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Banche USA: come le perdite non realizzate hanno gonfiato i bilanci

Banche USA: come le perdite non realizzate hanno gonfiato i bilanci

Il crollo di Silicon Valley Bank ha portato alla luce un problema che le banche USA si trascinano dietro da diverso tempo, ossia quello della perdite non realizzate. Molti istituti di credito hanno nell’attivo patrimoniale una grande quantità di obbligazioni, che hanno acquistato negli anni come strumento di garanzia nell’ambito della gestione di portafoglio. Quando la Federal Reserve, a partire da marzo 2022, ha cominciato ad alzare i tassi d’interesse, il valore di questi titoli a reddito fisso è diminuito. Infatti, nel momento in cui i tassi e quindi i rendimenti sul mercato salgono, i prezzi dei bond già emessi scendono in modo tale che i rendimenti si allineino con quelli delle obbligazioni di nuova emissione.

Quindi, potenzialmente, le banche subiscono delle perdite. Queste ultime però non sono tali se gli asset vengono portati fino alla scadenza. Ecco perché le perdite sono non realizzate. Il problema che ha innescato la crisi bancaria, portando al fallimento di SVB e non solo, è sorto allorché i depositanti hanno cominciato a ritirare il denaro in quanto non conveniva mantenerlo in banca ma impiegarlo in alternative più redditizie. Ciò ha costretto gli istituti di credito a liquidare le obbligazioni per far fronte ai deflussi dai depositi e le perdite da non realizzate che erano sono diventate reali.

 

Banche USA: i rischi reali delle perdite non realizzate

Il problema si pone per tutte le banche. Qual è la situazione reale delle perdite non realizzate? Uno studio condotto dal Wall Street Journal ha preso in esame sei grandi banche USA: Charles Schwab, PNC Financial Services Group, JP Morgan Chase, Truist Financial Corp., U.S. Bancorp e Wells Fargo. Queste aziende di credito sono state in grado di abbellire i propri bilanci sfruttando la regola contabile di segnalare le attività sotto la voce “tenute fino alla scadenza” e non “disponibili per la vendita”. In questo modo hanno potuto segnalare livelli robusti di capitale, quando in realtà il loro attivo valeva di meno.

Complessivamente, il valore delle obbligazioni “tenute fino alla scadenza” ammontava a 1.140 miliardi di dollari al 31 dicembre 2022, con una crescita importante rispetto ai 681 miliardi di dollari dell’anno precedente. La cifra è di 118 miliardi di dollari superiore rispetto al valore di mercato equo delle obbligazioni. Questo significa che ci sono 118 miliardi in ballo che gonfiano il bilancio delle società, corrispondenti al 18% del patrimonio netto totale delle stesse. La discrepanza tra i valori dichiarati e quelli effettivi degli asset delle banche USA fa crescere la preoccupazione sul fatto che una buona parte della patrimonialità degli istituti finanziari sia illusoria.

La cosa più grave è che, quando i tassi d’interesse hanno cominciato ad aumentare facendo diminuire il valore delle obbligazioni, le banche hanno fatto una riclassificazione spostando le voci contabili da “disponibili per la vendita” a “detenute fino alla scadenza”. Nello specifico: Charles Schwab ha trasferito 188,6 miliardi di dollari tramite questo maneggio contabile; PNC 82,7 miliardi di dollari; JP Morgan 78,3 miliardi di dollari; Truist Financial Corp. 59,4 miliardi di dollari, Wells Fargo 50,1 miliardi di dollari e U.S. Bancorp 45,1 miliardi di dollari. Alla fine dello scorso anno, le perdite non realizzate delle sei banche erano le seguenti:

 

  • Charles Schwab: 14,1 miliardi di dollari, pari al 39% del patrimonio netto;
  • Wells Fargo: 41,5 miliardi di dollari, pari al 23% del patrimonio netto;
  • U.S Bancorp: 10,9 miliardi di dollari, pari al 21% del patromonio netto;
  • Truist: 9,9 miliardi di dollari, pari al 16% del patrimonio netto;
  • JPMorgan: 13% del patrimonio netto;
  • PNC: 11% del patrimonio netto.

 

Quanto bisogna preoccuparsi? Considerato che le perdite non realizzate di tali istituti di credito rappresentano il 35% del totale del settore, una crisi allargata che in qualche modo colpisca queste banche mettendole nelle condizioni di riportare indietro la manovra contabile rendendo le obbligazioni vendibili, non fa dormire sonni tranquilli.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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