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Azioni: gli investitori lasciano l’India per la Cina, ecco perché

Azioni: gli investitori lasciano l'India per la Cina, ecco perché

Alcuni investitori stanno abbandonando le azioni indiane per tornare su quelle cinesi. Negli ultimi tempi società come Lazard Asset Management, Manulife Investment Management e Candriam Belgium NV hanno ridotto l’esposizione verso il gigante asiatico a più rapida crescita, orientandosi sul Dragone dopo che Pechino ha preso una serie di misure per rilanciare l’economia. La strategia “compra l’India e vendi la Cina” rimane ancora molto popolare tra le principali banche di Wall Street, convinte che Nuova Delhi rappresenterà la nuova frontiera degli investimenti per il prossimo decennio. Al contrario, le società di investimento sono diventate più caute a causa soprattutto delle valutazioni eccessive.

 

Azioni India: attenzione alle elezioni

L’economia indiana è in forte espansione e le aspettative per i prossimi anni sono molto positive, specialmente se alle elezioni del 19 aprile il primo ministro Narendra Modi dovesse essere riconfermato alla guida del Paese. Gli indici di Borsa hanno mantenuto un andamento rialzista nell’ultimo anno, inanellando nel 2023 il loro ottavo anno consecutivo di guadagni. Tuttavia nell’ultimo mese il rally ha avuto una battuta d’arresto. Questo è insolito, in quanto normalmente si assiste a un rally pre-elettorale. Nei tre cicli elettorali precedenti, l’indice Nifty ha registrato in media un rendimento del 5,2% nel primo trimestre. Quest’anno nello stesso periodo il benchmark indiano ha ottenuto un guadagno di appena il 2,7%.

Alcuni fattori hanno remato contro, come ad esempio le valutazioni elevate di molte società e le accuse di corruzione e finanziamenti elettorali che hanno messo in discussione il governo Modi. A pesare sulle contrattazioni anche il calo degli afflussi di capitali esteri. Nel primo trimestre degli ultimi tre anni elettorali c’è stato in media un ingresso dall’estero di 3,08 miliardi di dollari, mentre quest’anno la cifra si è attestata ad appena 1,33 miliardi di dollari.

Non ha aiutato neppure il tema occupazionale. Secondo un rapporto della Banca Mondiale la quota della popolazione in età lavorativa è in calo, nonostante lo scorso anno l’India abbia scavalcato la Cina nella classifica dei Paesi più popolosi del mondo con 1,4 miliardi di persone e sebbene l’economia della nazione sia cresciuta del 7,5% nell’anno fiscale fino a marzo rispetto al 7% dell’anno precedente. “È un’occasione persa. È quasi come se il dividendo demografico venisse sperperato” ha dichiarato Franziska Ohnsorge, capo economista della Banca Mondiale per l’Asia meridionale.

 

Cina: ritorno di fiamma degli investitori

Secondo i dati forniti da HSBC Holdings, oltre il 90% dei fondi dei mercati emergenti sta aumentando le posizioni nelle azioni della Cina, riducendo il peso dell’India. L’ottimismo degli investitori è spiegato dai segnali incoraggianti sull’economia della seconda potenza mondiale, in particolare nel settore manifatturiero, nell’export e nei prezzi al consumo in aumento. Naturalmente il Paese non è guarito dai suoi malanni, rappresentati in particolar modo da una crisi immobiliare che non dà tregua e che oggi costituisce un freno molto importante all’economia della nazione. Gli investitori, però, puntano sulla possibilità che il governo di Pechino riesca a rilanciare la crescita e a mettere fine a un tracollo azionario che ha polverizzato negli ultimi due anni circa 7.000 miliardi di dollari.

Dalla loro parte le azioni cinesi hanno anche il fattore valutazioni. L’indice MSCI China è negoziato a 9,1 volte gli utili attesi per i prossimi 12 mesi, ossia meno del 60% del multiplo dell’MSCI India. “Pensiamo che la Cina sia a buon mercato e che ci siano alcune potenziali occasioni, pur rimanendo molto selettivi” ha detto Xin-Yao Ng, direttore degli investimenti di Abrdn. “L’India ha una buona storia strutturale fino a quando le politiche costruttive di Modi rimarranno in vigore, ma la valutazione è costosa”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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