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Basilea 3: ecco perché favorisce le banche europee su quelle USA

L'immagine mostra due sportelli automatici di un istituto bancario, affiancati e sormontati dalla scritta bank

“Basilea 3 End Game” non è il titolo di un videogioco di successo ma è qualcosa con cui le grandi banche statunitensi dovranno imparare a “giocare”. Si tratta infatti della proposta di regolamentazione introdotta il 27 luglio 2023 dall’Autorità federale degli Stati Uniti che aumenta sostanzialmente le richieste di requisiti patrimoniali. La sua entrata in vigore è prevista per l’1 luglio 2025. Entro quella data i principali attori bancari statunitensi, con asset pari o superiori a 100 miliardi di dollari dovranno adeguarvisi.

Secondo un recente studio di Oliver Wyman, “How european wholesale banks can seize the moment” (Come le banche europee possono sfruttare il momento), la normativa dovrebbe aiutare gli istituti finanziari del Vecchio continente a colmare il divario di redditività rispetto a quelli USA.

 

Norme USA più severe di quelle europee

Che la nuova normativa dia fastidio alle banche USA si capisce dal commento rilasciato dal Bank Policy Institute, lobby apartitica che rappresenta i gruppi finanziari americani, secondo cui “l’incremento dei requisiti di capitale è totalmente ingiustificato e avrà serie conseguenze negative sull’economia”. In media, spiega il BPI, l’incremento dei requisiti di capitale richiesto è del 16%, pari a oltre 160 miliardi di dollari, e limiterà la disponibilità delle banche nell’offrire mutui, prestiti per acquistare automobili, emissioni di carte di credito e altri prodotti, a tassi competitivi.

L’effetto potenziale sull’economia è stato stimato dallo stesso Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ed evidenziato dal Bank Policy Institute: “Un punto percentuale di requisiti patrimoniali riduce il PIL annuo fino a 16 punti base, equivalenti a una perdita di circa 42 miliardi di dollari di produzione statunitense all’anno. Le banche soggette a questa proposta rappresentano quasi l’80% delle attività del settore bancario e i requisiti patrimoniali sono destinati ad aumentare di circa 2 punti percentuali quindi la norma proposta ridurrebbe permanentemente il PIL annuale degli Stati Uniti di più di 67 miliardi di dollari ogni anno”. È da osservare che il PIL degli Stati Uniti supera i 23.000 miliardi di dollari.

Per Oliver Wyman “le attuali proposte delle autorità statunitensi, se attuate, comporterebbero un aumento del 35% delle attività ponderate per il rischio (risk-weighted assets, RWA) per le banche americane a livello globale e per le filiali statunitensi di banche internazionali, rispetto ad appena il 15% per le banche del Vecchio continente sulla base delle proposte europee. Anche se sono ancora possibili delle modifiche, le nuove regole potrebbero portare a una riduzione della redditività di 2-3 punti percentuali per le banche wholesale statunitensi, rispetto a 0-1 punti percentuali per le banche europee, andando dunque a colmare gran parte del divario attualmente in favore degli istituti americani”.

Il grafico a candele orizzontali mostra l'entità dei ricavi attesi in uscita dalle banche USA con l'entrata in vigore della nuova regolamentazione
Fino a 35 miliardi di dollari di ricavi fluiranno dalle big bank USA ad altre istituzioni finanziarie – Fonte: Oliver Wyman

Basilea 3: un’opportunità da 35 miliardi di dollari

Lo studio di Oliver Wyman stima in 35 miliardi di dollari le perdite di ricavi che le banche USA coinvolte potrebbero subire. Attività che potrebbero essere assorbite da altri attori. Le banche europee potrebbero incamerare fino alla metà della cifra. L’altra metà prenderebbe la strada di istituzioni finanziarie non bancarie, fondi di private credit e fornitori di liquidità non bancari.

“Dopo una lunga ristrutturazione,” spiega Claudio Torcellan, Market Leader per il Sud-Est Europa di Oliver Wyman, “il settore del wholesale banking europeo poggia ora su fondamenta robuste che consentono di ottenere solidi rendimenti. Le prospettive dei ricavi del mercato sono costruttive e il panorama normativo potrebbe creare ulteriori opportunità di guadagnare quote e rafforzare i rendimenti. La partita si giocherà sul trading (soprattutto fixed income), sui derivati e sul lending strutturato, tutte aree che vedono le banche italiane particolarmente ben posizionate, a condizione che siano pronte a fare scelte strategiche coraggiose sul medio-lungo termine, per rafforzare le proprie divisioni di corporate & investment banking. In un momento in cui il nostro Paese si confronta con la necessità di sostenere il PIL per coprire il debito, e di finanziare la transizione climatica, oltre che con il tema delle privatizzazioni, si tratta di un treno che non possiamo permetterci di perdere” afferma Claudio Torcellan, market leader per il Sud-Est Europa di Oliver Wyman.

In particolare, conclude lo studio, per sfruttare l’opportunità offerta da Basilea 3, gli istituti di credito nazionali dovrebbero mettere in atto le seguenti azioni:

 

  1. Concentrare le risorse in aree più profittevoli in cui espandersi a costi marginali più bassi;
  2. Attivare partnership con attori non bancari nell’ambito della transizione strutturale verso il private credit;
  3. Favorire una maggiore collaborazione tra l’attività bancaria wholesale e altre aree come il wealth management e le attività di banca commerciale;
  4. Prestare attenzione all’efficienza in termini di costi, utilizzando la leva dell’automazione.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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