Banche centrali: ecco i canali di trasmissione della politica monetaria espansiva
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Banche centrali: ecco i canali di trasmissione della politica monetaria espansiva

Banche centrali: ecco i canali di trasmissione della politica monetaria espansiva

Una delle modalità che le istituzioni possono adottare per rilanciare l’economia di un Paese è quella di attuare una politica monetaria espansiva attraverso le Banche centrali. Dopo la grande crisi del 2008, tutti i più grandi istituti monetari del mondo hanno attuato forme di accomodamento monetario per affrontare un periodo di depressione economica, caratterizzata da scarsa crescita e alta disoccupazione.

Gli Stati Uniti, epicentro della crisi, sono stati i primi a mettere in campo un programma di quantitative easing in risposta alla tempesta finanziaria dei mutui subprime. A ruota hanno seguito la Gran Bretagna e più tardi l’Unione Europea, quando si è aggiunta la questione dei debiti sovrani che rischiava di far saltare l’equilibrio finanziario del Vecchio Continente. In Giappone, una politica monetaria ultraespansiva ha avuto luogo ancora prima, per un problema legato alla deflazione che da un ventennio albergava nell’economia della terza potenza mondiale.

 

Politica monetaria espansiva: cos’è, come funziona e quali sono gli strumenti di trasmissione

La politica monetaria espansiva consiste nell’aumento della quantità di moneta in circolazione che impatta sull’economia reale. Affinché le variabili monetarie influenzino quelle reali è necessario che esista il monopolio dell’emissione di un’attività finanziaria non sostituibile come la moneta da parte di un istituto quale la Banca centrale di un Paese. Aumentare la base monetaria significa mettere a disposizione di tutti i componenti del sistema economico, ossia banche, imprese e famiglie, una quantità di moneta maggiore per effettuare prestiti, acquisti e investimenti. In questo modo, tutto il sistema economico ne trarrebbe giovamento grazie all’aumento della domanda che determina la crescita del Paese.

I meccanismi di trasmissione della politica monetaria espansiva di una Banca centrale sono diversi, ognuno con determinate funzioni. A seconda delle circostanze e del periodo storico, un istituto monetario può utilizzarli in contemporanea oppure singolarmente. Le principali leve che possono essere azionate sono tre. Vediamole di seguito.

 

Tassi di interesse

Le Banche centrali tendono a tagliare i tassi di interesse quando vogliono aumentare la quantità di moneta in circolazione. In pratica, le banche che chiedono prestiti all’istituto centrale pagano un onere finanziario più basso e in questo modo sono più incentivate ad accedere ai finanziamenti. Tali prestiti possono essere richiesti portando allo sconto i titoli di Stato o le obbligazioni private detenute in portafoglio; per questo il tasso di riferimento della Banca centrale è denominato anche tasso ufficiale di sconto.

Avendo maggiore liquidità a disposizione, le banche la utilizzano per prestarsi denaro tra di loro, ma anche e soprattutto per finanziare le imprese e le famiglie, le quali hanno maggiore facilità di accesso grazie a tassi più bassi. In questo modo, le aziende investono di più e le famiglie accrescono i consumi. Lo stesso effetto si ottiene con i tassi sui depositi presso la Banca centrale. Quando vengono ridotti, gli istituti di credito sono poco incentivati a depositare liquidità presso l’autorità monetaria e quindi mettono maggiormente denaro in circolo.

La riduzione del costo del denaro agisce anche attraverso il tasso di cambio. La moneta domestica viene indebolita, perché a quel punto renderà di meno rispetto alle altre valute. Ciò stimola gli acquisti delle divise straniere e le vendite della valuta nazionale. Di conseguenza, i prodotti venduti all’estero diventano più economici, quindi più competitivi. Giocoforza, salgono le esportazioni e aumentano le entrate per il Paese.

 

Operazioni di mercato aperto

Con le operazioni di mercato aperto, una Banca centrale aumenta la quantità acquistata di obbligazioni pubbliche e private che vengono emesse sul mercato. L’istituto può agire direttamente sui mercati primari, se è prestatore di ultima istanza, oppure su quelli secondari acquistando i titoli dalle banche private. Nel mercato aperto dei titoli di Stato, le aste sono gestite dalla Banca centrale che decide quali banche devono essere aggiudicatarie dei titoli, applicando un preciso regolamento.

Le operazioni di mercato aperto nel mercato secondario possono realizzarsi soprattutto attraverso le operazioni pronti contro termine e l’emissione dei certificati di debito. Nel primo caso la Banca centrale acquista a pronti e vende a termine a prezzo maggiorato, applicando però un tasso di interesse più contenuto per favorire la liquidità delle banche. Nel secondo caso, l’istituto centrale acquista titoli sotto la pari e ottiene il rimborso a scadenza massima di un anno al valore nominale.

Tali operazioni sono molto importanti perché tendono ad aumentare i prezzi dei bond e diminuire i rendimenti. In questo modo, lo Stato e le aziende private trovano più conveniente indebitarsi per finanziare le spese e gli investimenti, quindi aumenta la domanda sul mercato con riflessi positivi nell’economia. Con questo meccanismo, il denaro in circolazione cresce, poiché l’offerta aggregata di moneta sale con l’emissione di cartamoneta della Banca centrale.

 

Coefficiente di riserva obbligatoria

La riserva obbligatoria è una quota che le banche private sono obbligate a versare presso la Banca centrale, in percentuale delle risorse monetarie. Quando l’istituto monetario vuole aumentare la circolazione di denaro riduce il coefficiente di riserva obbligatoria, così gli istituti di credito hanno a disposizione maggiore liquidità da poter immettere nel sistema interbancario e per i prestiti all’economia reale.

 

Banche centrali: il contraccolpo dell’inflazione

Una politica monetaria espansiva genera inflazione, in quanto stimola la domanda e quindi fa crescere il prezzo dei prodotti acquistati. Questo è positivo se tale crescita si mantiene a livelli contenuti, perché è un segnale di salute per un’economia. Secondo la gran parte delle Banche centrali, un aumento dei prezzi del 2% è il livello ideale che delinea un’economia sana.

Quando invece l’aumento dei prezzi è eccessivo scattano segnali di allarme, in quanto è altamente probabile che la crescita economica sia disordinata e improntata sull’indebitamento. In tal caso, si dice che una politica monetaria espansiva ha generato il surriscaldamento dell’economia. Ed è a quel punto che gli istituti centrali decidono per una maggiore restrizione monetaria, adottando provvedimenti contrari rispetto a quelli su esposti al fine di raffreddare la domanda.

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