Azioni Enel: conti solidi, ma la doppia minaccia regolatoria è un freno

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Le azioni Enel archiviano un 2025 con numeri complessivamente rassicuranti, ma il mercato guarda già oltre. I ricavi del colosso energetico guidato dall’amministratore delegto Flavio Cattaneo si sono attestati a 80,4 miliardi di euro, in crescita dell’1,9% rispetto all’anno precedente, trainati dai maggiori proventi sul mercato wholesale e dal business delle reti di distribuzione.

Il margine operativo lordo (ebitda) ordinario ha raggiunto quota 22,9 miliardi di euro – in crescita del 2,2% al netto delle variazioni di perimetro – mentre l’utile netto ordinario si preannuncia lievemente superiore alla parte alta del range di guidance, compreso tra 6,7 e 6,9 miliardi di euro. Sul fronte del debito, l’indebitamento finanziario netto si è fermato a 57,2 miliardi di euro, con un rapporto debito/ebitda di 2,5x che il gruppo rivendica come tra i migliori del settore utility europeo.

La comunità finanziaria ha accolto i dati con soddisfazione misurata. Equita Sim conferma il rating buy con target price a 10,30 euro, sottolineando l’assenza di sorprese rilevanti: l’ebitda è risultato leggermente sotto le attese del consensus (22,9 contro 23,1 miliardi), ma la posizione finanziaria netta ha battuto le previsioni. Anche Mediobanca Research mantiene il rating outperform, indicando Enel tra le sue migliori scelte per il 2026, mentre Barclays ribadisce l’overweight con target a 10 euro.

Il vero catalizzatore per le azioni Enel, secondo gli analisti, resta il Capital markets day del 23 febbraio: dall’appuntamento ci si aspettano conferme sul re-leverage tra 5 e 7 miliardi, nuovi impegni sul buyback e dettagli sulla crescita nel segmento data center, un fronte strategico sempre più centrale negli investimenti del gruppo.

 

La doppia minaccia regolatoria: Roma e Bruxelles all’attacco

Mentre i fondamentali tengono, è sul fronte regolatorio che si concentrano le maggiori preoccupazioni per chi investe in azioni Enel e, più in generale, nel settore utility in Borsa. Il governo italiano ha annunciato un pacchetto da 3 miliardi di euro destinato a calmierare le bollette energetiche di famiglie e piccole imprese, puntando il dito contro la “speculazione” sui prezzi dell’energia e sullo spread tra i prezzi del gas all’hub di Amsterdam e quelli italiani. Misure pensate per proteggere i consumatori, ma che rischiano di comprimere i margini delle utility sul mercato retail, in particolare nelle attività di vendita ai clienti residenziali e alle Pmi, già penalizzate nel 2025 da minori prezzi medi di vendita.

 

 

La pressione più dirompente, però, arriva da Bruxelles. Le indiscrezioni su una possibile riforma dell’ETS — l’Emission Trading System, il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione di CO2 — hanno già fatto sentire i loro effetti sui mercati finanziari. Il contratto benchmark europeo sui permessi di CO2 è crollato ai minimi da agosto, scendendo del 6,5% a 73,35 euro per tonnellata.

Meno costano i certificati CO2, più si abbassano i prezzi dell’energia sul mercato all’ingrosso; e quando scendono i prezzi dell’energia, i generatori incassano ricavi inferiori. Le azioni delle utility europee, che nelle settimane precedenti avevano beneficiato dell’entusiasmo attorno alla domanda energetica legata all’intelligenza artificiale e ai data center, hanno così subito una brusca frenata. Per Enel, che ha investito miliardi nella transizione verde, una diluizione del sistema ETS rischierebbe di svalutare anni di strategie industriali costruite proprio attorno al valore crescente dei certificati di emissione.

 

Analisi grafica: le azioni Enel a un bivio, occhio al rischio ribasso

Guardando al grafico delle azioni Enel vediamo come la fase rialzista partita nell’ottobre 2022, che ha portato il titolo da 4 euro agli attuali 9,2 euro, sembrerebbe aver perso slancio. Il superamento del supporto statico a 9,11 euro e il raggiungimento dei nuovi massimi a 9,75 euro non sono stati sufficienti a sostenere l’accelerazione: le quotazioni hanno cominciato a ritracciare e la correzione in atto potrebbe intensificarsi nelle prossime sedute.

Per chi opera in ottica di trading di breve periodo, un’operazione ribassista a partire dagli attuali 9,2 euro potrebbe puntare a un target in area 8,7 euro, zona di poco inferiore alla media mobile a 100 giorni, un livello tecnico che storicamente ha funzionato da riferimento per il titolo. Lo stop loss andrebbe posizionato in prossimità dei recenti massimi a 9,7 euro, per contenere il rischio nel caso in cui il Capital markets day del 23 febbraio fornisse sorprese positive capaci di rimettere benzina nel motore del rialzo.

 

 

Immagine di Luca Fiore

Luca Fiore

Giornalista dal 2007, ha scritto per i maggiori siti di informazione finanziaria attivi in Italia e la sua grande passione sono i viaggi. Da fine agosto 2022 fa parte della redazione di Borsa&Finanza.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari