Banche europee, S&P Global: chi subisce di più la guerra commerciale

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Se la guerra commerciale tra gli Stati Uniti e l’Europa dovesse subire un’escalation, una volta terminata la tregua concordata ad aprile, i profitti delle banche europee potrebbero essere erosi. A sostenerlo è un rapporto di S&P Global Ratings, che ha esaminato 91 istituti finanziari del Vecchio continente. In questo articolo:

 

  • Banche europee: cosa rischiano dalla guerra dei dazi
  • Gli istituti più a rischio

 

Banche europee: cosa rischiano dalla guerra dei dazi

Lo studio di S&P mette in luce come le banche europee potrebbero essere vittime dell’inasprimento delle tensioni commerciali. Questo nonostante possano affrontare la situazione con un livello di crediti inesigibili relativamente basso e profitti sostenuti grazie a tassi di interesse più alti rispetto ad alcuni anni fa. L’agenzia di rating immagina tre scenari.

Il primo in cui i dazi incidono sulla qualità del credito nei settori economici che dipendono maggiormente dalle esportazioni verso il mercato statunitense. In tal caso è prevista una riduzione media dei profitti del 17%. I settori più stressati sarebbero l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca; le attività estrattive e la cave; la manifattura; il commercio all’ingrosso e al dettaglio; il trasporto e il magazzinaggio.

Il secondo scenario è quello in cui le tariffe europee di ritorsione incrementano la pressione sugli asset di qualità per i settori dipendenti dalle importazioni americane. Nella fattispecie, i profitti medi sarebbero ridotti del 24% con riferimento a: fornitura di gas, elettricità e condizionatori d’aria; fornitura di acqua; costruzioni.

Nel terzo scenario, le tensioni commerciali aumentano e coinvolgono settori dei servizi chiave più dipendenti dal commercio Usa. Qui entrano in gioco le attività di informazione e comunicazione; le attività assicurative e finanziarie; le attività professionali, scientifiche e tecniche; le arti, le attività ricreative e l’intrattenimento. In tale circostanza, gli utili in media potrebbero essere ridotti del 29%.

 

Gli istituti più a rischio

Alcune banche europee sarebbero più a rischio di altre, sottolineano gli analisti di S&P, sebbene nessuna delle aziende di credito esaminate dovrebbe riportare una perdita. La più colpita in assoluto sarebbe la banca danese DLR Kredit, che vedrebbe una riduzione dei guadagni del 73% nello scenario migliore e dell’83% in quello peggiore. L’olandese Rabobank seguirebbe con un ridimensionamento dei profitti tra il 62% e il 70%. La tedesca Commerzbank subirebbe un calo degli utili tra il 50% e il 69%. Le due banche francesi Bpce e Crédit Agricole affronterebbero una riduzione dei profitti rispettivamente tra il 30% al 65% e dal 40% al 59%.

Il motivo per cui queste banche avrebbero la peggio nei vari scenari è la loro maggiore esposizione ai settori più a rischio di essere coinvolti in un’escalation, con portafogli prestiti più ampi rispetto alle attività totali, minore redditività attesa e rischio economico più elevato nei Paesi in cui operano. Tuttavia, gli analisti ritengono che gli stress test effettuati supportino la loro valutazione secondo cui “le banche europee hanno migliorato sostanzialmente la resilienza ai rischi di credito”. Pertanto, aggiungono, “sostengono anche la nostra aspettativa che i prossimi stress test normativi condotti dalle autorità probabilmente raggiungeranno conclusioni simili”. Al riguardo, l’Autorità bancaria europea e la Banca centrale europea pubblicheranno i risultati degli stress test all’inizio di agosto.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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