Le banche europee sono state sottoposte a una profonda ristrutturazione dopo la grande crisi del 2008 e la tempesta dei debiti sovrani del 2011. In questo contesto, i governi hanno esercitato un ruolo di primo piano, intervenendo con operazioni di salvataggio e acquisendo importanti partecipazioni. Queste ultime, tuttavia, sono state almeno in parte liquidate via via che l’opera di risanamento degli istituti di credito procedeva. Ecco, allo stato attuale le principali banche europee in cui c’è una presenza più o meno importante dello Stato, quali sono i movimenti in corso e gli obiettivi delle istituzioni pubbliche.
Banca Mps
Non si può non partire con il salvataggio della Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps) da parte del governo italiano nel 2017, dopo un lungo periodo di mala gestio e scandali finanziari. Il Ministero dell’economia e delle finanze è diventato primo azionista con una quota del 70% sfidando, in accordo con l’Europa, le regole del bail-in. Il patto presupponeva la condizione di uscita dal capitale nell’arco di un tempo che si è prolungato a causa delle difficili condizioni della banca. Condizioni che rendevano complicato realizzare l’obiettivo del governo di operare una fusione con un altro grande istituto di credito. Dopo diversi aumenti di capitale costati ai contribuenti oltre 10 miliardi di euro, Palazzo Chigi ha cominciato a vendere le quote gradualmente, scendendo prima al 64%, poi al 39% e via via all’11,7% del capitale attuale. Tale partecipazione residua consente ancora di conservare la maggioranza nell’azionariato della banca senese, ma il grande obiettivo del Mef è quello di creare un terzo polo finanziario nazionale attraverso una combinazione con un’altra banca da affiancarsi ai due giganti Intesa Sanpaolo e Unicredit. Per tale ragione, il 24 gennaio 2025 Mps ha lanciato un’offerta pubblica di scambio su Mediobanca.
Commerzbank
La presenza dello Stato tedesco nel capitale di Commerzbank parte dalla grande crisi del 2008. Nel 2009 il Soffin – fondo straordinario federale per la stabilizzazione dei mercati finanziari – ha sottoscritto un aumento di capitale per arrivare al controllo del 25% della seconda banca tedesca. Superato lo tsunami del 2011 con le banche tedesche in subbuglio per il default del debito greco, la partecipazione del Soffin è scesa al 17,5% nel 2013 e al 15,6% nel 2018. Tale quota consentiva al governo di mantenere lo status di primo azionista della banca. Nel settembre 2024, un collocamento del 4% attraverso un accelerated bookbuilding ha permesso a Unicredit di acquistare tutte le azioni della sottoscrizione, alle quali poi ha aggiunto un altro 5% di acquisti sul mercato, salendo al 9% del capitale e diventando così il principale azionista. In seguito, la banca guidata da Andrea Orcel è arrivata al 28% attraverso strumenti derivati e ha ricevuto l’autorizzazione da parte della Banca centrale europea a salire fino al 29,9%.
Bnp Paribas
Bnp Paribas è stata nazionalizzata dal governo francese nel 2009 con il 17% del capitale azionario. In precedenza, fino al 1993, la banca è stata di proprietà dello Stato, che deteneva una quota dell’83%. Fu privatizzata, ma lo scoppio della crisi finanziaria del 2008 portò a un nuovo intervento dell’Eliseo. L’operazione fu svolta nell’ambito del piano di sostegno alle banche promosso dall’allora presidente Nicolas Sarkozy. Il governo ricorse alle azioni privilegiate per 5,1 miliardi di euro, il che non dava diritto di voto in assemblea, attraverso il veicolo finanziario Sppe (Société de Prise de Partecipation de l’Etat), controllato al 100% dallo Stato francese.
Natwest Group
Natwest Group è stata un’altra banca salvata dal governo – in questo caso britannico – dalle sabbie mobili della grande crisi del 2008. Sull’orlo del fallimento, quella che allora si chiamava Royal Bank of Scotland ha visto l’intervento dello Stato prima con l’acquisizione del 57,9% delle azioni e in un secondo momento con il rastrellamento di un’ulteriore partecipazione per arrivare all’84%. Nel 2015 è iniziata la privatizzazione, con il collocamento di un pacchetto del 5,4%. Nel 2018 le vendite del governo hanno ridotto la partecipazione al 62,4% e sono proseguite ininterrottamente dal 2021 al 2024. L’ultima cessione è arrivata a metà dicembre dello scorso anno, con cui il governo ha portato la sua quota al 9,9%.
Abn Amro
Nel 2007 la banca olandese Abn Amro fu rilevata da un consorzio di istituti finanziari internazionali formato da Fortis, Royal Bank of Scotland e Banco Santander Central Hispano. Fortis tuttavia non fu in grado di finanziare la sua parte e così Abn Amro venne nazionalizzata dai Paesi Bassi nel 2008 con un investimento di 24 miliardi di euro. Nel 2023 la partecipazione risultava del 56%, prima di una riduzione al 49,5%. Lo scorso anno lo Stato ha ceduto un altro 9,5% scendendo al 40% e incassando la somma di 1,17 miliardi di euro. In seguito ha annunciato un piano per ridurre la quota al 30%.
CaixaBank
Lo Stato spagnolo è proprietario di una quota del 17% del capitale di CaixaBank, a seguito della fusione avvenuta nel 2021 tra CaixaBank a Bankia. Con il via libera dell’Antitrust spagnolo, Criteria Caixa, la holding di controllo attraverso la Fondazione “la Caixa”, è divenuto il primo azionista della nuova banca con una partecipazione del 30%. Il Frob, il fondo spagnolo di ristrutturazione bancaria controllato dallo Stato è il secondo azionista. L’obiettivo del governo è comunque di vendere la quota, ma il processo di cessione ha subito diverse proroghe. L’ultima a febbraio di quest’anno, con la quale lo Stato ha deciso di procrastinare la scadenza fino al 2027.
Belfius
Belfius è una banca belga che proviene dallo smantellamento del gruppo Dexia Banque Belgique nel 2012. Lo Stato belga ha acquistato interamente l’istituto per 4 miliardi di euro.
Crédit Lyonnaise
Crédit lyonnais fu completamente nazionalizzata nel 1982, esattamente come le altre grandi banche francesi. Nel corso degli anni ha rischiato più volte la bancarotta. Nel 1999 arrivò privatizzazione ma con alcuni paletti: lo Stato avrebbe tratteunto il 20% del capitale e nessun azionista avrebbe potuto appropriarsi più di un decimo delle azioni senza l’autorizzazione del governo. Per il salvataggio della banca, il Tesoro francese ha sborsato svariati miliardi di euro, se si conta anche un prestito di 4,5 miliardi di euro del 2013.









