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M&A petrolio: dopo ExxonMobil e Chevron tocca a BP e Shell?

M&A petrolio: dopo ExxonMobil e Chevron tocca a BP e Shell?

Le grandi operazioni di M&A nel settore petrolifero effettuate questo mese dalle major americane ExxonMobil e Chevron rischiano di lasciare un segno profondo nel comparto energetico mondiale. Il più grande produttore di greggio degli Stati Uniti ha accettato l’11 ottobre di acquistare Pioneer Natural Resources per 59,5 miliardi di dollari, collocandosi al primo posto nel più grande giacimento statunitense, quello del Permiano, e garantendosi una produzione a basso costo per circa un decennio. Ieri è stato il turno di Chevron, che ha risposto al rivale con il suo affare più grande di sempre, ovvero l’accordo di acquisizione di Hess Corporation per 53 miliardi di dollari. Ciò consente al secondo principale player statunitense di trovare un punto d’appoggio nella Guyana, dove è stata effettuata la più grande scoperta per l’estrazione di greggio degli ultimi 10 anni. Cosa faranno ora le altre major? È solo l’inizio di una serie grandi acquisizioni come negli anni ’90 quando Exxon, Shell, BP e TotalEnergies si fusero con le rivali per creare enormi società integrate?

 

M&A petrolio: il rischio di BP e Shell

Per rispondere è necessario non perdere di vista il quadro attuale del mercato petrolifero, completamente diverso rispetto a qualche decennio fa. Il percorso di ExxonMobil e Chevron è completamente differente rispetto a quello intrapreso dalle compagnie europee. I giganti americani puntano ancora molto sui combustibili fossili, ritenendo che la domanda di oro nero sia lontana dal picco. Ciò contraddice le previsioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che ha stimato il picco entro il 2030 e un dimezzamento della domanda entro il 2050.

Ieri l’amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, ha smentito le stime dell’agenzia definendole “sbagliate” e prevedendo che la domanda di petrolio “continuerà a crescere fino al 2030 e oltre” perché “viviamo nel mondo reale e dobbiamo allocare capitale per soddisfare le richieste del mondo reale” ha affermato.

La corsa dei sostenitori del petrolio a stelle e strisce però difficilmente riuscirà a investire BP e Shell, dal momento che le due società europee hanno scelto la strada della transizione energetica. Per questo il mercato le ha punite negli ultimi anni in termini di valutazioni, facendo proprie le preoccupazioni per l’impatto sui profitti di uno spostamento della spesa verso attività, come quelle rinnovabili, meno redditizie. La capitalizzazione di mercato di BP oggi è di circa 113 miliardi di dollari, mentre quella di Shell si attesta a 220 miliardi di dollari. A confronto, la market cap di Chevron ammonta a 318 miliardi di dollari e quella di Exxon risulta di 440 miliardi di dollari.

“Le major europee hanno tracciato un percorso molto diverso quando si tratta del futuro della domanda di petrolio. Sarebbe un grande punto di svolta per BP o Shell concludere un grande affare su petrolio e gas ora” ha affermato Alex Beeker, analista di Wood Mackenzie. Di certo la pressione sulle due società per trovare una soluzione in questo contesto in continua evoluzione si fa più forte, perché oltre il divario di valutazione con le super-major statunitensi si sta facendo più evidente.

 

La megafusione

Imbarcarsi in un accordo di M&A sul petrolio non sarà facile per BP e Shell, ma se venissero acquisite da ExxonMobil o Chevron? L’affare sarebbe gigantesco e spingerebbe probabilmente le autorità di regolamentazione ad avviare un’approfondita indagine. Tuttavia, secondo gli analisti una combinazione del genere sembra improbabile. Anche se BP e Shell hanno grandi attività di produzione, raffinazione, vendita al dettaglio e commercio di petrolio e gas che potrebbero rientrare nella sfera di interesse di Exxon e Chevron, la ricca componente di energie rinnovabili probabilmente non interessa ai colossi USA.

Le aziende americane non sarebbero interessate a mettere in piedi un’operazione enorme e dispendiosa. “Un’acquisizione importante come l’acquisto di BP da parte di Chevron è improbabile ora. Sarebbe semplicemente troppo grande, e Chevron avrà le mani legate con l’acquisizione di Hess per alcuni anni”, ha detto Tyler Tebbs, amministratore delegato di MKP Advisors, una società di consulenza specializzata nel settore.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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