Nella città dei tre senza, è finita l’era di Joseph Oughourlian: il nuovo proprietario del Calcio Padova è Alessandro Banzato. L’imprenditore ha raggiunto l’accordo con il manager franco-armeno di Amber Capital per il trasferimento del pacchetto di maggioranza del club biancorosso. Ora il leader di Acciaierie Venete ha il 68,25% della quota di controllo, mentre sono confermati il presidente Francesco Peghin con il 25% e i soci di minoranza Hgb, Luca Destro e Giampaolo Salot.
Grazie alla mediazione dell’amministratrice delegata Alessandra Bianchi e del direttore sportivo Massimiliano Mirabelli, l’operazione si è chiusa nel giro di pochi mesi con la volontà comune di riportare a Padova una proprietà interamente padovana. “Il nostro obiettivo è costruire una società ambiziosa, un’ambizione che deve poggiarsi su basi solide: per essere ambiziosi le basi sono fondamentali”, ha dichiarato Banzato nella conferenza stampa di presentazione.
In questo articolo:
- Chi è Alessandro Banzato, il nuovo proprietario del Calcio Padova
- Il fatturato dell’azienda e il suo patrimonio personale
- Acciaierie Venete, la passione per il rugby, i restauri in città
- I termini economici dell’operazione e le prime parole da patron
Chi è Alessandro Banzato, il nuovo proprietario del Calcio Padova
Personaggio molto conosciuto in città, da sempre tifoso del Padova, Alessandro Banzato è nato nel 1962 e dal 1984 lavora in Acciaierie Venete, azienda fondata nel 1957 dal nonno Marcello e poi ereditata dal padre Gianfranco, scomparso nel 2018. Dal 2013 Banzato è presidente e amministratore delegato del gruppo, specializzato nella produzione di acciai speciali per la meccanica, la componentistica industriale, l’automotive, il navale, il mercantile, l’agricoltura, l’energia e le costruzioni.
Sposato con Serena e padre di due figli entrambi rugbisti, Giovanni e Leonardo, Banzato ha occupato cariche rilevanti nelle organizzazioni di rappresentanza dell’industria veneta e italiana. È stato presidente di Federacciai, la federazione delle imprese siderurgiche italiane, e vicepresidente di Confindustria Veneto con delega per l’energia e l’ambiente. Amico del sindaco Sergio Giordani, è appassionato di sport sin da piccolo, quando giocava a calcio all’oratorio.
Il fatturato dell’azienda e il suo patrimonio personale
Acciaierie Venete è un gruppo siderurgico tra i leader dell’acciaio in Italia con 1.814 dipendenti e stabilimenti a Padova, Mura e Dolce nel veronese, Modena, Sarezzo in provincia di Brescia, Borgo Valsugana in Trentino e Buja in Friuli. Nonostante la crisi dell’industria veneta, l’azienda ha chiuso il 2024 con una produzione di 1,4 milioni di tonnellate, ha investito 67 milioni di euro in nuovi impianti e acquisito Euro Sider Scalo e Trafilerie San Paolo per allargare il proprio portafoglio clienti.
Vera e propria filiera dell’acciaio dotata di una importante capacità finanziaria, Acciaierie Venete ha registrato un fatturato aggregato di gruppo nel 2024 pari a 1,7 miliardi di euro, un ebitda sul fatturato del 3% e un risultato netto positivo malgrado l’aumento dei costi delle materie prime e il calo dei prezzi di vendita nel secondo semestre dell’anno. In aggiunta, nella sede di Sarezzo, il gruppo ha costruito un nuovo impianto per la laminazione della vergella, il processo di deformazione plastica a caldo dei semilavorati d’acciaio.
Quanto al patrimonio personale, non ci sono notizie ufficiali in merito ma Banzato è riconosciuto da più parti come uno degli uomini più ricchi d’Italia, pur essendo rimasto fuori dalla classifica dei 75 miliardari italiani stilata da Forbes alla fine del 2025. “Noi siderurgici siamo abituati alle difficoltà del mercato e guardiamo sempre al futuro in una logica positiva”, ha raccontato in un’intervista al Messaggero Veneto.
Acciaierie Venete, la passione per il rugby, i restauri in città
Al lavoro in uno dei principali produttori europei di acciai, Alessandro Banzato affianca una passione speciale per il rugby locale. Dopo l’esperienza da vicepresidente dal 2009 al 2017, l’imprenditore è stato presidente del Petrarca Rugby di Padova dal 2018 al 2024. La società di via Guizza è il secondo club più titolato del rugby italiano grazie ai 15 scudetti e alle quattro Coppe Italia vinte nella sua lunga storia.
Banzato ha preso la guida del Petrarca da Enrico Toffano ed è rimasto in carica fino al 2024, quando ha lasciato il ruolo di presidente, garantendo comunque il suo appoggio e il suo sostegno come sponsor. Durante la sua gestione, la squadra ha vinto due scudetti e due Coppe Italia. Non gli è riuscita, invece, l’operazione da quasi 6 milioni di euro all’anno per riuscire a spostare le Zebre Rugby da Parma a Padova e rilanciare la franchigia di proprietà della Fir (la federazione italiana rugby) nella Urc, il prestigioso campionato europeo a squadre.
Legatissimo a Padova fino all’acquisto della società di viale Rocco, Banzato è stato protagonista di due importanti restauri in città. L’imprenditore ha finanziato il restauro di 12 delle 78 statue di Prato della Valle, una delle piazze più grandi d’Europa e uno dei luoghi simbolo di Padova e della sua identità. Successivamente, ha messo sul piatto 800.000 euro per contribuire al restauro del Caffè Pedrocchi, il bar più antico e famoso della città. L’obiettivo è recuperare l’aspetto originario dello storico caffè voluto da Antonio Pedrocchi insieme all’architetto Giuseppe Jappelli.
I termini economici dell’operazione e le prime parole da patron
L’investimento nel club biancoscudato è stato ingente: il passaggio delle quote di controllo da Oughourlian è avvenuto per 2,5 milioni di euro. “Mio padre mi ha portato per la prima volta allo stadio a nove anni. Quando ero ragazzo ho cominciato a seguire le partite con gli amici, lo spareggio con il Trento in C2 è un ricordo limpido, così come le tante trasferte in motorino, quelle più vicine. So a memoria la formazione del 1980, le mie radici di tifoso sono profonde”, ha raccontato Banzato in conferenza.
Il neo-patron ha aggiunto che continuerà a far parte del gruppo dirigenziale che guida il Petrarca Rugby e che come azionista di maggioranza si definisce un “assertore convinto”. “In azienda bisogna scegliere persone competenti e poi lasciarle lavorare. Se rompi le scatole a chi lavora ogni cinque minuti sbagli. Ovviamente ci sarà confronto sulle decisioni ma io non sono un professionista del calcio all’altezza di chi lavora in società, io sono un tifoso”, ha ammesso.
La nuova stagione del Calcio Padova sarà quindi a base di investimenti mirati e radicamento sul territorio. A fare le congratulazioni e un caloroso in bocca al lupo a Banzato ci ha pensato anche Luca Zaia. “Credo che lo sport, e il calcio in particolare, costituiscano straordinari volani per lo sviluppo turistico, economico e sociale del territorio, creando un indotto e un seguito davvero importanti. Per la città di Padova e per la nostra Regione, avere una squadra di calcio ambiziosa, gestita con spirito manageriale, rappresenta un orgoglio e una importante vetrina, a livello nazionale e mondiale”, ha detto il Presidente del Consiglio regionale del Veneto.









