S&P Global Ratings accende i riflettori sulle banche europee e sui legami con il mercato del private credit. L’agenzia di rating afferma che le esposizioni dirette degli istituti del continente verso i fondi di credito privato restano nel complesso contenute e non rappresentano, allo stato attuale, una minaccia sistemica. Tuttavia, la forte crescita del settore e l’elevata concentrazione dei prestiti verso le società software inducono cautela.
Secondo S&P, le sette maggiori banche europee detengono circa 108 miliardi di euro di esposizione verso fondi di private credit, pari a circa il 2% del totale dei prestiti alla clientela. Una quota modesta, ma sufficiente a richiamare l’attenzione degli analisti e delle autorità di vigilanza, soprattutto in un contesto macroeconomico più fragile e con segnali di deterioramento in alcuni portafogli.
In questo articolo:
- Il boom del private credit e i primi segnali di tensione
- S&P: rischio gestibile, ma le banche europee diventano più prudenti
Il boom del private credit e i primi segnali di tensione
Il private credit ha registrato una crescita impressionante negli ultimi anni. In Europa gli asset in gestione sono saliti a circa 500 miliardi di dollari alla fine del 2025, rispetto ai 300 miliardi di fine 2020. Le banche europee hanno avuto un ruolo centrale in questa espansione, fornendo finanziamenti ai fondi sia attraverso portfolio financing, garantiti dai prestiti originati dai fondi stessi, sia mediante subscription lines, linee di credito ponte in attesa dei richiami di capitale agli investitori.
S&P sottolinea che queste esposizioni hanno finora mostrato una buona qualità creditizia e livelli di garanzia confortanti. I portfolio financing presentano generalmente rapporti loan-to-value compresi tra il 50% e il 60%, mentre le subscription lines possono arrivare fino al 90%, ma sono assistite dagli impegni contrattuali degli investitori finali.
Il punto critico riguarda la crescente concentrazione del private credit nel settore software. Secondo le stime della Bank for International Settlements, i prestiti globali concessi dai fondi di private credit alle società software-as-a-service sono aumentati da meno di 8 miliardi di dollari nel 2015 a oltre 500 miliardi alla fine del 2025, pari al 19% del totale dei prestiti diretti. L’emergere di società native dell’intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione i modelli di business delle software house tradizionali e alimenta dubbi sulla sostenibilità di parte di queste esposizioni.
Le prime crepe sono già emerse. Nel primo trimestre 2026 Hsbc ha contabilizzato accantonamenti per 400 milioni di dollari su un’esposizione verso un fondo, in relazione a un presunto caso di frode che coinvolgerebbe Market Financial Solutions. Anche Barclays ha registrato rettifiche per 228 milioni di sterline su un’operazione distinta di warehouse financing collegata allo stesso caso.
S&P: rischio gestibile, ma le banche europee diventano più prudenti
Nel complesso, S&P ritiene che le esposizioni delle banche europee al private credit siano caratterizzate da un “rischio di credito piuttosto basso”, grazie a garanzie robuste e tassi di perdita storicamente contenuti. Tuttavia, “dopo una fase di rapida crescita e in un contesto macroeconomico in deterioramento, un numero crescente di finanziatori non bancari potrebbe evidenziare un peggioramento dei propri portafogli creditizi”.
Questo significa che, pur non essendo le prime a sopportare eventuali perdite, le banche europee non ne sono immuni. In qualità di finanziatori senior e garantiti, gli istituti dispongono di importanti margini di protezione, ma un aumento delle difficoltà nei fondi di private credit potrebbe tradursi in maggiori accantonamenti nei prossimi trimestri.
Le principali banche europee hanno già annunciato una revisione dei portafogli esistenti e una minore disponibilità ad assumere nuove esposizioni di fund financing. Anche le autorità di vigilanza dell’area europea stanno monitorando con attenzione il fenomeno, consapevoli che il private credit rappresenta una delle aree di più rapida crescita della finanza non bancaria.
Secondo S&P, eventuali perdite resteranno comunque “gestibili”, grazie alla dimensione relativamente contenuta delle esposizioni e alle attese di una redditività ancora solida per le grandi banche europee nel 2026. Il messaggio dell’agenzia è dunque equilibrato: nessun allarme sistemico, ma una chiara indicazione che il ciclo espansivo del private credit entra in una fase più matura e selettiva.
Per le banche europee si tratta di un passaggio delicato. Dopo aver sostenuto la crescita di un settore che ha ampliato le fonti di finanziamento per le imprese, gli istituti sono ora chiamati a bilanciare opportunità e prudenza. In un contesto di maggiore incertezza economica e di trasformazioni tecnologiche accelerate, la qualità degli attivi torna al centro dell’attenzione e il private credit smette di essere una nicchia poco osservata per diventare uno dei nuovi fronti di vigilanza del sistema bancario europeo.









