In un’Italia alle prese con una transizione lenta ma profonda del sistema pensionistico, la previdenza complementare rappresenta sempre più un pilastro imprescindibile per il futuro dei lavoratori. Tuttavia, la consapevolezza diffusa rimane ancora scarsa, soprattutto tra le nuove generazioni. Marco Basilico, responsabile sviluppo commerciale di Arca Fondi Sgr, racconta in un’intervista esclusiva a Borsa&Finanza come l’industria dell’asset management, e Arca Fondi in particolare, stiano cercando di colmare questo vuoto culturale e operativo. In un Paese dove la fiducia nell’Inps è tuttora radicata nonostante anni di allarmi, il vero cambiamento deve partire da una “nuova educazione previdenziale”.
La selva, ancora oscura, della previdenza integrativa

Con oltre 40 anni di esperienza alle spalle, Arca Fondi ha attraversato tutte le fasi dello sviluppo del risparmio gestito e della previdenza complementare in Italia. Oggi, secondo Marco Basilico, siamo nel pieno di una transizione da un modello all’italiana verso uno all’inglese. “Nei Paesi anglosassoni la previdenza integrativa esiste da tantissimi anni. Chi inizia a lavorare lì sa benissimo di non poter fare affidamento solo sulla pensione pubblica. In Italia, invece, l’Inps ha garantito in passato una pensione dignitosa, ma oggi il tasso di sostituzione è in continuo calo. Tuttavia, la presa di coscienza di questo cambiamento è ancora insufficiente, soprattutto tra i giovani che sentono come lontano da loro il problema della pensione”.
Oltre alla difficoltà di focalizzare l’attenzione su qualcosa che le nuove generazioni vedono a decenni di distanza, c’è ancora un residuo di fiducia nella pensione pubblica. “I giovani hanno l’esempio dei loro genitori che hanno avuto la pensione Inps e ancora non riescono a percepire dove sia e quanto sia ampio il problema”.
Informazione istituzionale, ancora poca
Secondo Basilico, la leva per far crescere l’adesione alla previdenza complementare è la comunicazione istituzionale, finora troppo poca. “Arca previdenza sta facendo la sua parte – ha spiegato a Borsa&Finanza – con progetti come Previverso, un’iniziativa che si rivolge a giovani e imprese con l’obiettivo di raccogliere le loro esigenze, promuovere una cultura previdenziale ed elaborare sintesi con cui sensibilizzare le istituzioni”. Arca Fondi collabora anche con le università, oltreché con le aziende, nel tentativo di intercettare i professionisti di domani”.
Inoltre Arca Fondi sta puntando sulla digitalizzazione e sulla trasparenza, un impegno che ha permesso alla sgr di essere premiata per la terza volta come Best Pension Fund Management Italy 2025. La giuria ha premiato la capacità di Arca Fondi di coniugare risultati finanziari solidi con una visione moderna e trasparente della previdenza complementare, contribuendo a renderla uno strumento sempre più utile, comprensibile e accessibile. “Abbiamo reso possibile aderire ai nostri fondi pensione direttamente online – racconta Basilico – via sito, senza dover compilare documenti cartacei. Online forniamo anche pillole informative, podcast, webinar, e la possibilità di avere consulenze personalizzate. La consulenza moderna deve essere user-friendly, accessibile e vicina. Oggi non è ancora così”.
Interventi e strategie per aumentare l’adesione
Se l’aumento delle conoscenze rappresenta il substrato, ancora in gran parte mancante, su cui poggiare il pilastro della previdenza integrativa, alcuni interventi e modifiche legislative potrebbero essere efficaci nell’immediato. “Come industria del risparmio gestito cerchiamo di sollecitare le istituzioni a implementare alcuni cambiamenti” riprende Basilico. La modalità di erogazione, al momento del pensionamento, del capitale accumulato, per esempio. Oggi è possibile riscuotere solo metà della somma mentre l’altra metà viene distribuita sotto forma di rendita nel corso dei successivi anni.
Per il lavoratore non è facile rinunciare a ritirare metà del suo tfr e del patrimonio accumulato nel corso degli anni di vita attiva, per riceverlo sotto forma di rendita periodica. Pur esistendo meccanismi di trasmissione ereditaria delle somme accumulate in caso di premorienza, sottoporre quanto faticosamente messo da parte a quella che gli sembra una scommessa, rappresenta un disincentivo all’adesione.
“La logica del legislatore è stata di garantire gli anni del pensionamento evitando che la somma venga impiegata in modo sbagliato”. Un atteggiamento paternalistico che però dimostra sfiducia nei confronti delle persone. “Se un lavoratore sceglie di attivare la previdenza integrativa – riprende Basilico – significa che ha già una preparazione e una consapevolezza elevata. Perché non dargli fiducia?”. Un controsenso difficile da metabolizzare.
Un altro intervento che potrebbe sortire effetti positivi nel breve periodo è la ripetizione di un semestre di silenzio assenso, come fatto con successo nel 2007. “Non serve rendere obbligatoria la previdenza, ma rilanciare periodicamente il momento della scelta, magari introducendo un sistema di opt-out come in altri Paesi. L’obiettivo è far diventare l’adesione alla previdenza integrativa una normalità, non un’eccezione”. Con il meccanismo dell’opt-out si invertirebbe il processo: il lavoratore sarebbe direttamente iscritto alla previdenza complementare e dovrebbe attivarsi per uscirne.
Altro argomento importante toccato da Marco Basilico è la scelta del comparto di ingresso. “Oggi – spiega – chi sottoscrive la previdenza complementare entra di default in un comparto garantito e spesso non si cura di verificare se si tratta di un investimento adeguato. Il rischio è accorgersi troppo tardi che il rendimento di un fondo garantito non ha permesso di accumulare una sufficiente rivalutazione del capitale versato”. Secondo il manager di Arca Fondi Sgr, aiuterebbe il lavoratore poter fare una scelta ragionata da subito, per individuare il comparto più adeguato, o investire in un programma di life cycle, che adegua l’investimento al ciclo di vita della persona. “In questo modo i giovani potrebbero scegliere comparti più aggressivi, potendo sfruttare i numerosi anni che mancano alla pensione per superare i cicli di mercato di breve termine. Man mano che ci si avvia verso la pensione, per tutelare il capitale, l’investimento potrebbe diventare più conservativo” conclude. Serve un cambio di paradigma culturale, normativo e informativo che renda la previdenza complementare una componente strutturale della vita lavorativa, non un’opzione residuale. Solo così si potrà garantire sostenibilità e dignità alle pensioni di domani.









