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Azioni growth USA: perché è l’ora delle small cap

Nell'immagine quattro pedine, tra le quali una azzurra, sono sistemate su piedistalli con delle frecce. Il piedistallo della pedina azzurra è più alto

Le Magnifiche 7 hanno avuto una crescita talmente clamorosa in Borsa da aver ridotto al lumicino la diversificazione di molti indici. Per esempio oggi queste azioni rappresentano il 50% dell’indice Russel 1000 Growth, cresciuto del 37% negli ultimi 3 anni. Per contro il Russell 2000, dove sono presenti azioni growth con una capitalizzazione più contenuta, ha guadagnato appena l’8% nello stesso periodo.
“Un’enorme divergenza” secondo Robert Gruendyke, senior portfolio manager e co-head del team Dynamic Growth Equity di Allspring, secondo cui adesso è arrivato il momento di allargare l’orizzonte di investimento anche al di fuori delle Mag 7.

 

Mr Gruendyke, siete specializzati in azioni growth. Cosa ne pensa delle Magnifiche 7? Ritiene ci siano ulteriori spazi di crescita o gli investitori dovrebbero essere più conservativi nell’approcciarle?

“Sono grandi aziende che hanno prodotto una crescita straordinaria con ritorni enormi sul capitale. Ora questi ritorni si stanno estendendo anche ad altre imprese di minori dimensioni. Queste ultime potrebbero colmare almeno parte dell’enorme divario di performance che si è creato con le Mag 7, grazie anche all’attesa riduzione dei tassi di interesse della Fed e alle valutazioni più contenute. Non sto dicendo che le Mag 7 siano sopravvalutate né che non replicheranno ciò che hanno fatto finora, ma forse siamo in uno scenario differente rispetto a prima”.

 

Oltre alle decisioni della Fed sui tassi di interesse, a novembre negli USA ci saranno le elezioni presidenziali. Inoltre il contesto geopolitico globale appare sempre più teso. Quali di questi tre fattori impatterà di più i mercati azionari nei prossimi mesi?

“Noi siamo focalizzati sulle azioni growth e quindi per noi l’impatto maggiore arriverà dall’andamento dei tassi di interesse. Per esempio, durante la manovra restrittiva della Federal Reserve iniziata nel 2022 la pressione sulle azioni growth è stata molto elevata, in particolare sulle capitalizzazioni piccole e medie. Ora ci si avvia verso un ciclo di riduzione dei tassi di interesse. Stiamo andando incontro a uno scenario inverso rispetto a ciò che è accaduto nel 2022. Per questa ragione penso che l’andamento della politica monetaria sia molto più importante che le elezioni presidenziali o lo scenario geopolitico”.

 

Però il taglio dei tassi di interesse continua a scappare in là nel tempo.

“Non mi preoccupa. Anche se la Fed non tagliasse i tassi con la velocità desiderata dal mercato, le azioni growth sono destinate a performare bene. Per noi è più importante la direzione in cui stiamo andando, non il timing. Se proseguiremo lungo la traiettoria che porta verso i tagli il mercato riuscirà a digerire eventuali nuovi spostamenti in avanti. Se invece si inizierà a parlare di possibili aumenti, per qualche motivo, credo che ci potrebbero essere dei problemi”.

 

Prima mi ha accennato all’estensione dei ritorni anche al di fuori delle Mag 7. Quali settori o aziende potrebbero essere destinatarie di questa estensione?

“Negli Stati Uniti ci sono due tematiche importanti in questo momento. Una, che tutti conosciamo, è l’intelligenza artificiale. L’altra è la cura dell’obesità. Nvidia, Microsoft, Amazon, Alphabet, Apple e Meta Platforms sono parte della prima tematica. Oltre a loro, tuttavia, tante altre società trarranno beneficio dall’IA. In prima fila io vedo le imprese che permettono di affrontare il tema dell’enorme quantità di elettricità necessaria a far funzionare l’IA e i collegati data center. Per esempio Monolithic Power, che abbiamo in portafoglio dal 2008 e che è cresciuta molto negli anni fornisce chip che permettono di gestire i carichi di potenza dei prodotti di Nvidia con maggiore efficienza. È un esempio per dire che noi non guardiamo solo a Nvidia, dove pure siamo investiti, ma a tutto ciò che è parte del vasto mondo dell’intelligenza artificiale. Per quanto riguarda la seconda tematica importante, basti pensare che negli Stati Uniti il 40% della popolazione soffre di obesità mentre il 30% è a rischio. È una condizione che crea tanti altri problemi di salute. Il mercato per i medicinali terapeutici per la cura dell’obesità potrebbe essere il più grande mai visto nell’ambito della medicina. Tra i nomi che abbiamo in portafoglio ci sono Eli Lilly ma anche società che studiano o producono medicinali collaterali. Ovviamente nel nostro fondo All Cap Growth, che ha come benchmark il Russell 3000, investiamo anche in altri settori ma direi che questi due rappresentano, in questo momento, i focus di mercato più promettenti”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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