Banche: 3 catalizzatori delle azioni nel 2022 - Borsa e Finanza

Banche: 3 catalizzatori delle azioni nel 2022

Banche: 3 catalizzatori delle azioni nel 2022

Il periodo pandemico è stato letale per le banche. La crisi che ha colpito tutti i settori si è prima di tutto riflessa sul sistema finanziario, che regge attraverso il denaro prestato quello produttivo. I crediti in sofferenza sono riemersi in maniera preoccupante al punto da spingere le Banche Centrali a sospendere i pagamenti dei dividendi e i piani di buyback azionario.

Con la riapertura delle attività e la ripresa economica dettate dalla vaccinazione di massa, gli istituti di credito hanno rialzato la testa e la cosa si è immediatamente riflessa in Borsa, con le azioni che nel 2021 hanno ottenuto grandi guadagni. Ad esempio l’SPDR S&P Bank ETF è salito di circa il 40% dall’inizio di quest’anno.

Banche: 3 motivi per comprare le azioni

Per il 2022 ci sono ancora delle incertezze, legate alla possibilità che riemergano nuove varianti dal Covid-19 in grado di frenare la ripresa economica, trasferendo nuove difficoltà e incertezze nel sistema produttivo. La minaccia di nuove chiusure è caratterizzata anche da una carenza degli approvvigionamenti che fa da cornice alla situazione attuale e che ancora vede flebili segnali di rallentamento. In sottofondo vi è il pericolo che la crisi immobiliare cinese si diffonda e contagi gli altri Paesi destabilizzando tutto il sistema finanziario globale.

Gran parte degli analisti però vede le azioni bancarie continuare a crescere anche durante il 2022, per effetto di 3 motivi. Il primo consiste nel rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. La Banca Centrale americana sta osservando da vicino le dinamiche inflazionistiche e, per quanto le reputa momentanee, non esclude che nel breve termine rischiano di surriscaldare l’economia mettendo a repentaglio la ripresa.

All’interno del FOMC sono in pochi a vedere un rialzo del costo del denaro prima del 2023, ma gli analisti scommettono che uno o due adeguamenti potrebbero avvenire già il prossimo anno. Questo avvantaggerebbe le banche, in quanto si allargherebbe lo spread tra quanto guadagnano sui prestiti concessi e quanto pagano sui depositi dei correntisti. Secondo l’analista di Oppenheimer, Chris Kotowski, due aumenti dei tassi si tradurrebbero in un incremento del 5% del margine di interesse.

Il secondo motivo consiste nel ritorno delle imprese agli investimenti, grazie alla ripresa economica e quindi alla crescita dei prestiti bancari dopo 2 anni di torpore. Soprattutto saranno i produttori di chip che aumenteranno i capitali impiegati per eliminare i problemi generati dalla crisi degli approvvigionamenti e soddisfare una domanda che in questo momento è esorbitante. Oppenheimer ritiene plausibile una crescita dei prestiti del 3% annuo nel 2022 e nel 2023, mentre è da escludere che si prosegua allo stesso ritmo dei precedenti 2 anni.

Il terzo e ultimo catalizzatore consiste nei multipli relativamente bassi del settore. Ad oggi le azioni bancarie scambiano a 13,8 volte gli utili previsti per il 2022 e a 1,8 volte il valore contabile tangibile. Negli ultimi 20 anni la media è stata per un rapporto price/earnings di 17,8 volte e per un prezzo azioni su valore contabile tangibile di 3,5 volte. Questo fa pensare che ci potrebbe ancora essere molto spazio per un rialzo delle quotazioni.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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