Il movimento poderoso delle azioni globali dai minimi di aprile non era facile da prevedere, tantomeno da partecipare pienamente. Rispetto al passato, una parte dei trader ha evitato di entrare a mercato durante i ribassi, perdendosi la parte più succosa dell’ultimo rally. La velocità del calo e del successivo rimbalzo ricorda sotto molti aspetti quanto accadde nel 2020, quando sui mercati finanziari si abbatté il cigno nero del Covid-19. Allora il mese di marzo fu da incubo, ma la ripresa degli indici azionari si rivelò a dir poco sorprendente, con massimi storici che sono stati costantemente aggiornati. Almeno fino a quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha scatenato la guerra commerciale imponendo dazi reciproci alle nazioni di tutto il mondo.
La differenza tra oggi e il periodo pandemico è che cinque anni fa l’economia piombò in una recessione profonda perché le attività furono fermate, mentre oggi una recessione è solo presagita. All’epoca furono le Banche centrali, con in testa la Federal Reserve, a guidare il rilancio, inondando l’economia con un fiume di denaro a costo zero. Adesso la Fed tiene il freno a mano tirato sui tassi di interesse per paura che l’inflazione possa tornare a mordere come nel 2022.
Azioni globali: attenzione alle trappole
L’entusiasmo degli investitori in questo momento è alle stelle grazie all’accordo tra Stati Uniti e Cina che ha congelato i dazi reciproci per 90 giorni abbattendoli del 115% durante il periodo considerato. Secondo alcuni osservatori finanziari, però, le azioni globali potrebbero essere vulnerabili. “I mercati sono in un limbo mentre i leader mondiali si affrettano a stipulare accordi dentro la pausa tariffaria di 90 giorni”, osserva il team di ricerca di TS Lombard, composto da Steven Blitz e Davide Oneglia. “Ciò che conta è il potenziale di danni permanenti durante e dopo il purgatorio della guerra commerciale”.
Il problema di fondo è che in caso di stallo delle buone notizie, si potrebbe verificare un’inversione dolorosa. Pertanto, l’equilibrio rischio-rendimento ottenibile in questo momento sul mercato potrebbe non essere così attraente. In altri termini, se dovessero arrivare segnali che i dazi in vigore prima della tregua hanno colpito l’economia e magari saranno riproposti, l’ottimismo potrebbe svanire e il rischio che gli investitori tornino a vendere sarebbe alto. “Non è tutto perfetto la fuori”, ha avvertito Charlie McElligott, amministratore delegato della strategia cross-asset di Nomura Securities International Inc. “Le cose potrebbero capovolgersi di nuovo man mano che ci si avvicina alla scadenza della pausa tariffaria, nel caso in cui il presidente agiti di nuovo il coltello”.
A ogni modo, sembra che gli investitori professionali non abbiano molta fretta di aumentare l’esposizione sulle azioni, hanno affermato gli strategist di Ubs. “Data la velocità e la forza del rimbalzo, i fondi strategici che seguono il trend preferiscono tendenze più fluide e aspetteranno la conferma dei prezziprima di entrare con forza in acquisto”.









