Banche europee: 3 grandi rischi sottovalutati dagli investitori
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Banche europee: 3 grandi rischi sottovalutati dagli investitori

Banche europee: 3 rischi sottovalutati dagli investitori

Gli investitori stanno premiando particolarmente le banche europee in questi primi 2 mesi del 2022. Dall’inizio dell’anno infatti gli istituti finanziari del Vecchio Continente hanno fatto meglio rispetto a quelli americani. Questo è un evento abbastanza desueto, almeno considerando quanto è successo dopo la Grande Crisi del 2008. Da allora infatti le banche USA sono state avvantaggiate da diversi fattori rispetto alle rivali europee, come ad esempio una maggiore presenza a sostegno da parte della Federal Reserve in confronto alla Banca Centrale Europea, un’economia statunitense costantemente più in salute e una maggiore propensione all’investment banking, agevolato dai rialzi azionari e dalla possibilità di prendere a presto praticamente a tassi zero.

Il quadro però adesso sembra essere mutato. Tassi d’interesse più elevati stanno fornendo carburante a quelle aziende di credito che dipendono in maniera particolare dai prestiti, tipo Commerzbank. La banca tedesca infatti ha rilasciato nell’ultima trimestrale risultati non eccezionali, ma il mercato ha apprezzato le aspettative sull’aumento dei rendimenti che hanno fatto brillare il titolo in Borsa da inizio anno. L’istituto al riguardo ha riferito che il guadagno aggiuntivo derivante dal margine d’intermediazione ammonterebbe a oltre 1 miliardo di euro. Quanto è bastato per rispolverare la distribuzione dei dividendi, stando alle intenzioni del management. Anche la banca spagnola Santander si è esaltata in Borsa, dopo aver previsto un aumento delle entrate per effetto di tassi più alti e promesso ritorni più importanti per gli azionisti.

 

Banche europee: i rischi da cui guardarsi

Il problema è che il tema dei tassi per le banche europee è di importanza cruciale, ma vi sono altri eventi contrarian che possono incidere notevolmente sulle quotazioni azionarie e che gli investitori probabilmente stanno sottovalutando. In particolare se ne possono citare 3.

Il primo riguarda l’argomento del momento, ossia la crisi tra Russia e Ucraina che ormai si trovano a un passo dalla guerra. Gli istituti coinvolti nelle Regioni sono diversi, tra cui Société Générale e Unicredit, le cui azioni sono in crescita dall’inizio dell’anno di circa il 6%. Ma cosa succederebbe se la situazione dovesse degenerare, in rapporto anche alle sanzioni che possono scattare dall’Europa e che coinvolgono tutto il sistema bancario? Ovviamente il grosso punto interrogativo vedrà scoperta la portata nel momento in cui Putin dovesse veramente invadere il territorio ucraino su larga scala, dopo aver fatto le prove generali riconoscendo l’autoproclamazione delle Repubbliche separatiste nel Donbass.

Il secondo rischio concerne l’inflazione. Margini d’interesse più elevati dovranno essere rapportati all’aumento dei prezzi e alla perdita conseguenziale di valore degli asset. L’aumento dei costi dei mutui unito al costo della vita, con particolare riferimento alle bollette energetiche, potrebbe determinare le condizioni per una tempesta perfetta derivante dallo scoppio di una bolla immobiliare. Le ricadute sul sistema bancario di questa eventualità conosciamo bene a quali conseguenze possono portare; in questo la crisi del 2008 ha insegnato molto.

Il terzo rischio ha a che fare con la diversificazione geografica. Alcune banche come HSBC devono affrontare un rischio politico in Cina ad esempio, dove vi è un’esposizione importante nelle attività immobiliari. Le aziende di credito spagnole poi hanno una grande presenza in America Latina, in cui sono presenti diverse tensioni di carattere politico e fiscale e dove la svalutazione monetaria e il Dollaro USA forte possono mettere a repentaglio il valore degli investimenti nel territorio.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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