Azioni europee: con guerra Russia-Ucraina più grande deflusso di sempre
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Azioni europee: con guerra Russia-Ucraina più grande deflusso di sempre

Azioni europee: con la guerra Russia-Ucraina il più grande deflusso di sempre

Le azioni europee hanno registrato i maggiori deflussi settimanali della storia nella settimana in cui è scoppiata la guerra Russia-Ucraina, secondo i dati raccolti da Bank of America. Si è avuto infatti un ritiro di capitali di 6,7 miliardi di dollari, con gli strateghi della banca che hanno segnalato come quanto sta succedendo sia il riflesso di un atteggiamento difensivo degli investitori. Le cause andrebbero ricondotte alla minaccia di recessione globale e di uno shock inflazionistico dettato dall’aumento del prezzo delle materie prime.

Alcuni titoli sono fortemente esposti alla Russia e per questo sono stati maggiormente maltrattati dal mercato, mentre a livello generale si teme che l’interruzione dei rapporti commerciali tra Russia ed Europa possa far degenerare una situazione che di per sé è molto tesa. Il Vecchio Continente importa circa il 40% di gas naturale da Mosca e le sanzioni imposte dall’Occidente rischiano di scatenare una ritorsione del Cremlino, che potrebbe chiudere le forniture.

Per ora la Russia non sta dando segnali di voler procedere in questa direzione, anche perché l’Europa rappresenta un canale di vendita troppo importante in questo momento per sostenere la propria economia. Almeno fino a quando Putin non avrà chiara la posizione della Cina su tutta la questione Russia-Ucraina, soprattutto se Pechino sia disposto a diventare il partner esclusivo di una Nazione che avrà tutto il mondo contro. Fino ad allora però sui mercati europei vi è un’altra minaccia che incombe e che sta acquisendo sempre più rilevanza, ovvero la possibilità che l’Occidente metta l’embargo sulle materie prime russe per togliere la principale fonte di sostentamento di Putin.

 

 

Azioni europee: ecco quali sono state le più colpite

Le azioni che hanno subito il maggiore deflusso sono state quelle finanziarie. Eppure prima della guerra Russia-Ucraina si trovavano tra quelle più virtuose, in considerazione dell’aumento dei rendimenti obbligazioni sul mercato. Infatti, tassi più alti significano un margine d’interesse più elevato per le banche, in quanto trasferiscono l’aumento più velocemente sul costo dei mutui e dei finanziamenti rispetto al tasso sui depositi dei risparmiatori.

Il conflitto bellico invece ha spostato decisamente l’asse, trasferendo maggiore incertezza a livello di equilibrio sistemico, soprattutto dopo le sanzioni comminate alle banche russe. Dal picco del 10 febbraio, i titoli finanziari europei sono crollati di oltre il 20%, facendo peggio dei finanziari globali che sono scivolati di circa la metà.

BofA ritiene che la guerra sia stagflazionistica, confrontando la situazione Russia-Ucraina con quanto successo nel 1973, quando il conflitto israelo-arabo dello Yom Kippur scatenò uno dei più grandi shock inflazionistici della storia. Allora l’S&P 500 scese del 40% dal picco e si salvarono solo le azioni energetiche e delle materie prime. Un pò come quanto sta accadendo adesso con le azioni agganciate all’inflazione come quelle dei materiali e dell’energia che hanno registrato afflussi significativi. Secondo i dati della banca d’affari americana, gli investitori hanno preferito investire in questo periodo anche sui titoli monetari e sull’oro, che hanno attratto rispettivamente 46,3 e 1,9 miliardi di dollari.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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