La partita su Banco Bpm si riaccende. Crédit Agricole si prepara a rafforzare la propria presenza nel capitale di Piazza Meda in vista dell’assemblea di aprile chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione. Secondo quanto riportato da Class Cnbc, la Bce sarebbe prossima ad autorizzare la banca francese a superare la soglia del 20%, con una serie di prescrizioni volte a evitare un controllo di fatto dell’istituto di Piazza Meda. Da Parigi, al momento, è arrivato un “no comment”. L’autorizzazione segnerebbe la conclusione di un’istruttoria avviata a inizio estate e durata circa otto mesi, condotta dalla Vigilanza europea.
In questo articolo:
- Le condizioni della Bce
- Il precedente: lo stop a Unicredit e il nodo del golden power
- Banco Bpm, il rinnovo del board e le opzioni sul tavolo
Le condizioni della Bce
Il via libera della Banca centrale europea oltre il 20% sarebbe accompagnato da vincoli stringenti, secondo le indiscrezioni. Tra questi, il limite massimo di sette consiglieri riconducibili ad Agricole, pensato per evitare un’acquisizione de facto e potenziali conflitti di interesse. Un punto centrale, considerando che al 29,9% la normativa europea riconosce un controllo di fatto, con la possibilità di esercitare un veto sulle operazioni straordinarie e l’eventuale obbligo di notifica all’Antitrust Ue. Crédit Agricole ha finora sostenuto di non essere interessata a prendere il controllo operativo di Banco Bpm, ma a ottenere una rappresentanza proporzionale al peso azionario detenuto. Una posizione che la Vigilanza ha seguito con particolare attenzione proprio per la sua natura ibrida.
Il precedente: lo stop a Unicredit e il nodo del golden power
Per comprendere come si sia arrivati a questo punto, occorre tornare indietro di alcuni mesi. Il dossier Banco Bpm si inserisce in un contesto di consolidamento bancario italiano. Il freno imposto dal governo all’offerta di Unicredit su Banco Bpm, utilizzando lo strumento del golden power, ha di fatto congelato l’ipotesi di aggregazione domestica, lasciando aperta una finestra all’ingresso della banca francese.
L’intervento dell’esecutivo ha riguardato profili che andavano ben oltre i tradizionali ambiti della sicurezza nazionale, includendo l’obbligo di uscita completa dalle attività russe, l’imposizione di vincoli patrimoniali e di liquidità e la richiesta di mantenere investimenti rilevanti in Anima Holding, società storicamente legata alla galassia Banco Bpm. È proprio l’ampiezza dell’intervento del governo sull’operazione Unicredit–Banco Bpm ad aver aperto un fronte critico sul ricorso al golden power, condiviso anche dal Tar del Lazio che in alcune sentenze intermedie aveva già ridimensionato parte delle prerogative esercitate dal governo. Sulla stessa linea si è mossa la Commissione europea, che ha contestato all’Italia un uso estensivo dei poteri speciali non coerente con i confini fissati dal diritto Ue, aprendo una procedura di infrazione.
Da qui l’intervento normativo confluito nel ddl di conversione del decreto-legge 21 novembre 2025, discusso al Senato, che ridefinisce l’ambito del golden power riaffermando la prevalenza delle valutazioni delle autorità europee (Bce e Antitrust in primis) nelle operazioni bancarie. Un cambio di quadro che, alla luce dei fatti, tende a ridurre il margine di intervento nazionale e crea un contesto più favorevole a una crescita progressiva di Crédit Agricole nel capitale di Banco Bpm.
Banco Bpm, il rinnovo del board e le opzioni sul tavolo
L’eventuale ok della Bce rafforzerebbe la posizione negoziale di Agricole nel rinnovo del vertice. L’obiettivo indicato dalle indiscrezioni è una rappresentanza di cinque consiglieri in un board da 15, con la possibilità di incidere anche sulla scelta del presidente, che da Parigi si vorrebbe italiano ma di garanzia. Il board uscente di Banco Bpm punta a presentare una lista unitaria che confermi l’amministratore delegato Giuseppe Castagna e integri Agricole, ma per farlo sarà necessario modificare lo statuto, adeguandolo alla Legge Capitali, che ha introdotto a partire da gennaio 2025 nuove regole per la presentazione delle liste del cda nelle società quotate, rafforzando il ruolo del consiglio uscente e ridefinendo gli equilibri tra liste di maggioranza e di minoranza.
In assenza di accordo, resta sullo sfondo l’ipotesi di una lista di minoranza francese, soluzione che garantirebbe alcuni posti chiave nel cda ma ridurrebbe il numero di consiglieri esprimibili dal Credit Agricole. Proprio per evitare questo scenario, in Piazza Meda circola una terza ipotesi: l’aumento a sei dei posti riservati alle minoranze. Una modifica che, a differenza delle regole introdotte dalla Legge Capitali, richiederebbe però il passaggio assembleare.
Il punto critico per l’Italia non è tanto l’immediato assetto del consiglio, quanto il rischio di una progressiva francesizzazione dell’istituto. Senza un’offerta formale e senza un cambio di governance esplicito, Banco Bpm potrebbe scivolare sotto un’influenza estera, con effetti rilevanti sull’autonomia strategica di uno dei principali gruppi bancari italiani.








