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Azioni o obbligazioni? Ecco cosa scegliere adesso

Strada di New York, due cartelli stradali a senso unico

Il confronto tra azioni e obbligazioni è stato improponibile negli ultimi 15 anni. Dopo la grande crisi del 2008, le Banche centrali hanno cominciato a tagliare i tassi d’interesse per cercare di rilanciare le economie depresse. Questo ha spinto i rendimenti del reddito fisso molto in basso, fino a zero o addirittura in territorio negativo in alcuni casi. Di conseguenza, per gli investitori c’erano poche alternative all’investimento azionario per ottenere un ritorno soddisfacente. Come conseguenza fiumi di denaro si sono riversati nelle Borse facendo salire le quotazioni. L’idillio è durato fino alla fine del 2021, quando l’avvento dell’inflazione, diventata poi la più alta degli ultimi 40 anni, ha costretto gli istituti monetari centrali a correre ai ripari, alzando in maniera aggressiva il costo del denaro. I rendimenti delle obbligazioni sono tornati a salire rapidamente, con i Treasury Bond negli Stati Uniti che sono arrivati a rendere oltre il 4% nel 2022 sul tratto decennale mentre i prezzi delle azioni colavano a picco.

 

Azioni o obbligazioni: i criteri per la scelta

Oggi la scelta tra azioni e obbligazioni è molto più complicata. Da un lato gli investitori puntano sul fatto che la Federal Reserve e le altre Banche centrali rallentino il ritmo di inasprimento dei tassi di riferimento, il che allontanerebbe uno scenario fortemente recessivo per l’economia e rilancerebbe il mercato azionario dopo un anno tormentato. Dall’altro lato sopravvivono ancora molte incertezze sul decorso dell’inflazione e quindi sull’eventualità che verso la fine dell’anno si configuri la tanto attesa svolta monetaria accomodante.

La ricerca di sicurezza farebbe optare per le obbligazioni, in quanto producono un reddito fisso periodico rappresentato da cedole di nuovo sostanziose e proteggono il capitale dall’eventualità di nuove crisi. Tuttavia esistono delle incertezze. Ad esempio, se l’inflazione si mantenesse relativamente elevata, il rendimento reale derivante dalla cedola rimarrebbe basso o addirittura negativo. In questo caso sarebbero da preferire le azioni che pagano dividendi, sia perché si tratta di aziende generalmente solide, sia perché, a differenza delle cedole obbligazionarie, i dividendi possono essere adeguati. al rialzo.

Charles Lieberman, direttore finanziario di Advisors Capital Management è di questo avviso. “Rispetto all’inflazione i tassi non sono così alti nel mercato obbligazionario, certamente non i titoli del Tesoro americano”, afferma. “Non vedo i tassi come adeguati per compensare gli investitori per l’inflazione” aggiunge. Mentre una caratteristica interessante delle azioni che pagano dividendi con regolarità è  quella di aumentare i pagamenti  spesso a un tasso superiore all’inflazione.

Occorre però selezionare le azioni che presentano un rendimento da dividendi tali da coprire il costo dell’inflazione. Lieberman propone quelli che chiama “Golia energetici” come Exxon Mobil e Chevron, che rendono in termini di dividendi rispettivamente il 3,2% e il 3,1%. David Katz, cio di Matrix Asset Advisors preferisce invece titoli i cui rendimenti sono compresi tra il 3% e il 4,5%, ancora competitivi con i Treasury a 10 anni. Tra questi figurano US Bancorp, che rende il 4%, e PNC Financial Services Group, che ha un dividend yield del 3,8%.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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