Banche italiane giù a Piazza Affari: il governo batte cassa

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Le banche italiane sono sotto pressione oggi alla Borsa di Milano, con le azioni in rosso dopo l’accordo trovato ieri sera nel governo italiano sui contributi che gli istituti finanziari dovranno versare allo Stato nell’ambito della legge di bilancio. Il sentiment per il settore bancario si è inasprito anche per la nuova tempesta finanziaria che si è abbattuta sulle banche regionali statunitensi. Zions Bancorp e Western Alliance hanno segnalato perdite su crediti a causa di frodi che hanno interessato alcuni mutuatari. In questo articolo:

 

  • Banche italiane: ecco cosa ha deciso il governo
  • La quadratura del cerchio
  • Ma cosa faranno le banche italiane?

 

Banche italiane: ecco cosa ha deciso il governo

Nel Documento programmatico di bilancio che l’esecutivo Meloni ha spedito a Bruxelles, sono stati previsti 18,4 miliardi di euro di spesa, con una copertura derivante da tagli e maggiori entrate, oltre a un minimo aumento del deficit. Tra gli introiti che lo Stato spera di incassare vi è un contributo cospicuo richiesto al settore finanziario e assicurativo. La cifra di cui si parla è di 4,3 miliardi di euro – che sale a 11 miliardi in tre anni – derivanti dalle anticipazioni delle imposte differite già concordate per il 2026 e il 2027, a cui va sommata un’addizionale Irap destinata al finanziamento della Sanità.

A tutto ciò si potrebbe aggiungere un contributo opzionale sulle riserve accantonate nel 2024 con il primo provvedimento del governo sugli extraprofitti dell’anno prima. Allora, Palazzo Chigi propose alle banche o di pagare un’imposta del 40% sui profitti in più conseguiti grazie al rialzo dei tassi di interesse della Banca centrale europea, oppure di mettere la quota a riserva non distribuibile per rafforzare il patrimonio. All’epoca le banche decisero di destinare 6,2 miliardi di dollari a riserva piuttosto che darli allo Stato. Oggi il governo dà alle banche la possibilità di liberare quelle riserve con uno sconto fiscale: il 27,5% al posto del 40% originario. Si tratta quindi di un affrancamento opzionale, senza alcun obbligo

 

La quadratura del cerchio

Il Consiglio dei ministri quindi è riuscito a trovare una quadra nel vertice di ieri sera, dopo le discussioni di questi giorni tra i partiti di maggioranza. In particolare, Lega e Forza Italia si erano scontrati sull’obbligo di imporre una tassazione. Il partito guidato da Matteo Salvini voleva una misura intransigente che imponesse una tassa esplicita, ma il capo di Forza Italia Antonio Tajani è rimasto altrettanto fermo nella sua posizione. “Non voteremo mai una tassazione alle banche“, aveva detto il leader forzista, che ha sollevato preoccupazioni sulla reazione negativa dei mercati finanziari a un provvedimento severo. La soluzione trovata sembra accontentare tutti all’interno della coalizione di governo. “Ero sereno e fiducioso e il vertice è andato bene”, ha dichiarato il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. 

 

Ma cosa faranno le banche italiane?

A questo punto ci si chiede quale sarà il comportamento delle banche italiane. Agiranno come fecero nel 2023, evitando di contribuire al bilancio dello Stato, o stavolta cambieranno registro? Alla vigilia del provvedimento, Giorgetti aveva sottolineato che qualsiasi misura sarebbe stata concordata con le aziende di credito. Quanto emerso dal documento programmatico tuttavia ha un sottofondo impositivo, secondo gli esperti del settore, della serie: se vuoi liberare le risorse intrappolate devi pagare. Con uno sconto, ma devi pagare. Per le banche potrebbe essere un salasso, dal momento che dovranno versare un’addizionale Irap che si aggiunge a quella esistente dello 0,75% e un’Ires maggiorata di 3,5 punti percentuali rispetto alla stessa imposta pagata da altre imprese. Tra l’altro, una volta svincolate le riserve, ci sarebbe sempre la tassazione dei dividendi al 26%.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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