Arm Holdings: due rischi per le azioni dopo il balzo del 48% - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Arm Holdings: due rischi per le azioni dopo il balzo del 48%

Arm Holdings: due rischi per le azioni dopo il balzo del 48%

L’ultimo rialzo in Borsa di Arm Holdings ha generato un grande entusiasmo negli investitori, che ora si chiedono se il progettista di chip britannico sarà in grado di tenere testa al gigante americano Nvidia e seguirne le orme a Wall Street. Le azioni Arm hanno guadagnato il 47,89% nella seduta di ieri alla Borsa americana, aumentando la capitalizzazione della società a oltre 116 miliardi di dollari. Una cifra enorme se si pensa che l’azienda doveva essere venduta proprio a Nvidia per 40 miliardi di dollari.

SoftBank, principale azionista di Arm con una quota del 90%, deve ringraziare le autorità di regolamentazione che si sono messe di traverso alla fusione. Con la quotazione in Borsa, la partecipazione del conglomerato giapponese si è rivalutata in un solo giorno di oltre 34 miliardi di dollari, più di quanto ha pagato l’azienda nel 2016 quando l’ha acquisita a 32 miliardi di dollari. Se si fosse concretizzata la fusione avrebbe portato a casa un più misero bottino di 8 miliardi di dollari.

 

Arm Holdings: ecco perché non è come Nvidia

Ma quanto vale realmente Arm in questo momento? L’exploit delle quotazioni azionarie è stato frutto di una trimestrale che ha fatto brillare gli occhi agli investitori. Anche in questo caso l’euforia è scattata intorno all’intelligenza artificiale. L’azienda ha fornito alcuni dati che fanno pensare che il tasso di crescita sarà sostenuto e costante. Grazie alla domanda di AI (Artificial Intelligence), Arm sta entrando in nuovi mercati, che si aggiungono a quello principale relativo alla tecnologia degli smartphone, peraltro in ripresa dopo un crollo che durava da parecchio tempo.

La società ha riferito che per il trimestre in corso prevede una crescita su base annua del 38%, in forte accelerazione rispetto al recente passato. Questo permetterebbe di accrescere la sua presenza nel settore dei semiconduttori. “Arm continua a guadagnare quote di mercato nei settori in crescita dei server cloud e dell’automotive, che guidano nuovi flussi delle royalty”, ha dichiarato la società nella sua lettera agli investitori.

Il paragone con Nvidia però per il momento non regge, secondo gli analisti. Per il trimestre fiscale che termina a gennaio, il consensus si aspetta un tasso di crescita del 200% per il gigante di Santa Clara, niente di molto diverso rispetto a quello atteso nella prossima trimestrale. C’è da dire, però, che il modello di business di Arm è molto diverso da quello del rivale. Il progettista di Cambridge fa soldi essenzialmente con le royalties per la concessione delle licenze tecnologiche (il suo ultimo progetto relativo al chip AI Armv9, rappresenta il 15% delle royalties complessive), mentre Nvidia produce la maggior parte dei processori utilizzati nei modelli di intelligenza artificiale all’avanguardia.

 

I rischi per le azioni

Ci sono però due aspetti che dovrebbero mettere in guardia gli investitori di Arm Holdings in questo momento. Il primo riguarda i multipli della società. Attualmente le azioni sono scambiate a quasi 90 volte gli utili attesi. Nel settore, i titoli Nvidia e Advanced Micro Devices sono negoziati rispettivamente a 33 e 46 volte i guadagni prospettici, e già parliamo di multipli significativamente più elevati di quelli di altri attori come Intel e Qualcomm.

Il secondo segnale di allarme proviene dalla scadenza del periodo di blocco delle azioni. Il mese prossimo si chiude la finestra temporale di 180 giorni dall’IPO durante la quale gli azionisti come SoftBank non possono vendere le azioni. Ma cosa accadrà quando la società di investimenti tecnologici avrà accesso libero a liquidare i titoli in portafoglio monetizzando magari i guadagni? Questo è un grande punto interrogativo, soprattutto perché darà la misura di quanto gli investitori saranno disposti a pagare per le azioni Arm.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *