Quattordici anni dopo il primo annuncio, l’Unione bancaria europea è ancora un cantiere aperto. La Commissione prova oggi a rimetterlo in moto con una comunicazione che allenta i vincoli sulle fusioni transfrontaliere, ridimensiona il peso dei veti nazionali e apre un fronte delicato sulla concentrazione di titoli di Stato nei bilanci bancari, questione che riguarda da vicino l’Italia e i suoi Btp.
La proposta si inserisce nella strategia più ampia della Savings and Investments Union (Siu) e punta a smontare le barriere che ancora frammentano il settore per linee nazionali, rilanciando la competitività degli istituti europei rispetto a Stati Uniti e Regno Unito.
In questo articolo:
- Banche europee, le criticità individuate da Bruxelles
- Meno spazio ai veti degli Stati sulle fusioni
- Banche europee, si riapre il dossier titoli di Stato
- La rotta di Bruxelles su Basilea III
Banche europee, le criticità individuate da Bruxelles
Prima di arrivare alle misure, la Commissione ha voluto mettere a fuoco le cause della debolezza strutturale del settore. Dopo una consultazione pubblica e un confronto con Stati membri, operatori del settore e autorità di vigilanza, l’esecutivo comunitario ha individuato tre criticità che limitano la capacità del settore bancario di sostenere l’economia dell’Unione. La prima riguarda la frammentazione lungo linee nazionali, che impedisce alle banche europee di crescere di scala e di competere a livello globale nei segmenti di mercato chiave. La seconda riguarda le modalità con cui gli standard bancari internazionali di Basilea III sono recepiti nell’ordinamento comunitario, non sempre coerenti con le caratteristiche specifiche del sistema bancario europeo. La terza riguarda la complessità di alcune parti del quadro normativo, in particolare l’interazione tra regole microprudenziali, macroprudenziali e di risoluzione, oltre agli obblighi di rendicontazione, che la Commissione giudica eccessivamente onerosi. La presidente von der Leyen ha collegato l’iniziativa alla crescita economica del continente, sottolineando che “far circolare i capitali è il modo in cui faremo crescere l’Europa”.
Meno spazio ai veti degli Stati sulle fusioni
Il primo dei tre obiettivi della comunicazione riguarda la rimozione degli ostacoli all’attività bancaria transfrontaliera e l’integrazione del mercato unico. La Commissione delinea un percorso per ridurre le barriere prudenziali e non prudenziali che oggi limitano le operazioni tra Paesi diversi, in modo che le banche europee possano raggiungere le dimensioni necessarie per competere sui mercati globali.
In questo quadro, l’esecutivo comunitario si è già impegnato a utilizzare i propri strumenti di enforcement contro gli Stati membri che con interventi ingiustificati frenano fusioni e acquisizioni transfrontaliere, quando tali interventi violano i principi della libera circolazione dei capitali e dei servizi o la libertà di stabilimento. Sempre nell’ambito di questo primo obiettivo, la comunicazione prevede un monitoraggio più stretto dei quadri nazionali in materia di antiriciclaggio e tutela dei consumatori, con l’obiettivo di rendere più agevole l’offerta di servizi bancari a livello transfrontaliero.
Banche europee, si riapre il dossier titoli di Stato
All’interno dello stesso obiettivo, la Commissione propone di consentire ai gruppi bancari transfrontalieri di gestire capitale e liquidità con maggiore efficienza in tutta l’Unione, redirigendo i fondi in eccesso verso le aree in cui possono risultare più produttivi, senza compromettere la capacità di finanziare le economie locali né la stabilità finanziaria del mercato unico. Una stima della Banca centrale europea citata nella bozza della comunicazione indica che l’allentamento di questi vincoli potrebbe rendere disponibili circa 230 miliardi di euro di attività liquide di alta qualità già presenti nei bilanci delle banche, liquidità esistente e non nuove risorse, redistribuibile con maggiore efficienza all’interno dei gruppi.
Per quanto riguarda la tutela dei depositi, la Commissione supera il progetto Edis del 2015, sostituendolo con un meccanismo comune di protezione più semplice ed efficace, basato sulle reti di sicurezza centrali e nazionali esistenti, oggi interamente finanziate, senza arrivare a una piena mutualizzazione dei rischi tra gli Stati membri. Resta aperto, e destinato a tornare al centro del dibattito nei prossimi mesi, il capitolo dedicato alle esposizioni sovrane: la Commissione annuncia l’intenzione di proporre ulteriori misure per affrontare il rischio di un’eccessiva concentrazione di titoli di Stato nei portafogli bancari e di incoraggiare la diversificazione di tali esposizioni, senza specificare se saranno introdotti limiti quantitativi, requisiti patrimoniali aggiuntivi o incentivi.
Il tema riguarda direttamente il debito pubblico italiano, tra i più consistenti dell’Unione. Secondo i dati del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, i titoli di Stato italiani in circolazione al 30 giugno 2026 ammontavano a 2.720,3 miliardi di euro, con una vita media del debito pari a 6,95 anni. Nella composizione dei titoli in circolazione, i Btp rappresentano il 70,52% del totale.
La rotta di Bruxelles su Basilea III
Il secondo obiettivo della comunicazione riguarda l’applicazione degli standard internazionali tenendo conto delle specificità del sistema bancario europeo, attraverso una rivalutazione di alcune modalità di recepimento delle regole di Basilea III che potrebbero limitare la capacità di prestito degli istituti, insieme a possibili revisioni delle norme prudenziali e di governance societaria in relazione a dimensione, modelli di business e attività delle banche.
Il terzo obiettivo riguarda la semplificazione del quadro normativo, con la razionalizzazione della struttura patrimoniale, una maggiore armonizzazione dei buffer macroprudenziali, la standardizzazione dei requisiti e delle procedure di risoluzione e un adeguamento dei criteri per la definizione di istituti piccoli e non complessi, destinati a un regime con minori adempimenti.
La Commissione ha aperto una fase di raccolta di osservazioni da parte degli stakeholder nei prossimi mesi e prevede di presentare entro il primo trimestre del 2027 un pacchetto di proposte legislative per tradurre in norme gli obiettivi della comunicazione, in linea con la roadmap One Europe, One Market. La commissaria ai Servizi finanziari e alla Savings and Investments Union, Maria Luís Albuquerque, ha indicato che “le sfide sono chiare” e che ora serve la determinazione ad agire, richiamando la necessità per le banche europee di crescere di scala, consolidarsi e competere a livello globale.









