Auto elettriche: l’Europa rinuncia e lascia spazio alla Cina

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La Commissione europea ha cancellato il divieto di vendere auto endotermiche nuove a partire dal 2035, cedendo alle pressioni di Paesi come Germania e Italia, che lamentavano un crollo della domanda nel settore. Il continente, del resto, non è ancora pronto ad abbracciare completamente le auto elettriche, alle prese con costi ancora troppo elevati e infrastrutture di ricarica insufficienti. La decisione del braccio esecutivo dell’Unione europea è arrivata il giorno dopo l’annuncio di Ford Motor, che ha comunicato lo smantellamento di gran parte della propria strategia sulle auto a batteria, subendo un impatto negativo stimato in 19,5 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti, inoltre, l’amministrazione Trump ha rimosso i crediti fiscali da 7.500 dollari per l’acquisto di un nuovo veicolo elettrico.
 
 
In questo articolo:
 
  • Auto elettriche: un assist alla Cina?
  • Le sfide dei produttori cinesi
 

Auto elettriche: un assist alla Cina?

Se molte case automobilistiche europee possono tirare un sospiro di sollievo, rinviando l’adeguamento delle proprie linee produttive all’elettrificazione, emergono interrogativi su chi trarrà realmente vantaggio dalla mossa della Commissione europea. Con i produttori europei temporaneamente fuori gioco, si amplia lo spazio per le aziende cinesi, come Byd, che stanno conquistando quote di mercato in Europa grazie a vetture elettriche a basso costo. Inoltre, questi produttori hanno compiuto progressi significativi nel campo della ricarica rapida, rafforzando ulteriormente la loro posizione competitiva.
 
Secondo gli analisti di BloombergNEF, le vendite globali di auto elettriche e ibride plug-in saliranno a 25,4 milioni di unità nel 2026, e circa due terzi di questo volume sarà appannaggio dei produttori cinesi. Negli Stati Uniti, invece, gli esperti stimano una crescita minima o nulla dopo la rimozione dei crediti d’imposta federali. “In Europa c’è una reale inefficienza nel modo in cui si fanno affari: i processi sono lenti e spesso non portano a risultati concreti. Il fatto che i produttori cinesi siano riusciti a espandersi rapidamente a livello globale mette ancora più in evidenza questo problema”, ha dichiarato Colin McKerracher, responsabile del trasporto pulito di BloombergNEF.
 
Secondo Yale Zhang, amministratore delegato della società di consulenza Automotive Foresight, le auto cinesi dispongono di margini di manovra e di “un vantaggio sufficiente per competere”, nonostante in Europa debbano affrontare una maggiore concorrenza da parte delle auto a combustione interna e i dazi sui veicoli importati dalla Cina. Zhang contesta la decisione delle autorità europee di rimuovere il divieto sulle emissioni previsto per il 2035, sostenendo che essa rifletta una “mancanza di volontà di fare la cosa giusta, anche se difficile”. Per i produttori europei, conclude, si tratta di una scelta apparentemente positiva che, in realtà, “porterà inevitabilmente a pigrizia e compiacenza”.
 

Le sfide dei produttori cinesi

I produttori cinesi, tuttavia, non hanno la strada completamente in discesa. Le autorità di Pechino hanno pianificato la graduale rimozione di sussidi e sovvenzioni al settore delle auto elettriche, ormai considerato maturo. Inoltre, sono intervenute per limitare la guerra dei prezzi e sollecitare le aziende a pagare i fornitori con maggiore rapidità. Questi fattori potrebbero incidere sia sulle vendite sia sui flussi di cassa. Alcuni dati negativi sono indicativi: per tre trimestri consecutivi, Byd ha registrato un calo delle vendite. Negli Stati Uniti, invece, le auto cinesi faticano a penetrare il mercato a causa dei dazi e di un approccio particolarmente restrittivo delle autorità.
 
Ciononostante, le case automobilistiche cinesi stanno guadagnando terreno in mercati come Sud America, Medio Oriente e Sud-est asiatico, dove la concorrenza statunitense ed europea è limitata o assente. In questi contesti, i produttori cinesi riescono di fatto a dominare interi mercati. “In un’epoca in cui è necessario muoversi molto rapidamente tra nuove tecnologie e nuove forme di concorrenza, occorre essere preparati e adeguatamente strutturati per affrontare la sfida”, ha detto McKerracher.
Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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