introdotti con un paio di mesi di ritardo piuttosto che nell’immediato”.

… la risposta degli Usa

Dal punto di vista degli Stati Uniti invece questa mossa sembrerebbe meno strategica. Potrebbe marginalmente ridurre i danni inflitti alle società domestiche e ai consumatori, ma bisogna tenere presente che i dazi esistenti continuano ad essere attivi. Forse questo accordo può essere rigirato e utilizzato come vittoria politica in un momento di crescenti problemi per il Presidente. Altrimenti, sembrerebbe ridurre la leva finanziaria in un momento cruciale.

I prossimi passi

Sono due gli appuntamenti da guardare con attenzione: il primo è il meeting dell’APEC tra Trump e Xi, data entro cui questo accordo dovrebbe già essere stato scritto e finalizzato ed essere pronto per l’endorsement. Il secondo è il 15 dicembre, deadline per l’introduzione di nuovi dazi al 15% su circa 160 miliardi di dollari di beni.  Botham e Wade non sono ottimisti e dicono di aspettarsi un ritorno dell’escalation dei dazi prima della fine del 2019, anche se è possibile che tutto slitti al primo trimestre dell’anno prossimo.

L’impatto sulla crescita globale

Craig Botham e Keith Wade concludono le analisi misurando l’impatto sulla crescita globale di questa prima fase di accordo tra Usa e Cina: “Sarà limitato”, concordano. “I produttori agricoli statunitensi ne beneficeranno, grazie all’aumento di acquisti di carne di maiale e soia da parte della Cina”.

Tuttavia sono altrettanto certi che l’incertezza persisterà finché i dazi saranno attivi e la minaccia di ulteriori aumenti sarà usata come uno strumento di negoziazione per ottenere un accordo più rilevante sulla proprietà intellettuale. La Cina potrebbe decidere di aver concesso il più possibile e acconsentire a mettere in stallo i negoziati all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Ciò creerebbe un limbo per le società, che potrebbe pesare sulle spese in conto capitale, dato che le aziende aspetterebbero di avere maggiore chiarezza prima di impegnarsi in nuove spese. Inoltre, la guerra tecnologica probabilmente non cesserà, dato che le preoccupazioni in termini di sicurezza continuano a essere elevate.

Nel frattempo potremmo anche assistere all’apertura di un nuovo fronte nei mercati dei capitali, con gli Usa che limitano i flussi di capitale con la Cina, applicando restrizioni sulle IPO o sugli investimenti istituzionali all’estero. Questa “fase uno” dell’accordo rappresenta un passo nella giusta direzione, ma ne saranno necessari molti altri per eliminare la nebbia della guerra commerciale.

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