Dall’Europa è arrivato un secco no alle modifiche della sua linea sui nuovi limiti alle emissioni da parte delle case automobilistiche a partire dal 2025 e allo stop alla vendita di auto a benzina e diesel dal 2035. Recentemente l’ACEA, l’associazione che raggruppa i costruttori europei, ha esercitato pressioni affinché Bruxelles rivedesse il suo piano sulle auto elettriche, in particolare spostando più avanti gli obiettivi rispetto al 2025 e al 2035. Anche alcuni Paesi importanti nell’Unione europea come l’Italia hanno cercato di fare la voce grossa, ma a quanto pare non è servito a molto. Nei giorni scorsi, il commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra ha elevato un muro circa i cambiamenti sui limiti di emissioni e sulle sanzioni che entreranno in vigore dal 1° gennaio del prossimo anno e soprattutto sullo stop alle immatricolazioni di auto endotermiche dal 2035.
Auto: cosa prevede l’Europa sui limiti di emissione
Il Corporate Average Fuel Economy (CAFE) stabilisce che le case automobilistiche che producono in Europa dovranno ridurre le emissioni medie annuali di CO2 del loro parco auto e furgoni, secondo i seguenti target rispetto al 2021:
- del 15 % per il periodo 2025-2029;
- del 55 % per le auto nuove e del 50 % per i furgoni nuovi per il periodo 2030-2034;
- del 100 % a partire dal 1° gennaio 2035.
Riguardo il prossimo anno, occorre abbassare da 116 grammi/km a 93,6 g/km il limite precedentemente in vigore fissato per quest’anno. Quindi, ciascuna azienda non può superare la quantità di anidride carbonica prodotta indicata in quasi 94 grammi al chilometro. Per farlo ha due opzioni: migliorare la tecnologia dei motori a combustione in modo da renderli più puliti o aumentare la quota di auto elettriche. La seconda ipotesi può essere molto perniciosa, perché le aziende oggi producono una quota esigua di veicoli a batteria di fronte a una domanda molto scarsa. Aumentare tale quota rischia di tradursi in un incremento dell’invenduto, con un calo drammatico delle vendite e dei profitti.
Auto: cosa comporta il mancato rispetto dei limiti
Se le aziende del Vecchio Continente non rispetteranno quanto imposto dall’Unione europea, scatteranno multe salatissime. In sostanza, l’UE stabilisce una sanzione di 95 euro per g/km di emissioni in eccesso per ciascun veicolo di nuova immatricolazione. Per dare un’idea, il più grande produttore europeo, Volkswagen, ha venduto nel 2023 2,7 milioni di veicoli in Europa, con emissioni di carbonio medie di 120 grammi per chilometro. In sostanza, la casa automobilistica tedesca si troverebbe a pagare 2.375 euro per autovettura venduta, subendo un’ammenda di 6,4 miliardi di euro.
Il punto è che la maggior parte dei costruttori difficilmente sarà in grado di rispettare l’obiettivo. Attualmente si salva la svedese Volvo, le cui emissioni si attestano a 70 g/km, e ovviamente l’americana Tesla (per la produzione che fa in Europa) con emissioni di 70 g/km. Secondo alcune stime, il settore potrebbe andare incontro a un salasso da 15 miliardi di euro solo nel 2025.
Quali soluzioni
A meno che non riescano a ottenere dall’UE un procrastino delle scadenze per le emissioni, non ci sono molte altre soluzioni per evitare le multe. L’unica formula consentita dal blocco dei 27 è quella di un pooling momentaneo delle case automobilistiche. In pratica, una società con alte emissioni può “allearsi” con una che emette CO2 ben al di sotto del limite richiesto in modo tale che insieme in media non superino i 93,6 g/km. Ad esempio, Volkswagen può combinare le sue emissioni con quelle di Tesla. Tuttavia, questa operazione non è esente da costi per le aziende più inquinanti, in quanto queste dovrebbero pagare il servizio fornito dalle case più virtuose. In altri termini, Volkswagen eviterebbe le sanzioni dall’UE, ma dovrebbe sostenere un costo affinché Tesla consenta di abbinare le emissioni.









