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Banche europee: la BCE vede segnali di stress

Il fiume Main di Francoforte al tramonto e, sullo sfondo, l'Eurotower sede della BCE - Foto di diegograndi

La BCE ha lanciato un monito sulle banche europee: l’aumento delle insolvenze sui prestiti e dei ritardi nei rimborsi stanno evidenziando  segnali di stress nel sistema. L’avvertimento è arrivato da parte dell’istituto centrale nell’ambito della revisione semestrale sulla stabilità finanziaria. “È probabile che un periodo prolungato di tassi di interesse alti porti accantonamenti più elevati che freneranno la redditività in futuro” ha affermato l’Eurotower. Gli stessi funzionari della BCE stanno esortando le banche europee ad aumentare gli accantonamenti per coprire le perdite crescenti derivanti dal deterioramento degli attivi. Nell’ultimo anno l’istituto guidato da Christine Lagarde ha aumentato il costo del denaro fino al 4,5%, il che ha determinato un aumento dei costi di finanziamento delle aziende di credito e ha colpito i volumi dei prestiti.

 

Banche europee: 3 venti contrari per la BCE

Secondo la Banca centrale europea ci sono 3 fattori che possono deteriorare la redditività delle banche. Il primo riguarda l’aumento dei costi di finanziamento per effetto dei tassi più elevati che gli istituti di credito devono riconoscere ai depositanti per evitare la fuga dei risparmi verso forme alternative di impiego del denaro. Il secondo si riferisce all’aumento delle insolvenze sui prestiti dovuto all’indebolimento dell’economia e alla risalita degli oneri sul debito. Il terzo allude a un calo sostanziale dei volumi dei prestiti.

“I tassi di insolvenza sulle esposizioni sia societarie che retail hanno iniziato ad aumentare e anche la quota di prestiti scaduti da meno di 90 giorni ma ancora in esecuzione è aumentata e si attesta al di sopra dei livelli storicamente bassi visti nel 2022” ha affermato Francoforte.

 

Il rischio dei crediti deteriorati

La tendenza in atto rischia di tradursi in un aumento dei crediti deteriorati, cosa che si verifica quando i pagamenti iniziano ad avere ritardi di alcuni trimestri. “I Paesi con tassi prevalentemente variabili potrebbero vedere un deterioramento più pronunciato della qualità degli attivi se il mercato del lavoro dovesse indebolirsi, aumentando la stretta sulle famiglie a causa dell’incremento dei costi del servizio del debito ipotecario e del costo della vita più elevato” ha avvertito la BCE.

In questo contesto il settore immobiliare potrebbe essere una mina vagante. La recente flessione del mercato comincia a preoccupare in quanto causa di un aumento dei crediti deteriorati “sia nei prestiti alle società immobiliari commerciali sia nei mutui residenziali”. Tuttavia, sottolinea la BCE, nel secondo trimestre si sono registrati afflussi netti per circa 2,5 miliardi di euro tra i prestiti immobiliari commerciali e per 1 miliardo di euro tra i prestiti al consumo.

Il livello dei crediti deteriorati è sceso costantemente rispetto a un decennio fa, quando l’eurozona era stata investita dalla crisi del debito sovrano. Da allora a oggi si è passati da un picco del 7,5% a quasi il 2% rispetto ai prestiti totali. Inoltre la BCE ha precisato che “il sistema bancario è ben posizionato per far fronte a un deterioramento della qualità degli attivi grazie ai suoi forti livelli di capitale e liquidità e all’aumento della redditività, che ha recentemente raggiunto il livello più alto da oltre un decennio”. La sua resilienza si è vista soprattutto nella scorsa primavera, quando negli Stati Uniti sono fallite tre importanti banche (Silicon Valley Bank, Signature Bank e Silvergate Bank) e una (First Republic Bank) è stata salvata in extremis da JPMorgan Chase. Mentre in Europa, Credit Suisse si è fusa con UBS per evitare il fallimento.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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