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Azioni tech israeliane: gli investitori USA vedono valore nel lungo periodo

Azioni tech israeliane: gli investitori USA vedono valore nel lungo periodo

Gli investitori tecnologici americani vedono delle potenzialità a lungo termine nelle azioni tech israeliane, nonostante la situazione critica che il Paese sta vivendo con la guerra sanguinosa contro Hamas. L’high-tech in Israele rappresenta oltre la metà delle esportazioni e quasi il 20% del PIL nazionale. Con lo scoppio del conflitto bellico nella Striscia di Gaza a seguito dell’assalto dei terroristi di Hamas del 7 ottobre a Tel-Aviv, però, l’impatto sull’economia è stato brusco. Quest’anno le prospettive erano per una crescita del 3,4%, scontando il rallentamento a livello globale e un calo dei finanziamenti. Ora le proiezioni si sono abbassate, con stime del PIL al 2% per il 2023.

Il problema è che le aspettative per l’anno che sta per arrivare sono alquanto cupe, in previsione di una guerra che non sarà breve nonostante le trattative serrate almeno per una tregua. Questo significa che la ripresa dell’high-tech sarà deragliata, almeno fino a quando non si sarà ripristinata nel Paese una situazione di stabilità economica e militare. Basti pensare che almeno il 15% della forza lavoro nell’ambito della tecnologia è stato sottratto per il richiamo alle armi.

 

Azioni tech israeliane nel mirino degli investitori

La speranza e la fiducia degli investitori verso le azioni tech israeliane però è dettata dal fatto che, nonostante le criticità del momento, le startup continuano a raccogliere denaro. Nel 2023 hanno incassato più di 6 miliardi di dollari di finanziamenti. Una cifra inferiore rispetto ai 16 miliardi di dollari del 2022, ma considerevole vista la situazione.

Ron Miasnik di Bain Capital Ventures, che ha co-organizzato un viaggio in Israele di circa 70 dirigenti e investitori tecnologici statunitensi, ha detto che si aspettava che le startup israeliane continuassero ad attingere a grandi somme e che l’economia del Paese alla fine si sarebbe ripresa. “Non ci importa se il rimbalzo economico richiede tre, sei, nove o dodici mesi. Siamo ottimisti a lungo termine su Israele”, ha affermato. Bain ha investito molto nelle aziende tecnologiche del Paese. Ad esempio ha speso oltre 100 milioni di dollari per la società di software Redis Labs, oltre a mettere denaro nella società di sicurezza informatica Armis. Miasnik ha riferito che stava cercando di aggiungere altre startup israeliane di sicurezza informatica al suo portafoglio.

Danny Schultz, amministratore delegato di Gotham Ventures, con sede a New York, ha affermato che nei prossimi 3-5 anni investirà nelle azioni di 10-20 startup israeliane in fase di crescita, soprattutto nel settore del fintech. “Nel momento in cui gli amministratori delegati israeliani hanno bisogno di più capitale, hanno anche bisogno di relazioni dall’altra parte dell’oceano, negli Stati Uniti e in Europa, per aiutare davvero a costruire le loro aziende”, ha detto.

Mentre Joy Marcus, co-fondatore di un nuovo fondo di venture capital chiamato The 98, punta solo su aziende tecnologiche guidate da donne che, a suo avviso, “stanno sconvolgendo l’industria israeliana”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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