Banche italiane: ecco perché il risiko potrebbe non essere finito

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Il risiko delle banche italiane ha tenuto alta l’attenzione a Piazza Affari negli ultimi 12 mesi, con una tendenza al consolidamento che ha mandato in orbita le quotazioni di buona parte degli istituti di credito. Gli analisti di Scope Ratings sono convinti che in cantiere ci siano altri movimenti, il che aprirebbe a una fase due delle operazioni di fusioni e acquisizioni. In questo articolo: 

 

  • Banche italiane attrezzate per nuove operazioni
  • Ecco chi sarà coinvolto

 

Banche italiane attrezzate per nuove operazioni del risiko

La ricerca di Scope Ratings mette in luce un aspetto molto importante, ossia che le banche italiane dispongono di una solidità patrimoniale e di capitale a sufficienza per avviare nuove operazioni. Ciò è supportato dai risultati emersi dai recenti stress test effettuati dalla Banca centrale europea.

In particolare, i test hanno evidenziato come con un crollo del Pil italiano del 7,4%, il Cet1 Ratio – indicatore chiave di solidità patrimoniale delle banche – calerebbe soltanto di 180 punti base, rispetto ai 400 punti base risultanti dagli stress test di due anni fa. Marco Troiano, executive director di Scope Ratings, ha affermato che “alcune banche dispongono di capitale a sufficienza per effettuare nuove acquisizioni“. Tuttavia, “andrebbe valutato il contesto economico nella seconda metà del 2025” per verificare se ci siano le condizioni per procedere.

 

Ecco chi sarà coinvolto

Ma chi saranno le banche italiane protagoniste della nuova stagione del risiko? L’agenzia di rating e analisi finanziaria ha individuato una serie di banche che potrebbero essere protagoniste.

Una di queste è Banco Bpm, che vanta “un Cet1 Ratio sopra la media e ha avuto un ruolo attivo nelle passate operazioni”, ha osservato il rapporto di Scope Ratings. La ritirata di Unicredit dall’ops sull’istituto di Piazza Meda il mese scorso ha aperto ad altri scenari. Mentre Banco Bpm può mettere in atto operazioni per rafforzare le sue difese da altri attacchi, una volta liberatasi da 9 mesi di passivity rule, qualcos’altro bolle in pentola.

Scope Ratings non esclude che Banca Mps si faccia sotto, nonostante sia già impegnata nella scalata su Mediobanca. L’amministratore delegato della banca toscana, Luigi Lovaglio, ha messo in gioco la possibilità di un interesse verso il Banco. A oggi Rocca Salimbeni dispone di un eccesso di capitale pari a 2,8 miliardi di euro, che gli permette di completare l’offerta su Piazzetta Cuccia nei tempi previsti. La sua forza patrimoniale consente anche di procedere oltre.

Banco Bpm però, recentemente ha aperto le porte a una fusione con Crédit Agricole, principale azionista con una partecipazione del 19,8%. Già si era parlato di una combinazione nel 2021, ma allora ci furono due ostacoli che si mostrarono insuperabili: il Covid-19 e le questioni relative alla governance. Oggi il tema torna di attualità, perché un’operazione di questa portata converrebbe a entrambe le banche, secondo gli osservatori finanziari. Banco Bpm eviterebbe di rimanere esposta ad altri predatori, mentre Crédit Agricole si appoggerebbe a una rete bancaria di rilievo in Italia anche nell’ambito della sua attività di asset management.

Anima Holding, acquisita dal Banco Bpm, potrebbe diventare un asset appetibile per Amundi, gestore patrimoniale controllato dall’istituto di credito francese. Ci sarebbe l’incognita del governo italiano, che ha già agitato lo strumento del golden power sul tentativo di scalata di Unicredit e potrebbe fare lo stesso in caso di fusione tra Crédit Agricole e l’istituto finanziario guidato da Giuseppe Castagna. Quest’ultimo comunque ha tenuto a precisare che si tratterebbe di “un’operazione italiana”.

Una volta abbandonata la pista Banco Bpm, Unicredit potrebbe cercare altre vie, muovendosi sul fronte nazionale e internazionale, secondo Scope Ratings. Dagli stress test eseguiti dalla Bce è risultato che Gae Aulenti è la banca con la maggiore capacità di generare capitale, il che fornisce all’istituto guidato da Andrea Orcel la flessibilità necessaria per puntare a obiettivi ambiziosi. 

Tra le altre banche nella lista dei potenziali attori di un risiko c’è anche Bper Banca, che Scope Ratings vede sia come predatore che come preda. Forte dell’esperienza derivante dall’aggregazione con Banca Popolare di Sondrio, l’azienda di credito emiliana potrebbe agire in qualità di protagonista, anche perché presenta “una buona generazione di ricavi, un capitale solido e una qualità dell’attivo migliorata dopo operazioni di derisking”, sottolinea il rapporto dell’agenzia.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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