L’argento è impegnato in un rally che lo ha portato a guadagnare il 50% da inizio anno e il 244% rispetto a gennaio 2025. Il suo grafico sembra quello di una internet company della fine anni ’90 del secolo scorso. Nella seduta del 29 gennaio 2026, tuttavia, nel quadro dell’argento è apparsa un’incrinatura. Dopo aver toccato un massimo di 121,76 dollari per oncia le quotazioni hanno invertito la rotta atterrando in area 106 dollari. Quali le ragioni di questa inversione di rotta?
“Il segnale è chiaro: siamo davanti a una fase di mercato in cui i compratori stanno pagando qualunque prezzo pur di aumentare l’esposizione sul metallo prezioso o partecipare al rally. Tuttavia, è sufficiente una semplice notizia positiva risk-on, come l’ottimo dato macro su ordini di beni durevoli e ordini industriali, per promuovere correzioni molto forti” spiega Filippo Diodovich, senior market strategist di IG.
In questo articolo:
- Argento e oro non fanno coppia, ragioni diverse per il rally
- L’effetto dollaro sulle materie prime
- Argento: si apre una fase di maggiore volatilità
- Oro vicino a una correzione?
Argento e oro non fanno coppia, ragioni diverse per il rally
Il rally dell’argento non è una semplice eco del movimento dell’oro, anche se il comparto dei preziosi resta complessivamente impostato al rialzo. La differenza sta nella natura ibrida dell’argento, che combina una funzione di bene rifugio con una forte componente industriale. In un contesto di incertezza geopolitica, tensioni sulle catene di approvvigionamento e timori macro, la domanda di protezione è tornata centrale. Ma, come sottolinea Diodovich, “non è solo paura: è anche esigenza di diversificazione e di copertura dal rischio di scenario avverso”.
A questo si aggiunge il ruolo dell’argento come input strategico per settori tecnologici ed energetici. La percezione di una domanda strutturalmente solida lungo queste filiere spinge il mercato a prezzare un equilibrio più teso tra offerta e domanda, rendendo il movimento più persistente rispetto a un rally puramente finanziario. “In questo contesto, l’argento tende spesso a comportarsi da leva del settore: quando il flusso entra può accelerare più dell’oro; quando il flusso esce può correggere in modo più violento. È un dettaglio fondamentale per leggere la fase attuale” prosegue lo strategist di IG.
Infine, c’è la componente finanziaria, che in questa fase sta amplificando i movimenti. Breakout tecnici, rincorsa del prezzo, ricoperture di posizioni corte e utilizzo crescente di strumenti a leva creano un circolo che si autoalimenta. “Con massimi aggiornati e narrativa dominante, entrano in gioco dinamiche tipiche di momentum e Fomo (fear of missing out n.d.r.).

L’effetto dollaro sulle materie prime
La debolezza del dollaro resta uno dei principali catalizzatori per i metalli preziosi. Quando il biglietto verde arretra, le commodity prezzate in dollari Usa diventano più accessibili per gli investitori globali, attirando flussi aggiuntivi. A questo si somma la ricerca di coperture in un contesto caratterizzato da incertezza politica, tensioni commerciali e rischi geopolitici. Come osserva Diodovich, “quando la protezione diventa cara, spesso è perché il mercato sta stimando una probabilità più alta di scenari estremi”.
Un elemento particolarmente rilevante è la domanda fisica proveniente dall’Asia, con la Cina in primo piano. Se il rally dell’argento è sostenuto anche dal mercato fisico, diventa più difficile raffreddarlo con semplici prese di profitto tecniche: i pullback tendono a essere riassorbiti rapidamente. Diverso sarebbe il caso di un movimento dominato esclusivamente dalla componente finanziaria, che aumenterebbe il rischio di correzioni improvvise e profonde.
Questa combinazione di fattori – dollaro più debole, ricerca di copertura e domanda asiatica – contribuisce a spiegare perché il metallo stia mostrando una resilienza superiore rispetto ad altre asset class. Ma la stessa configurazione rende il mercato più sensibile a cambiamenti anche marginali del contesto: un dato macro positivo, un rimbalzo del dollaro o un cambio di tono delle banche centrali possono rapidamente innescare movimenti contrari, come dimostrato dalla seduta che ha visto il prezzo scendere di oltre 10 dollari in poche ore.
Argento: si apre una fase di maggiore volatilità
Quando l’argento entra in modalità momentum, la volatilità diventa parte integrante della storia. “È il classico contesto in cui il prezzo può correre più velocemente dei fondamentali”, sottolinea Diodovich, che spiega come, nel breve periodo, contano non solo i driver strutturali, ma anche flussi, posizionamento e gestione del rischio. Più il movimento diventa verticale, maggiore è la probabilità che un evento apparentemente minore inneschi prese di profitto aggressive.
L’episodio del 29 gennaio lo dimostra chiaramente: dopo aver toccato quota 121,68 dollari l’oncia, l’argento ha rapidamente virato verso area 110. Una dinamica che non invalida il trend rialzista, ma ne evidenzia la fragilità nel breve periodo.
Per questo Diodovich invita a una maggiore cautela, da ora in avanti, nel maneggiare l’argento. Da un lato, la direzione di fondo resta chiaramente orientata al rialzo: se i driver macro, industriali e fisici continueranno a muoversi nella stessa direzione, il mercato dell’argento potrebbe ancora sorprendere. Dall’altro, la strada difficilmente sarà lineare. Pullback rapidi e profondi fanno parte del percorso e vanno messi in conto in una fase dominata da flussi e posizionamenti estremi.
Oro vicino a una correzione?
Anche l’oro ieri ha vissuto una giornata nel segno della debolezza. Alcuni analisti hanno attribuito l’interruzione del rally che lo ha portato alle soglie dei 5.600 dollari l’oncia alle indiscrezioni sulla prossima nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed. Warsh sarebbe il più moderato tra i candidati, quello con una visione più equilibrata sul taglio dei tassi di interesse. E tassi di interesse più alti rispetto alle previsioni si scontrano con il valore di un asset class che non genera reddito.
“La persistente debolezza del dollaro statunitense e le aspettative di una Federal Reserve orientata verso una politica più accomodante hanno certamente contribuito ad accelerare l’attuale rally dell’oro ma sarebbe riduttivo interpretare questo movimento come esclusivamente ciclico o legato alle decisioni di politica monetaria. Nel breve termine, le revisioni delle attese sui tassi possono alimentare la volatilità, mentre nel medio periodo restano determinanti i driver strutturali, come l’incertezza sui tassi reali, gli squilibri fiscali e il processo di diversificazione delle riserve, che continuano a fornire un solido supporto ai prezzi” spiega Daniel Marburger, amministratore delegato di StoneX Bullion.
Secondo l’esperto in materie prime, ai livelli attuali di quotazione dell’oro si potrebbe assistere a una fase di consolidamento o a una correzione tecnica che “non dovrebbe essere interpretata come un’inversione del trend di fond”. Gli scenari più probabili includono movimenti laterali legati a prese di profitto o ritracciamenti di breve periodo connessi a variazioni delle attese di politica monetaria” conclude Marburger.









