L’assegno bancario è uno strumento di pagamento ancora molto utilizzato in Italia, nonostante l’avvento delle tecnologie digitali. Rappresentano un mezzo di pagamento impiegato per trasferire somme di denaro da un conto corrente a un altro soggetto.
Generalmente, vengono rilasciati da un individuo a favore di un altro (il “destinatario”) per una somma determinata. Possono essere utilizzati sia per acquistare beni e servizi che per effettuare transazioni di denaro tra privati o imprese.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che, negli ultimi anni, l’adozione di soluzioni di pagamento digitale ha portato a una riduzione dell’uso degli assegni in molte nazioni. Ma esiste un importo massimo da poter trasferire con l’assegno bancario?
In questo articolo:
- Assegno bancario, esiste un importo massimo consentito?
- Assegno bancario, attenzione alle informazioni obbligatorie da inserire
- Entro quando incassarlo?
Assegno bancario, esiste un importo massimo consentito?
L’assegno bancario, come abbiamo appena detto, rimane un metodo di pagamento efficace anche con l’avvento della tecnologia, soprattutto per transazioni di grandi importi.
Capire come funziona, come compilarlo correttamente e se ci sono importi massimi da rispettare può aiutare a utilizzarlo in modo sicuro e consapevole.
Come noto l’assegno bancario è un documento scritto emesso da una persona (detta traente) che ordina alla propria banca (detta trattario) di pagare una somma di denaro a favore di un’altra persona o azienda (detta beneficiario). L’assegno può essere emesso sia per pagamenti immediati sia per transazioni future.
Quando si apre un conto corrente, la banca fornisce su richiesta un carnet di assegni, generalmente composto da 10 titoli.
Dal 2008, in conformità con la normativa antiriciclaggio, gli istituti bancari rilasciano assegni con la dicitura “non trasferibile” già stampata, il che significa che solo il beneficiario indicato può incassare l’importo. Questi assegni non hanno un limite massimo per i pagamenti.
Tuttavia, il cliente può richiedere assegni in forma libera, pagando una tassa di bollo di 1,50 euro, che non riportano la clausola “non trasferibile” ma consentono il pagamento solo per importi inferiori a 1.000 euro. Per somme pari o superiori a 1.000 euro, gli assegni bancari e postali devono obbligatoriamente riportare la dicitura di non trasferibilità.
Assegno bancario, attenzione alle informazioni obbligatorie da inserire
L’assegno è solitamente un titolo precompilato secondo un formato standard che riporta la dicitura “assegno bancario”, insieme al nome della banca emittente e al numero di serie.
Naturalmente questo deve contenere delle informazioni obbligatorie. Queste includono:
- Il luogo (Comune) di emissione;
- La data di emissione;
- L’importo, scritto sia in cifre che in lettere, sempre con due decimali anche se pari a zero;
- Il nome del beneficiario, cioè la persona o l’azienda a favore della quale viene disposto il pagamento;
- La firma del traente, che rappresenta la conferma dell’ordine di pagamento.
Dopo l’emissione, rimane attaccata al carnet la “matrice”, ovvero un talloncino che riporta il numero dell’assegno. Su di essa, il titolare può annotare la data, l’importo e il beneficiario del pagamento. In caso di omissione anche di una sola di queste informazioni, la banca ha il diritto di rifiutare il pagamento dell’assegno al presentatore.
Entro quando incassarlo?
Il beneficiario di un assegno bancario deve rispettare un termine preciso per incassarlo. Se l’assegno è emesso “su piazza”, ossia emesso e incassato nello stesso Comune, deve essere presentato entro 8 giorni. Se invece è “fuori piazza”, ovvero emesso in un Comune diverso da quello di incasso, il termine si estende a 15 giorni.
Trascorsi questi periodi senza che l’assegno sia stato presentato, il traente (colui che ha emesso l’assegno) può legittimamente richiedere alla banca di bloccare il pagamento. Tuttavia, la banca può decidere di onorare comunque l’assegno anche se presentato oltre i tempi previsti.









