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Banche USA: si apre la stagione delle trimestrali, ecco cosa aspettarsi

Banche USA: si apre la stagione delle trimestrali, ecco cosa aspettarsi

Questa settimana si apre la stagione delle trimestrali a Wall Street con le banche USA che saranno le prime a scendere in campo. Venerdì 12 aprile apriranno le danze JPMorgan Chase, Citigroup e Wells Fargo. Lunedì 15 aprile sarà la volta di Goldman Sachs. Mentre martedì 16 aprile pubblicheranno i dati Morgan Stanley e Bank of America. La nuova tornata arriva in un contesto in cui l’economia americana si è confermata straordinariamente resiliente a tutti i venti contrari che negli ultimi due anni l’hanno messa sotto pressione. A partire dalla campagna di inasprimento sui tassi di interesse attuata dalla Federal Reserve in modo da combattere l’inflazione più selvaggia degli ultimi 40 anni, per finire alle tensioni geopolitiche derivanti dalla guerra commerciale tra USA e Cina e dai conflitti militari in Ucraina e Medio Oriente.

L’aspetto più interessante è che, nonostante il costo del denaro si collochi tra il 5,25% e il 5,5%, non si vede nemmeno l’ombra di quella recessione tanto temuta da quando la Fed ha cominciato a stringere sulla politica monetaria. Ciò configura uno scenario di atterraggio morbido, in cui gli obiettivi inflazionistici vengono raggiunti senza mandare per aria l’economia. Le banche USA probabilmente trarranno beneficio da questo quadro generale, il che potrebbe riflettersi sulle guidance che verranno rese note nelle trimestrali.

 

Banche USA: le aspettative per il primo trimestre 2024

I numeri dei conti trimestrali delle banche USA saranno inevitabilmente legati ai tassi di interesse. Negli ultimi due anni, i più grandi istituti finanziari hanno adeguato i tassi sui prestiti concessi alle strette della Fed, ma non hanno fatto altrettanto con i depositi dei clienti. Questo da un lato ha prodotto l’effetto di aumentare la redditività netta da interessi, dall’altro però ha allontanato il denaro dei depositanti verso forme più remunerative e altrettanto sicure come i fondi monetari. A gennaio di quest’anno le banche avevano avvertito gli investitori che i profitti derivanti dal margine di intermediazione sarebbero diminuiti nel 2024 come conseguenza. Tuttavia, è subentrato nel frattempo un fattore che può far spostare l’asse di equilibrio, ossia l’aspettativa che la Fed sia meno accomodante di quanto si pensava solo fino a qualche mese fa. La Banca centrale ha ribadito nell’ultima riunione i 3 tagli di tassi per quest’anno, ma l’economia americana forte e l’inflazione ancora ostica probabilmente faranno propendere per un rinvio delle operazioni. Giocoforza, gli istituti di credito a stelle e strisce ne otterranno vantaggio e per questo la guidance potrebbe essere alzata. “Un minor numero di tagli dei tassi significa che ci aspettiamo che le banche abbiano probabilmente prospettive migliori per il reddito netto da interessi per l’intero anno 2024 rispetto a gennaio”, ha affermato Betsy Graseck, analista di Morgan Stanley.

Gli analisti comunque ritengono che i profitti netti del primo trimestre delle sei grandi banche USA diminuiscano del 14% su base annua. Uno dei motivi potrebbe alludere alle commissioni aggiuntive imposte dalla Federal Deposit Insurance Corporation nell’ambito del piano per il salvataggio delle banche regionali statunitensi lo scorso anno. La maggior parte del recupero delle perdite era stata già pagata nel 2023, ma ancora rimane una quota residuale che finirebbe per pesare sui bilanci aziendali delle banche.

Se i tassi di interesse più alti hanno fatto aumentare la redditività netta, d’altro canto hanno comportato un aumento delle perdite sui prestiti che, secondo gli analisti, ammonteranno nel primo trimestre a circa 6,7 miliardi di dollari cumulativamente per JPMorgan, BofA, Citi e Wells. “Nel corso dell’anno, ci aspettiamo che le perdite sui prestiti continuino a salire”, ha detto Jason Goldberg, analista bancario di Barclays. “Le banche seguiteranno ad aumentare le riserve”.

Sul versante dell’investment banking, i ricavi cresceranno nel primo quarto dell’anno, grazie a una ripresa delle attività di fusioni e acquisizioni, nonché delle IPO. Molte società però devono ancora completare il processo e le commissioni saranno contabilizzate interamente solo alla chiusura. “I ricavi dell’investment banking saranno ancora più deboli”, ha detto Chris Kotowski, analista bancario di Oppenheimer. “Ma il fatto che l’M&A sia in aumento è una buona indicazione che si dovrebbe vedere una ripresa delle entrate per le banche nel corso dell’anno”.

Per quel che riguarda il trading, il consensus stima che JPMorgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup e BofA riporteranno collettivamente circa 30 miliardi di dollari nei primi tre mesi dell’anno, registrando una contrazione di circa il 6% su base annua. Questa cifra è anche la più bassa dal 2020. Negli ultimi anni, il trading si è mostrato molto attivo nel primo trimestre a Wall Street. Ciò è avvenuto non solo perché, come di consueto, gli operatori tornano alla piena attività a gennaio dopo il periodo festivo di fine anno, ma anche e soprattutto poiché sono accaduti dei fatti come la pandemia nel 2020 e la guerra Russia-Ucraina nel 2022 che hanno stimolato particolarmente gli scambi. Ora in realtà stiamo assistendo a una certa normalizzazione, ha suggerito Scott Siefers, analista bancario di Piper Sandler.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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