Banche tedesche: BaFin lancia l’allarme, l’AI è un rischio sistemico

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L’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un grosso rischio per le banche tedesche. L’allarme è stato lanciato oggi da Nikolas Speer, responsabile della supervisione bancaria della BaFin, l’autorità di regolamentazione finanziaria della Germania, in occasione di una conferenza online sull’Information Technology. L’alto funzionario ha avvertito che l’authority sta osservando i legami sempre più opachi tra gli istituti finanziari e le grandi aziende tecnologiche, che si stanno indebitando per svariati miliardi di dollari per sostenere gli investimenti sull’AI.

 

In questo articolo:

 

  • Banche tedesche: cosa rischiano con l’AI
  • Alcuni segnali allarmanti

 

Banche tedesche: cosa rischiano con l’AI

Speer ha sottolineato come ci sia un collegamento sempre più stretto tra grandi aziende dell’AI, dei cloud, dei chip e dei data center attraverso investimenti reciproci, partecipazioni azionarie, accordi di fornitura e contratti per la potenza di calcolo. In pratica, le società che sviluppano modelli di intelligenza artificiale comprano o investono in aziende di chip e cloud; i produttori di chip stringono accordi esclusivi con i data center; e i fornitori cloud collaborano strettamente con le aziende AI per costruire infrastrutture dedicate. In questo modo si formano gruppi molto potenti e interdipendenti che controllano gran parte del settore. Per i regolatori, questo può essere un rischio perché riduce la concorrenza e aumenta la concentrazione del potere tecnologico. “C’è un rischio di concentrazione nel medio termine”, ha detto Speer. L’aspetto più preoccupante è che il funzionamento del sistema è centrato sul debito, il che potrebbe mettere a repentaglio la stabilità delle banche tedesche esposte se qualcosa va storto.

 

Alcuni segnali allarmanti

Recentemente i regolatori europei hanno sottolineato le crescenti preoccupazioni su come l’adozione dell’intelligenza artificiale possa rafforzare la dipendenza dei finanziatori dai giganti tecnologici stranieri – specialmente quelli statunitensi – che investono grandi quantità di denaro. Questa settimana è stata la Bank of England ad accendere un monito sul fatto che la correzione delle azioni AI possa ripercuotersi sui mercati del debito. Inoltre, l’istituto monetario britannico ha evidenziato che i credit default swap di alcune società che fanno ampio ricorso al debito per finanziare i propri investimenti stanno salendo.

Una delle società sotto osservazione è Oracle, che nel mese di settembre ha venduto obbligazioni per 18 miliardi di dollari a tale scopo. Secondo i dati forniti da ICE Data Services, il costo dei CDS per proteggersi dal default obbligazionario di Oracle è più che triplicato da giugno 2025, raggiungendo la cifra più alta da marzo 2009 e avviandosi verso il record storico del 2008. Questo, già di per sé, è un segnale inequivocabile delle tensioni sul mercato.

In definitiva, l’intreccio sempre più stretto tra banche, big tech e aziende dell’AI crea un sistema altamente dipendente dal debito e potenzialmente fragile. Se il settore tecnologico dovesse subire una brusca correzione, gli istituti finanziari tedeschi rischierebbero ricadute dirette. Per questo i regolatori chiedono maggiore trasparenza e vigilanza, prima che eventuali squilibri possano trasformarsi in rischi sistemici.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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