Il colosso energetico italiano Eni ha recentemente annunciato una importante scoperta di gas in Egitto, a seguito della perforazione del pozzo esplorativo Denise W 1, nella concessione Temsah, situata offshore nel Mediterraneo orientale. Le stime preliminari indicano circa 56 miliardi di metri cubi, a cui si aggiungono i condensati associati.
La scoperta si trova a 70 km dalla costa, a una profondità d’acqua di 95 metri e a meno di 10 km dalle infrastrutture esistenti. Questo consentirebbe significative sinergie per uno sviluppo accelerato. Analogamente al vicino giacimento Temsah, in produzione dal 2001, presenta un serbatoio di arenarie mineralizzate a gas di eccellente qualità.
Il nuovo giacimento rappresenta l’impegno di Eni nel supportare gli obiettivi nazionali dell’Egitto di incrementare le riserve e aumentare la produzione di gas (non destinata all’esportazione, però), contribuendo così al rafforzamento della sicurezza energetica del Paese. Inoltre, questa nuova scoperta conferma la strategia vincente di Eni nel rivitalizzare in modo significativo gli asset produttivi attraverso esplorazioni near-field e infrastructure led.
Azioni Eni, le quotazioni in ribasso puntano verso il supporto sul livello 20,770
Quotate nell’indice Ftse Mib di Piazza Affari, le azioni Eni sembrano essere impostate al ribasso nel breve termine, anche grazie alla performance molto negativa registrata nella seduta di ieri (-5,85%). Dopo un’apertura in gap down (rimasto aperto nell’intraday sul livello 24,565), infatti, le quotazioni hanno intrapreso fin da subito un andamento fortemente ribassista che le ha portate a realizzare un minimo sul livello 22,300, per poi invertire drasticamente la rotta fino a raggiungere un massimo a quota 23,430, coincidente esattamente con il prezzo chiusura.
In seguito al minimo relativo toccato lo scorso 7 gennaio sul livello 15,690, i titoli Eni hanno radicalmente modificato la propria direzionalità con un prolungato movimento rialzista, sempre posizionato al di sopra di una ben delineata trendline ascendente e senza mai effettuare storni degni nota, fino ad arrestare la corsa in prossimità della resistenza presente a quota 25,015 (7 aprile).
Ora, poiché i corsi stanno salendo troppo e probabilmente da troppo tempo, per l’immediato futuro è lecito attendersi un ritracciamento con lo scopo di raggiungere presto il primo supporto individuabile in area 20,770. L’accordo sulla tregua Usa-Iran, infatti, sta già penalizzando le quotazioni del petrolio, come evidenziato anche dal visto gap down di ieri, per cui sembrerebbe prevedibile una inversione di tendenza in senso ribassista nel brevissimo periodo, prima che Eni possa ritornare ad essere una buona occasione di acquisto.
Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile al superamento del livello 23,430 con target nell’intorno dei 25,015 euro, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte già alla violazione di quota 22,300 con obiettivo molto vicino al livello 20,770. L’impostazione algoritmica, comunque, vede i prezzi stazionare ancora al di sopra dell’indicatore Supertrend mentre sia l’indicatore Parabolic Sar che la media mobile a 25 sono diventati rialzisti a metà gennaio. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’oscillatore RSI sia posizionato nell’area di “neutralità” vicino al livello 56.

L’andamento di breve termine delle azioni ENI









