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Banche centrali area euro: in arrivo perdite miliardarie, ecco perché

Banche centrali area euro: in arrivo perdite miliardarie, ecco perché

Giovedì 23 febbraio la BCE pubblicherà le stime sui dati relativi alle perdite che le Banche centrali dell’area euro avrebbero accumulato dopo anni di quantitative easing. Gli istituti monetari hanno acquistato negli ultimi anni una quantità enorme di obbligazioni quando i rendimenti erano a livelli molto bassi, proprio in seguito alle loro politiche ultra-espansive. Con il rialzo dei rendimenti seguito alla svolta restrittiva, i titoli di Stato e corporate accumulati dalle Banche centrali hanno perso valore, inoltre continuano a non rendere nulla o quasi. Per contro, la liquidità depositata dalle banche nei forzieri centrali viene oggi di nuovo remunerata a un tasso positivo. Secondo Daniel Gros, membro del consiglio del Centro per gli Studi Politici Europei di Bruxelles, le Banche centrali nazionali pagano interessi al 2,5%, mentre le obbligazioni a cedola fissa su cui hanno investito in media fruttano un ritorno dello 0,5%.

Le perdite potrebbero essere rilevanti se si tiene conto che durante la pandemia la Banca centrale europea ha creato liquidità per 5.000 miliardi di euro in titoli di Stato con lo scopo di stabilizzare i mercati finanziari e gran parte di quei fondi sono tornati come depositi. “I risultati diventeranno negativi per molte banche già nel 2022, a causa della mancata corrispondenza dei tassi di interesse su attività e passività”, ha detto il governatore della Banca del Portogallo Mario Centeno. “Ci finanziamo ora a tassi di interesse più alti, che non corrispondono al rendimento delle obbligazioni e di tutti i tipi di debito nel bilancio della Banca centrale”.

 

Bundesbank la più colpita

Il rapporto della BCE di questa settimana metterà in ansia in particolare la Bundesbank. Gros stima che l’istituto centrale tedesco registrerà piccole perdite per il 2022, che potrebbero però salire a 26 miliardi di euro nel 2023 se i tassi della BCE rimarranno quelli attuali. Questo significherebbe che i 20 miliardi di euro che la banca guidata da Joachim Nagel ha accantonato per eventuali perdite derivanti dagli acquisti di asset, oltre a 5 miliardi di euro di capitale e riserve, potrebbero non essere sufficienti. Tutto ciò per una qualsiasi azienda starebbe a significare insolvenza. Per la Bundesbank invece probabilmente ci sarà un richiamo sui rendiconti finanziari annuali e “un’infusione di capitale da Berlino entro fine anno”, riferisce Gross.

Altre Banche centrali dell’area euro sono in condizioni relativamente migliori rispetto alla Bundesbank. Gros prevede che le perdite in Francia ammonteranno a 17 miliardi di euro, in Italia a 9 miliardi e in Olanda a 5 miliardi. Una di quelle che avrà subito meno l’impatto dei tassi più alti probabilmente sarà la Banca di Grecia: i suoi acquisti sono stati più limitati in questi anni e soprattutto hanno riguardato obbligazioni nazionali a rendimento più elevato.

 

Banche centrali area euro: come coprire le perdite?

Adesso si pone il problema di come colmare l’enorme deficit che le Banche centrali dell’area euro hanno collezionato. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), gli istituti possono benissimo operare con un patrimonio netto negativo senza andare in bancarotta. E inoltre il gap negativo non influenzerà la politica monetaria. “La linea di fondo per le Banche centrali non è il profitto, ma il bene pubblico”, ha affermato Agustin Carstens, il numero uno della BRI .

Tuttavia, la BCE potrebbe chiedere che i governi nazionali vadano in soccorso sborsando denaro per finanziare le rispettive Banche centrali. Anzi, è possibile anche che l’Eurotower stessa possa avere bisogno di aiuti. L’avvertimento era stato lanciato lo scorso anno dal governatore della Banca nazionale olandese Klaas Knot, che aveva affermato come le perdite cumulative sarebbero state considerevoli e “in casi estremi sarebbe stato necessario un contributo di capitale da parte dei contribuenti”. La situazione è un po’ paradossale in quanto, in un periodo storico in cui i governi avrebbero bisogno del sostegno delle loro Banche centrali, si andrebbero a rovesciare le posizioni.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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