Bastano poche ore per cancellare settimane di entusiasmo. Le azioni Alphabet sono scese di oltre il 4% nella pre-apertura dopo che la Commissione europea ha imposto a Google l’apertura di dati e funzionalità chiave ai concorrenti nel settore della ricerca online e degli assistenti AI. La decisione arriva in un momento già complicato per il colosso di Mountain View, alle prese con voci su un rinvio del lancio di Gemini 3.5 Pro e con investimenti in conto capitale che quest’anno raggiungeranno tra i 180 e i 190 miliardi di dollari, una cifra che ha già costretto l’azienda a rivedere la propria strategia di buyback e a varare un aumento di capitale da 80 miliardi di dollari.
Il ritracciamento ha cancellato buona parte del rally innescato pochi giorni prima dall’endorsement pubblico di Warren Buffett, che ha rivelato di aver costruito personalmente la posizione di Berkshire Hathaway nel titolo.
In questo articolo:
- Google, l’Ue impone la condivisione di Android e dei dati di Search
- Gemini 3.5 Pro continua a farsi attendere
- La scommessa di Buffett su Alphabet
- Wall Street guarda già alla prossima trimestrale
Alphabet, l’Ue impone la condivisione di Android e dei dati di Search
Sei mesi di lavoro a porte chiuse sono sfociati, giovedì 16 luglio, nella decisione della Commissione Europea di fissare nero su bianco gli obblighi imposti a Google dal Digital Markets Act. Google dovrà rendere disponibili 11 funzionalità del sistema operativo Android ai concorrenti attivi nel settore degli assistenti basati su intelligenza artificiale, permettendo agli utenti di attivare assistenti AI alternativi tramite comandi vocali, in modo analogo al comando “Hey Google”, per funzioni come la prenotazione di un taxi o la ricerca di informazioni su luoghi specifici. Le modifiche entreranno in vigore con la prossima versione principale di Android, prevista per luglio 2027. Parallelamente, Google dovrà condividere con OpenAI e altri concorrenti dotati di funzioni di ricerca i dati anonimizzati raccolti da Search, a partire da gennaio 2027, seguendo una formula stabilita dall’Ue per il calcolo del prezzo dei dati condivisi. Prima di concedere l’accesso, l’azienda potrà valutare eventuali rischi di cybersicurezza e protezione dei dati legati ai singoli concorrenti, e le funzionalità saranno riservate a chi soddisfa determinati criteri di sicurezza e riservatezza.
Google ha contestato l’ordine attraverso una nota firmata dall’avvocato Kent Walker, secondo cui le decisioni odierne rischiano di compromettere le tutele fondamentali per la privacy e la sicurezza di milioni di europei, esponendo ricerche private a società sconosciute senza adeguata anonimizzazione e senza consapevolezza o consenso degli utenti, con potenziali rischi anche per i segreti commerciali delle aziende e per la sicurezza nazionale. La Commissaria Ue alla tecnologia, Henna Virkkunen, ha dichiarato che le misure puntano a favorire l’emergere di alternative a Google Search e a Gemini nel mercato europeo. Nella stessa settimana, l’Ue potrebbe comminare a Google una multa distinta nell’ambito di un’indagine correlata sul Digital Markets Act, mentre negli Stati Uniti le cause antitrust sulla posizione dominante di Google nella ricerca stanno attirando nuovo interesse istituzionale.
Gemini 3.5 Pro continua a farsi attendere
Mentre l’Ue stringe le maglie, in casa Alphabet resta aperta un’altra partita: quella di Gemini 3.5 Pro, presentato a maggio a Google I/O e utilizzato internamente, ma ancora senza una data per il debutto commerciale. Secondo fonti citate da Bloomberg, il lancio sarebbe stato posticipato di diversi mesi rispetto a quanto indicato dal ceo Sundar Pichai, che aveva parlato di giugno. Gli ingegneri sarebbero ancora al lavoro sul miglioramento delle prestazioni di programmazione del modello, ritenute inferiori alle attese interne, in un contesto in cui la generazione di codice è diventata uno dei principali terreni di confronto tra i laboratori di intelligenza artificiale. Alcuni ricercatori temerebbero che i modelli concorrenti abbiano già superato Gemini nei benchmark rivolti alle aziende. Un portavoce di Alphabet, interpellato da Cnbc, ha dichiarato che l’azienda continua a distribuire nuovi modelli con rapidità, mantenendo attenzione alla competitività dei costi, precisando che Gemini 3.5 Pro, una nuova versione di Flash e altri modelli sono attualmente in fase di test con diversi partner, e che i confronti con il governo statunitense proseguono.
