Banche: vendere le azioni ora può essere un errore fatale
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Banche: vendere le azioni ora può essere un errore fatale

Banche: vendere le azioni ora può essere un errore fatale

Come sempre avviene nei momenti di forti turbolenze nei mercati azionari, gli investitori tendono a vendere in preda al panico, soprattutto le azioni delle banche. Perché proprio le aziende di credito? Perché rappresentano la massima espressione di una crisi economico-finanziaria che si sta abbattendo sui mercati. Qualunque cosa succeda è sempre il sistema finanziario a venirne coinvolto. Il punto è che nella stragrande maggioranza dei casi ciò si rivela essere un tragico errore, soprattutto quando non si presta molta attenzione ai fondamentali delle aziende. In questo momento la situazione è molto delicata, vi è una guerra in corso e la decisione più saggia sarebbe non esagerare con la propensione al rischio fin quando le acque non si siano calmate. Ma questo non significa affatto smembrare il portafoglio degli asset che già si detengono, perché da qui a vendere ai minimi il passo è molto breve.

 

 

Per gli analisti sbagliato vendere ora le azioni

Se oggi si guarda a quello che sta succedendo nella Borse l’agitazione è normale che prenda il sopravvento. UniCredit sta perdendo oltre il 12%, bruciando circa 3 miliardi di euro di capitalizzazione, perché è una delle banche più esposte in Russia. E con le sanzioni attuate da USA e UE di escludere le banche russe dalla rete Swift e congelare ben 630 miliardi di riserve all’estero della Banca di Russia, il secondo istituto di credito italiano rischia di subire perdite corpose.

L’appello alla calma però è d’obbligo e a questo ricorre JP Morgan, che consiglia gli investitori di non vendere le banche. Secondo la banca d’affari americana, la stragrande maggioranza dei conflitti militari alla fine si è rivelata essere una grande opportunità d’acquisto, ancor più se tali schermaglie erano localizzate. In questo caso, non nel brevissimo termine perché la crisi dominerà i titoli dei giornali, ma allargando l’orizzonte temporale le banche dovrebbero essere sovrappesate nel portafoglio. In maniera particolare se i flussi di materie prime non verranno tagliati fuori dalla Russia.

Identica posizione è quella degli analisti di UBS che mettono in guardia da un’azione troppo frettolosa che mira a sbarazzarsi di asset come quelli finanziari. A giudizio della banca svizzera occorre una visione di lungo termine, diversificando per regioni, settori e asset class, e coprendosi dal rischio geopolitico con materie prime e Dollaro USA.

 

 

Banche: tra i pochi a beneficiare dell’aumento dei tassi

Vendere le azioni delle banche potrebbe rivelarsi un errore fatale per un altro motivo. Le Banche centrali magari calibreranno la loro aggressività sulla politica monetaria per paura di una recessione, ma il problema dell’inflazione rimane. Anzi, con ogni probabilità verrà accentuato con l’acuirsi della crisi energetica per effetto della guerra e del calo delle forniture. Quindi, poco o tanto, i tassi d’interesse saranno aumentati. Tra i pochi comparti che beneficeranno di rendimenti più alti vi sono proprio le banche, che scaricano più velocemente l’aumento sui tassi che applicano sul denaro prestato rispetto a quelli sui depositi dei risparmiatori. Di conseguenza, vedono accrescere la redditività dell’intermediazione e quindi gli utili attesi.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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