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AMC: come funzionano e quali sono i vantaggi dei certificati-fondi

L'immagine mostra la distribuzione di pedine di colore diverso su un tavolo, dove sono tracciate delle linee e simboleggia la distribuzione degli investimenti da parte di un gestore

Dinamicità, flessibilità e innovazione di prodotto sono tre caratteristiche distintive del mondo dei certificati di investimento. Un mondo che negli ultimi anni si è ricavato spazi crescenti nelle strategie di portafoglio sia tra i consulenti che tra i singoli investitori. Tra i prodotti che più di recente hanno fatto la loro comparsa sul mercato italiano ci sono gli Actively Managed Certificate. I certificati AMC permettono di unire i vantaggi tipici dei fondi comuni di investimento con quelli dei certificate.

“Gli AMC sono prodotti quotati su Borsa Italiana (SeDeX ed EuroTLX ndr). Sono dei semplici tracker che replicano passivamente l’attività sottostante. Tuttavia è l’attività sottostante a non essere passiva in quanto è costituita da una vera e propria strategia di investimento” spiega Riccardo Frascà, amministratore delegato e cofondatore di First Solutions.

In altre parole, il paniere di attività sottostanti al certificato non è fisso e predeterminato ma viene aggiornato da un index sponsor, in pratica un gestore, proprio come accade nei fondi comuni di investimento. Con alcune differenze e alcuni vantaggi che Riccardo Frascà e Antonio Trinca, rispettivamente direttore e managing partner di First Solutions, hanno spiegato a Borsa&Finanza.

 

Le strategie di investimento diventano certificati

Supponiamo che un consulente finanziario o un wealth manager abbia una strategia di investimento propria che funziona e che i suoi clienti siano interessati a investirvi. Quello che potrebbe fare sarebbe consigliare ai clienti quali asset acquistare o vendere in base alle sue decisioni strategiche. Dovrebbe contattare ogni singolo cliente e questi ultimi dovrebbero attivarsi in autonomia, incorrendo in costi operativi. Un processo inefficiente.

In alternativa potrebbe creare un fondo comune su cui far investire i suoi clienti, ma anche questa soluzione è più semplice a dirsi che a farsi. “Creare un fondo comune non è semplice. Ancora più difficile è distribuirlo” commenta Antonio Trinca. “I costi di creazione e gestione di un fondo comune sono elevati. Per creare un prodotto efficiente e non rischiare di avere un Total Expense Ratio troppo elevato e quindi fuori mercato, sono necessarie in media masse da investire per 20 milioni di euro. Inoltre, in Italia il collocamento dei fondi passa dal tradizionale canale bancario che è difficilmente accessibile”.

È qui, in questo spazio tra gestione passiva e strategie attive che si inseriscono gli AMC, nati in Svizzera oltre venti anni fa per permettere a consulenti e wealth manager di cartolarizzare le proprie strategie di investimento, creare un track record di performance e renderle disponibili alla clientela. “Ci sono tanti professionisti che vorrebbero costruirsi un fondo sul proprio modello di investimento ma che si scontrano con i problemi di accessibilità che ho spiegato” aggiunge Trinca.

 

Come funzionano gli AMC

Gli Actively Managed Certificate sono, letteralmente, certificati gestiti attivamente. Il “paniere” di sottostanti non è composto da uno o più titoli fissi ma da un intero portafoglio – possono essere azioni, obbligazioni, certificati, fondi e altre attività finanziarie o un mix delle stesse – che l’index sponsor compone e gestisce al fine di raggiungere gli obiettivi della strategia.

“L’index sponsor – precisa Frascà – fa esattamente quello che fanno i gestori di fondi comuni. È uno dei due attori principali degli AMC. L’altro pilastro fondamentale è la società che emette il certificato tracker che replica la strategia”.
Il certificato AMC viene poi quotato in Borsa e riflette immediatamente qualsiasi aggiornamento effettuato dall’index sponsor. Attualmente in Italia First Solution, in collaborazione con Vontobel, ha quotato sul SeDeX sette AMC che riflettono sette diverse strategie gestite da First Solutions.

“Da anni abbiamo avviato una proficua collaborazione con Vontobel in quanto era l’unico emittente con una infrastruttura e sistemi operativi adeguati agli AMC. La banca svizzera ha emesso e quotato sul SeDeX i certificati tracker che replicano le nostre strategie che vanno da portafogli puramente azionari a portafogli di investimenti alternativi”.

First Solution funge sia da creatore che da gestore della strategia (index sponsor) ma nulla vieta che le strategie da gestire siano proposte da attori terzi, come può essere un family office, un consulente, un wealth manager o una sgr. “Noi non forniamo al cliente solo la soluzione di investimento – riprende Trinca – ma anche consulenza e assistenza lungo tutto il ciclo di vita. Costruzione di prodotti efficienti, assistenza su tutto il lifecycle e consulenza nelle situazioni problematiche sono ciò che i clienti possono ottenere accedendo ai nostri servizi”.

 

I vantaggi degli AMC

Alla fine, quali sono le differenze e i vantaggi dei certificati Actively Managed rispetto ad altri prodotti di cui richiamano alcune caratteristiche? Il primo è il più evidente è di essere dei certificati tracker, ossia a replica lineare del sottostante. In quanto tali beneficiano della fiscalità favorevole data dal fatto che i redditi generati vengono considerati tutti “diversi”. Di conseguenza le plusvalenze e le minusvalenze eventualmente generare possono compensarsi per abbassare l’onere fiscale. “In realtà il vantaggio fiscale è doppio – aggiunge l’amministratore delegato di First Solutions – in quanto il prelievo è differito al momento della vendita finale dell’AMC sul mercato”.

Un secondo vantaggio è la trasparenza, data dal fatto che si tratta di prodotti quotati in Borsa Italiana: “Investire in un fondo comune significa poter verificare l’aggiornamento della strategia, ovvero i cambiamenti effettuati nel portafoglio dal gestore, solo a intervalli periodici prestabiliti e quindi in ritardo rispetto al momento effettivo in cui vengono effettuati. Inoltre di solito vengono mostrati solo i dieci (venti) titoli in cui il fondo è più investito. Con gli AMC, essendo certificati quotati, la trasparenza è completa. Il cambiamento in portafoglio è visibile subito e il portafoglio stesso è totalmente osservabile”.

Il terzo è un vantaggio di costo. Creare un fondo, come ha spiegato Frascà, diventa efficiente solo se si hanno masse di almeno venti milioni di euro su cui spalmare le spese. La costruzione e la gestione di un AMC sono caratterizzate da un processo molto più snello e gli attori coinvolti sono solo l’index provider e l’emittente. L’efficienza in termini di costo viene raggiunta già con 3-5 milioni di euro di capitali da investire. Questo significa poter offrire costi contenuti e size di ingresso inferiori. In particolare, il taglio minimo di investimento dei certificati AMC sono i classici 100 euro che consentono un’ampia accessibilità.

Sempre legata alla semplicità della struttura è, infine, la rapidità con cui un AMC può essere quotato e reso disponibile agli investitori. “In due mesi siamo in grado di listare un nuovo AMC – conclude Trinca – permettendo a chiunque ritenga di avere una strategia che funziona di creare un track record, cartolarizzarla e metterla a disposizione degli investitori”.

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Redazione

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