Il ritardo si inserisce in una fase di intensificazione della concorrenza sui modelli dedicati alla programmazione: Meta ha presentato Muse Spark 1.1, definito dal responsabile AI Alexandr Wang il modello più performante dell’azienda per attività di codifica e agenti AI, mentre OpenAI ha lanciato GPT-5.6 Sol AI, che secondo il ceo Sam Altman migliora del 54% l’efficienza nell’elaborazione dei token per le attività di programmazione svolte da agenti AI. Anthropic e diversi laboratori cinesi, tra cui Z.ai, aumentano ulteriormente la pressione competitiva con modelli a pesi aperti disponibili gratuitamente attraverso l’ecosistema open source.
Sul fronte degli assistenti AI, Gemini ha comunque guadagnato terreno in termini di quota di mercato: secondo il report State of AI 2026 di Sensor Tower, ChatGPT di OpenAI resta l’assistente numero uno al mondo ma è sceso recentemente sotto il 50% di quota di mercato per la prima volta, fermandosi al 46,4%, mentre Gemini si posiziona come secondo assistente più utilizzato con il 27,7%.
La scommessa di Buffett su Alphabet
Mentre il titolo vacilla, resta ferma la posizione assunta da Warren Buffett. In un’intervista rilasciata alla Cnbc, il presidente di Berkshire Hathaway, 95 anni, ha confermato di aver costruito personalmente la posizione in Alphabet, precisando che il successore alla guida del gruppo, Greg Abel, non ha avviato l’operazione: “Non sto facendo nulla che lui non approvi. Lui non sta facendo nulla che io non approvi. Parliamo continuamente, ma è lui che decide”, ha dichiarato Buffett. Berkshire ha reso nota per la prima volta la partecipazione in Alphabet nel terzo trimestre del 2025, ampliandola successivamente e partecipando quest’anno a un collocamento privato da 10 miliardi di dollari per finanziare l’infrastruttura AI dell’azienda. La quota di Berkshire in Alphabet supera oggi i 31 miliardi di dollari, seconda solo a quelle in Apple e American Express.
Buffett ha ammesso di aver commesso un errore non investendo prima in Alphabet, ricordando di aver osservato da vicino il successo del business pubblicitario di Google tramite Geico, tra i primi clienti dell’azienda, senza però ritenere all’epoca che Google sarebbe emersa come vincitrice a lungo termine in un settore tecnologico in rapida evoluzione. Buffett ha comunque precisato che Alphabet non rientra tra le quattro o cinque aziende che preferisce tra quelle possedute da Berkshire, e ha definito la corsa agli investimenti in conto capitale nel settore AI “vero denaro”, osservando che Google e i suoi concorrenti stanno investendo centinaia di miliardi in un gioco diverso rispetto a quello del software tradizionale. Nella stessa intervista, l’investitore ha ribadito la fiducia in Apple, la maggiore partecipazione azionaria di Berkshire, anche dopo l’annuncio delle dimissioni di Tim Cook da cep, sottolineando di conoscere oggi l’azienda meglio di quanto la conoscesse anni fa e di apprezzare le persone che vi lavorano per garantirne il futuro.
Wall Street guarda già alla prossima trimestrale
Il 22 luglio segnerà il prossimo banco di prova per Alphabet: dopo la chiusura delle contrattazioni, l’azienda pubblicherà i conti del secondo trimestre, con gli analisti che prevedono un utile per azione vicino a 2,86 dollari, in crescita di quasi il 24% su base annua. La pubblicità di Google, principale fonte di ricavi del gruppo, aveva generato oltre 77 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre riportato, pari al 70% del fatturato totale, con una crescita del 15% su base annua sostenuta anche dall’uso dell’intelligenza artificiale nella ricerca, che ha portato le query a livelli record.
Google Cloud, cresciuta del 63% nell’ultimo trimestre e vicina ai 20 miliardi di dollari di fatturato, con un portafoglio ordini che ha quasi raddoppiato superando i 400 miliardi di dollari, resterà l’indicatore più osservato dagli investitori per verificare la trasformazione della spesa in intelligenza artificiale in ricavi effettivi, dopo una reazione agli utili più forte di Alphabet rispetto ai concorrenti nel trimestre precedente. Il titolo tratta attualmente a circa 25 volte gli utili attesi.
Il momento assume ancora più rilievo con l’ingresso di Alphabet nel Dow Jones Industrial Average, effettivo dal 29 giugno. S&P Dow Jones Indices ha annunciato che le azioni di classe A della società prenderanno il posto di Verizon Communications nel più antico indice di Wall Street, unendosi a Nvidia, Amazon, Apple e Microsoft tra i colossi tecnologici rappresentati nel paniere. L’annuncio è arrivato in una fase di turbolenza per il titolo, che nella seduta precedente aveva registrato il calo più marcato da oltre un anno, sottoperformando sia il Nasdaq sia le altre big tech, dopo aver toccato in primavera i massimi trainati da risultati superiori alle attese e dalla crescita dei ricavi cloud. Alphabet resta comunque in rialzo di oltre il 10% da inizio anno, avviata verso il quarto anno consecutivo positivo e il settimo negli ultimi otto, con un progresso complessivo di circa il 13.700% dall’ipo dell’agosto 2004.









