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Azioni cinesi: 5 società rischiano delisting da Wall Street

Wall Street: 5 società cinesi rischiano delisting

Le azioni delle società cinesi sono state travolte dalle vendite nell’ultima seduta di Wall Street, dopo la decisione della Securities and Exchange Commission di nominare 5 aziende quotate come le prime ad essere delistate in una black list di 270 gruppi. L’Autorità di regolamentazione americana ha comunicato anche i nomi: il gigante del fast food Yum China (-10,94%), le biotech BeiGene (-5,87% ), Zai Lab (-9,02% ) e HutchMed (-6,53% ) e la società di attrezzature per i chip integrati ACM Research (-22,05% ). Le ADR verranno rimossi dagli indici se non consegneranno documenti di revisione dettagliati che si rifanno gli standard contabili statunitensi. La tempesta si è abbattuta anche su altre società tecnologiche cinesi che sono in futuro a rischio di delisting, come Alibaba e NIO. Negli scambi a Hong Kong il colosso e-commerce è crollato del 5,52%, mentre il produttore di veicoli elettrici è affondato del 7,87%.

 

Delisting azioni cinesi: alta tensione USA-Cina

Il provvedimento della SEC giunge a seguito della legge approvata nel dicembre 2020 che richiedeva alle società cinesi quotate a Wall Street di permettere agli organismi di vigilanza USA la revisione degli audit finanziari. La Holding Foreign Companies Accountable Act ha fissato un termine di 3 anni per il rispetto delle società e dei loro revisori dei conti, quindi è già iniziato il conto alla rovescia per le 5 società.

Finora vi è stato un muro contro muro tra la Cina e gli Stati Uniti sulla questione degli audit finanziari. Pechino ha sempre impedito alle società nazionali di soddisfare le richieste delle Autorithy USA in quanto ritenute frutto di una politicizzazione della regolamentazione. Dopo l’atto della SEC tuttavia ha riferito di tenersi in comunicazione con i regolatori USA per risolvere la questione.

La situazione comunque continua a restare tesa tra le 2 superpotenze. La guerra tecnologica negli ultimi tempi è rimasta in sordina, perché ha lasciato spazio per il momento a quella militare Russia-Ucraina. Ciò non esclude che potrà scorrere in maniera parallela nei prossimi mesi se non addirittura essere interconnessa al conflitto nell’Est Europa. Con ogni probabilità tornerà in auge non appena in Ucraina la situazione si sarà calmata.

 

Delisting azioni cinesi: per gli analisti troppo allarmismo

Alcuni analisti sostengono che l’elenco della SEC contribuisca a mettere maggiore pressione in un mercato che è già scosso dalla guerra Russia-Ucraina. Michael Yee, analista di Jefferies, ha dichiarato che è molto probabile che l’elenco dell’Autorità di Borsa americana si allunghi via via che le società cinesi pubblicano i loro rendimenti annuali e forniscono maggiori dettagli sui loro standard contabili.

Inoltre, ha aggiunto che l’inclusione delle società tech nella lista non aiuta un settore che in questo momento è divenuto bersaglio degli investitori. Yee puntualizza come gli investitori siano nervosi per le incertezze normative in Cina, i rischi geopolitici che riguardano Washington e Pechino e ora le richieste della SEC, il che aumenta l’incertezza sulle azioni del Dragone.

Hartmut Issel, responsabile delle azioni e del credito dell’Asia-Pacifico presso UBS Global Wealth Management, si mantiene abbastanza positivo in quanto il valore fondamentale delle società cinesi finite nella lista nera della SEC non verrebbe influenzato. L’esperto precisa che ormai quasi tutte hanno una quotazione anche a Hong Kong quindi, se ci dovesse essere effettivamente un delisting, come investitore sarebbe sufficiente trasferirsi lì. Ad ogni modo Issel precisa che comprare le azioni cinesi non è in questo momento una cosa per i deboli di cuore.

Alicia Yap, analista di Citigroup, avverte che il mercato stia reagendo in maniera eccessiva, perché l’aggiornamento dell’Autorità americana non è una novità e al limite il delisting si concretizzerebbe tra il 2024 e il 2025, quando le società incriminate non soddisferanno le richieste per 3 anni consecutivi.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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