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Azioni: 3 ragioni per preferire l’Europa agli USA

Azioni: 3 ragioni per preferire l'Europa agli USA

Gli investitori tornano a comprare le azioni europee. Dopo che per anni si sono riversati sui titoli azionari americani portando gli indici della Borsa di New York ad aggiornare costantemente i record storici, adesso sembra che ci sia un cambiamento di tendenza. Quest’anno lo Stoxx 600 (-4,5%) ha fatto meglio dell’S&P 500 (-7%) e del NASDAQ (-12%) e come il Dow Jones (-4,5%), ma in base ad alcuni sondaggi condotti dalle principali banche d’affari del mondo sembra che l’Europa possa emergere come vincitrice quest’anno in Borsa. 

Goldman Sachs ha intervistato i propri clienti, che si sono espressi in tale direzione. Questo non è di per sé un segno troppo rilevante, visto che all’inizio dello scorso anno lo stesso sondaggio aveva visto i partecipanti preferire le azioni asiatiche, che poi sono precipitate soprattutto in Cina con la repressione delle Autorità di Pechino. Tuttavia, anche gli strateghi di Citigroup e JP Morgan, nonché i gestori di fondi interpellati da Bank of America, vedono le azioni del Vecchio Continente primeggiare su quelle statunitensi.

 

Borse: perché gli investitori preferiscono l’Europa

Le ragioni per cui i titoli europei sono considerati più attraenti di quelli americani sono diverse. In primis, vi è una divergenza nella politica monetaria espressa dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea. L’istituto statunitense ha ormai avviato un approccio aggressivo mirato a ridurre la liquidità in circolazione e a rendere più oneroso il costo del denaro. La principale preoccupazione per Jerome Powell in questo momento è cercare di arginare l’inflazione che ormai ha raggiunto il 7%, punto più alto dal 1982. Soprattutto ora che l’altro grande obiettivo della Fed, la piena occupazione, sta per essere portato a termine. L’Eurotower invece è molto più cauta e prima del 2023 non ha alcuna intenzione di alzare i tassi d’interesse, in virtù di una crescita dei prezzi più contenuta e di una ripresa economica che ancora stenta. 

La seconda ragione consiste nel fatto che nelle Borse europee vi è una presenza minore di società non redditizie con valutazioni esagerate. Negli Stati Uniti invece sono molte le aziende tecnologiche che durante l’anno pandemico sono cresciute a dismisura a Wall Street e che tra il 2021 e quest’anno si sono sgonfiate clamorosamente, con perdite tra il 50% e l’80%. Ne sono alcuni esempio titoli come Roku, Zoom Video Communications e Zillow. 

La terza ragione sta nelle aspettative di crescita degli utili aziendali, più spiccata in Europa rispetto agli Stati Uniti. Il motivo è che in USA durante gli ultimi 2 anni le imprese hanno trovato impulso dalla politica largamente accomodante della Fed e quindi hanno prodotto risultati oltre le aspettative beneficiando del ciclo economico. Soprattutto le società a grande capitalizzazione come Apple, Microsoft, Google e Tesla hanno trascinato gli indici. 

In Europa vi è più spazio di risalita, perché vi è il fondo per la ripresa dell’Unione Europea che darà una spinta ulteriore frenando quelli che possono essere i venti contrari per l’economia. A maggior ragione che le Borse europee sono meno dipendenti dalle big che invece dominano a Wall Street.

 

Azioni europee: 2 rischi da non sottovalutare

Questo non significa comunque che non esistano dei rischi che bisogna monitorare con grande attenzione prima di catapultarsi sulle azioni europee. Ad esempio se l’inflazione, arrivata ormai al 5%, non dovesse rallentare, si potrebbe configurare una spaccatura profonda in seno alla BCE, con i falchi dei Paesi frugali che esercitano pressioni affinché Francoforte inizi a stringere sulla politica monetaria. Se tali pressioni dovessero avere la meglio sulla politica attendista delle colombe del Board della Banca, non è escluso che Christine Lagarde alzi i tassi d’interesse già quest’anno e ciò non sarebbe certo una buona notizia per Paesi eccessivamente indebitati come l’Italia. 

Un altro grosso rischio che grava sull’Europa riguarda il possibile conflitto armato tra Russia e Ucraina. Questo stato di sospensione non giova al mercato, che potrebbe maggiormente scontare un’invasione di Mosca da un momento all’altro. Più che altro per le ripercussioni che l’atto avrebbe dal punto di vista energetico, ossia un’ulteriore impennata dei prezzi, il che costringerebbe la BCE a intervenire sui tassi.

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