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Argentina: impazza il mercato nero del dollaro USA, ecco perché

Argentina: impazza il mercato nero del dollaro USA, ecco perché

Nelle strade di Buenos Aires il commercio del dollaro USA è un’attività normale, anche se non legale. Ma negli ultimi mesi il giro d’affari dei cambisti da strada è aumentato a dismisura, con l’Argentina che sta vivendo l’ennesima catastrofe economica della sua storia. Un debito interno fuori controllo, un’inflazione che cresce del 90% e una valuta, il peso. che si svaluta progressivamente, hanno accelerato la fuga della popolazione argentina verso il dollaro USA acquistabile sul mercato nero. Tanto che, in una sola settimana, si è registrato un aumento di valore del biglietto verde del 15% rispetto alla valuta nazionale. Inoltre, il divario tra il dollaro scambiato sul mercato “stradale” e quello ufficiale regolamentato si è allargato al 150%. L’ultima volta che si è vista in Argentina una situazione simile è stato verso la fine degli anni ’80, un altro momento di iperinflazione per il Paese sudamericano.

 

Argentina: perché tutti scappano dalla valuta nazionale

Tutti fuggono dal peso, insomma, perché si stanno chiedendo cosa succederà nei prossimi mesi con l’economia argentina in rapido deterioramento. Dopo il default del 2020, il Paese è stato estromesso dai mercati internazionali e l’unica fonte di finanziamento è stata ricorrere al debito interno, stampando moneta. La Banca Centrale ha in programma di emettere 765 miliardi di pesos quest’anno, pari a 5,8 miliardi di dollari, per finanziare il deficit dello Stato. Di questi ne sono già stati stampati 630 miliardi, dei quali oltre la metà solo nelle ultime sei settimane. Inoltre, per cercare di attirare gli investitori sui titoli del debito pubblico, che garantiscono interessi altissimi, l’Istituto centrale ha promesso la protezione dell’investimento in caso di discesa dei prezzi. Ciò significherebbe stampare ancora più moneta per tenere fede alla promessa.

La fiducia che lo Stato argentino sia in grado di onorare i suoi impegni sta tuttavia svanendo e serpeggia una convinzione che alla fine buona parte del debito verrà svalutato. Il Presidente Alberto Fernàndez ha escluso tale eventualità, ma con le condizioni economiche in peggioramento sono in pochi a credere che la promessa verrà mantenuta. Le questioni politiche interne alla maggioranza di governo hanno un ruolo molto importante nel deterioramento che sta affrontando il Paese. Ignacio Labaqui, analista senior di Medley Global Advisors a Buenos Aires, sostiene che i fattori economici siano solo una parte del problema, perché per il resto il Governo Fernàndez manca di credibilità dal momento che non è riuscito a rassicurare il pubblico riguardo le finanze dello Stato.

A tale proposito, il Ministro dell’Economia Martìn Guzmàn si è dimesso all’inizio del mese dopo reiterati litigi all’interno della maggioranza con l’esponente del kirchnerismo Christina Kirchner. Prima di dimettersi è riuscito però negoziare una ristrutturazione del debito da 44 miliardi di dollari con il Fondo Monetario Internazionale accettando due condizioni: la riduzione del deficit fiscale in tre anni e la diminuzione dell’emissione di cartamoneta della Banca Centrale per finanziarle tale debito. L’accettazione di tali condizioni ha permesso un periodo di grazia di quattro anni e mezzo sui pagamenti in scadenza, con rimborso totale da attuarsi entro il 2034.

Mail rispetto di questi obblighi, per come si sta evolvendo la situazione, appare difficile. Come spiegato poco sopra, se la Banca Centrale dovrà garantire i titoli del Tesoro, è probabile che sarà chiamata a emettere altra moneta. Questo in aggiunta al fatto che l’economia argentina si sta avviando verso una recessione nei prossimi mesi. Quanto alla riduzione del deficit dal 3% al 2,5% nel 2022, ciò rientra in una disciplina fiscale delineata dall’FMI, ma con la crisi energetica che ha fatto lievitare i prezzi delle materie prime e raddoppiare i sussidi del Governo negli ultimi 12 mesi fino a giugno, è arduo immaginare come tale disciplina possa essere messa in pratica.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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