Le azioni europee hanno finora sovraperformato quelle americane nel 2025, ma negli ultimi mesi hanno sentito la pressione della guerra commerciale innescata dai dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dopo il fatidico 2 aprile, quando l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato tariffe reciproche con l’Europa del 20%, gli investitori hanno cominciato a vendere massicciamente alcuni settori chiave dell’economia europea come l’automotive. Il passo indietro del presidente, una settimana dopo, con il congelamento dei dazi per 90 giorni, ha permesso al settore automobilistico di recuperare gran parte delle perdite nel mese di aprile dopo un crollo del 13%.
La situazione però è ancora incerta. Quantunque i leader del Vecchio continente stiano cercando un dialogo con Trump per scongiurare il peggiore scenario alla scadenza del periodo di tregua, ancora le parti sembrano lontane da un accordo. Le dichiarazioni del presidente Usa sono spesso contrastanti: un giorno appare più aperto a un accordo, un altro affonda il colpo con nuove minacce. Fino a quando non sarà raggiunta un’intesa definitiva che possa trasmettere una certa stabilità ai mercati, potrebbe essere difficile vedere un rally che sia di lunga durata.
Azioni europee: dove investire?
Alcuni operatori di mercato, tuttavia, considerano le preoccupazioni per i dazi di Trump esagerate. Tra questi Leonard Cohen, amministratore delegato di Ginjer Asset Management, il gestore di fondi francese che negli ultimi cinque anni ha battuto il 98% dei peer. “Le soluzioni esistono, nulla è irreversibile”, ha detto l’asset manager riferendosi alla crisi attuale nei rapporti tra Usa e Unione europea. “Quando il mercato se ne renderà conto, il rimbalzo potrebbe essere violento”, ha aggiunto. “Non è necessario che le cose vadano alla perfezione perché i nostri investimenti funzionino”.
Ginjer AM sta acquistando azioni europee nei settori più sotto pressione per via delle preoccupazioni sui dazi. Nel 2019, il fondo Ginjer Actifs 360 aveva puntato sui titoli bancari, andando contro le opinioni generali del mercato che vedevano nei tassi negativi un palese vento sfavorevole. Da allora, però, la grande rimonta delle azioni del settore ha portato alla sovraperformance del fondo.
“La gente ci derideva”, ha affermato Cohen ricordando quel periodo. Durante l’estate 2024, la partecipazione del fondo nei titoli bancari e assicurativi è stata ridotta da un massimo del 38% al 30%. Al contrario, è aumentata dal 25% al 35% la quota nei titoli industriali, inclusi i marchi automobilistici. “Sin dal suo lancio nel 2011, il fondo ha seguito un approccio che prevede di attenersi ai fondamentali di valutazione durante gli eventi di mercato estremi, a patto che i modelli dell’azienda non rilevino i campanelli d’allarme della crisi sistemica”, ha detto Cohen. Per ora, “non vediamo segnali allarmanti e Trump, che è una persona pro-business, sa quando è il momento di fare marcia indietro”, ha aggiunto.
Oggi le banche hanno una valutazione a sconto di circa il 40% rispetto al mercato, e anche le azioni del settore automobilistico sono scambiate a prezzi convenienti. Cohen è convinto che quanto accaduto negli ultimi cinque anni con i titoli finanziari possa ripetersi con gli industriali, contando sul fatto che “l’angoscia della guerra commerciale alla fine svanirà con la ripresa economica europea grazie all’aiuto delle misure di stimolo tedesche”.









