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Banche USA lontane da obiettivi ESG, ecco i motivi

Banche USA: un nuovo studio mostra che sono lontane dagli obiettivi ESG

Le grandi banche USA sono indietro con gli obiettivi di riduzione del finanziamento delle attività di petrolio e gas entro il 2030 nell’ambito della lotta al cambiamento climatico. Lo afferma uno studio congiunto realizzato dall’organizzazione di difesa della sostenibilità Ceres e dalla Transition Pathways Initiative (TPI), che hanno analizzato la situazione dei sei più grandi istituti finanziari statunitensi: JP Morgan Chase, Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Wells Fargo. Tutte le banche oggetto dell’analisi risultano membri del Net Zero Banking Alliance, la coalizione degli istituti di credito che fissa obiettivi nei loro bilanci per quanto riguarda il finanziamento ai settori a più alta intensità di carbonio.

Sulla base del rapporto, le metodologie adottate da parte delle banche per raggiungere gli obiettivi per il 2030 “mancano di sufficiente comparabilità e divulgazione trasparente” e lasciano “una serie di attività commerciali materiali al di fuori dell’ambito dei loro obiettivi, il che a sua volta crea scappatoie per le banche per continuare a finanziare attività ad alto tenore di carbonio”.

Tutto questo si disallinea profondamente con quelli che sono le aspettative degli stakeholders in rapporto ai progressi che le Big Banks americane stanno facendo sul tema dell’ambiente. “La nostra analisi evidenzia quanto sia difficile per le banche e i loro stakeholder valutare e confrontare quanti progressi stanno facendo sulla riduzione reale delle emissioni di petrolio e gas”, ha affermato Blair Bateson, direttore del Ceres Company Network di Ceres. “Il fatto che le banche possano mancare i loro obiettivi per il 2030 non è perché questi sono troppo ambiziosi. Al contrario, devono rafforzare i loro obiettivi per ridurre le emissioni di petrolio e gas e migliorare le loro metodologie per stabilirli”, ha aggiunto.

 

Banche USA: ecco come hanno risposto al rapporto Ceres-TPI

Il sostegno delle banche USA ai combustibili fossili le ha esposte a critiche aspre da parte degli azionisti e dei gruppi di attivisti all’interno delle società. Uscendo fuori dal perimetro societario, non solo gli ambientalisti si sono scagliati contro la politica ancora troppo sparagnina degli istituti di credito sul versante emissioni, ma anche gli esponenti politici più vicini alla Casa Bianca hanno fatto sentire la loro voce. Di contro, i repubblicani hanno attaccato il settore finanziario per aver abbracciato troppo obiettivi ESG con le controindicazioni sull’economia americana. Strette tra due fuochi, le banche hanno cercato di barcamenarsi forse in un compromesso più adeguato alle circostanze.

L’analisi Ceres-TPI arriva un mese dopo che l’Intergovernmental Panel on Climate Change, un organismo di esperti convocato dalle Nazioni Unite, ha avvertito che le temperature medie globali supereranno 1,5 gradi Celsius di riscaldamento globale entro il prossimo decennio, spingendo il pianeta oltre il punto della catastrofe climatica. “La buona notizia è che le banche più grandi hanno obiettivi e sono quantificabili, almeno per il settore petrolifero e del gas”, ha dichiarato Steven Rothstein, amministratore delegato del Ceres Accelerator for Sustainable Capital Markets. “La sfida è che nessuna di loro raggiungerà l’obiettivo che loro e la società si sono prefissati”.

Ad ogni modo, Citigroup ha ribadito di essere impegnata a sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni, con obiettivi per il 2030 confrontati con quelli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia. Mentre Wells Fargo ha dichiarato un target di zero emissioni nette di gas serra, comprese le emissioni dei clienti attribuibili al suo finanziamento, entro il 2050. Tra l’altro, la banca si è impegnata a raggiungere i suoi obiettivi e a supportare i clienti sia nelle energie rinnovabili che in quelle tradizionali per ottenere una transizione ordinata. Le altre banche oggetto dello studio per il momento non hanno espresso dichiarazioni al riguardo.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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