Azioni europee intonate nell’ultima seduta della settimana. I principali indici del Vecchio continente hanno scambiato sopra la parità per buona parte della giornata borsistica, con gli investitori che hanno preso fiducia sull’aspettativa che il neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump non applichi i dazi in maniera aggressiva. In verità, nel suo intervento in collegamento al World economic forum di Davos, l’inquilino alla Casa Bianca è stato chiaro: o le aziende europee produrranno in America o dovranno pagare le tariffe. Ci sarà poi da discutere su quanto saranno salate queste tariffe e soprattutto se saranno generalizzate.
Intanto, la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, sempre a Davos ha definito la nuova presidenza di Trump “una minaccia esistenziale” per l’eurozona, tenuto conto delle sfide economiche globali che la regione deve affrontare. In tale contesto, l’Europa deve mobilitare i capitali per rilanciare la propria economia, ha sottolineato. “I risparmi devono essere tenuti a casa”, ha detto. Ad ogni modo, i mercati in questo momento temono meno Trump e sono più preoccupati per il contesto economico-politico del Vecchio continente.
Azioni europee: vanno comprate in questo momento?
Le preoccupazioni che investono l’Europa sono esagerate secondo l’amministratore delegato di BlackRock, Larry Fink. A suo avviso, è arrivato il momento di investire nella regione, in virtù di prospettive economiche migliori di quanto si creda. Secondo gli ultimi dati, le imprese della zona euro stanno lentamente tornando alla crescita, con il settore dei servizi che si è stabilizzato e quello manifatturiero che ha attenuato la flessione. “C’è troppo pessimismo riguardo l’Europa, credo che sia giunto il momento di tornare a investire”, ha detto Fink a Davos.
Gli strategist però la vedono in maniera diversa e anzi ritengono che il rally azionario di questo mese sia giunto al capolinea. Secondo un sondaggio realizzato da Bloomberg su 20 strateghi, l’indice Stoxx Europe 600 chiuderà il 2025 a 534 punti. Si tratta di un livello record, ma sostanzialmente lo stesso dove si trova adesso. I più ottimisti sono gli esperti di Deutsche Bank, che vedono il benchmark a 590 punti, mentre i più ribassisti risultano UBS e TFS Derivatives, che pronosticano una discesa a 470.
“Dati gli eventi politici e le incertezze su vari fronti – geopolitico, fiscale e monetario – ci aspettiamo un anno potenzialmente volatile per le azioni europee”, ha affermato Roland Kaloyan, stratega di Société Générale. A suo avviso, lo Stoxx 600 scambierà nell’intervallo 500-550 quest’anno, mentre il suo obiettivo di prezzo è a 530. “Prevediamo che la maggior parte della performance arriverà nella prima metà del 2025 a causa dei potenziali rischi degli aggiustamenti degli utili 2026 e della ridotta potenza di fuoco delle Banche centrali nella seconda metà dell’anno”.
Uno degli aspetti che instillano dubbi negli strategist sulle azioni europee è la previsione di una crescita degli utili più contenuta rispetto alle aspettative, considerando lo slancio economico modesto del continente. “Il problema è che vediamo una crescita dei profitti bassa o negativa per il terzo anno”, ha affermato Gerry Fowler, stratega di UBS. Quindi, “sarà fondamentale per alcune delle aziende più grandi dimostrare che la contrazione dei margini non è inevitabile come pensiamo”.
Più positivo invece è Beata Manthey, strategist di Citigroup, che vede una crescita globale resiliente e un allentamento delle pressioni sui prezzi. “Una serie di catalizzatori è ancora in gioco e potrebbe sostenere le azioni europee in futuro”.









