Il rischio geopolitico entra stabilmente nel perimetro della vigilanza bancaria europea e smette di essere trattato come uno scenario remoto da esercizio accademico. Per la Banca centrale europea è ormai un fattore strutturale dell’incertezza macrofinanziaria, in grado di mettere sotto pressione, in modo simultaneo, capitale, liquidità e continuità operativa delle banche.
È in questo quadro che Francoforte ha annunciato per il 2026 uno stress test inverso dedicato ai rischi geopolitici, che coinvolgerà 110 istituti sottoposti a vigilanza diretta e che chiederà alle banche di misurarsi con shock complessi e non lineari. Un’impostazione che si innesta sui risultati degli stress test 2025 dell’Autorità bancaria europea, dai quali emerge una tenuta complessiva del sistema bancario europeo e una posizione di relativa forza delle banche italiane nel confronto internazionale.
In questo articolo:
- Stress test “inverso”: cosa chiede la Bce nel 2026
- Geopolitica, ICT e AI: l’agenda Bce 2026-2028
- Stress test 2025: le banche italiane tra le più resilienti
Stress test “inverso”: cosa chiede la Bce nel 2026
L’impostazione è messa nero su bianco in un articolo pubblicato sul blog della Vigilanza bancaria della Bce, firmato da Sharon Donnery, membro del Consiglio di vigilanza, e Mario Quagliariello, direttore della divisione Strategia di vigilanza e rischio. Il punto di partenza operativo dello stress test tematico 2026 è la logica “inversa”: non un unico scenario avverso imposto dall’alto, ma un esito predeterminato. A ciascuna banca sarà chiesto di identificare quali eventi di rischio geopolitico potrebbero generare una riduzione di almeno 300 punti base del proprio capitale primario di classe 1 (Cet1) e di quantificarne l’impatto.
La Bce qualifica il rischio geopolitico come fattore trasversale, in grado di propagarsi nelle categorie tradizionali di rischio: credito, mercato e liquidità, ma anche rischio di modello di business, governance e rischio operativo. I canali richiamati sono molteplici, dai mercati finanziari, all’economia reale e alla sicurezza delle operazioni bancarie. Oltre alla solvibilità, il questionario chiederà alle banche di riportare come lo scenario inciderebbe su liquidità e condizioni di funding e di descrivere le azioni di mitigazione che adotterebbero, se necessario, in modo da verificare la solidità dei quadri di governance, la capacità di stress testing e la prontezza dei piani di capitale e di risanamento. Per contenere i costi, l’esercizio sarà svolto all’interno dell’Icaap 2026 e si appoggerà ai flussi di raccolta dati già esistenti. In linea con i precedenti stress test tematici, non è concepito per produrre implicazioni dirette sulle Pillar 2 Guidance (P2G), ma confluirà nella valutazione Srep in modo qualitativo. Le conclusioni aggregate sono attese nell’estate 2026 e le eventuali debolezze rilevate peseranno soprattutto su integrazione dei rischi geopolitici nelle valutazioni di materialità, capacità di stress test, aggregazione e reporting dei dati di rischio.
Geopolitica, ICT e AI: l’agenda Bce 2026-2028
Per il prossimo triennio, la Bce indica due priorità chiave. La prima è rafforzare la resilienza delle banche agli shock esterni legati ai rischi geopolitici e alle incertezze macrofinanziarie, in un contesto descritto come segnato da protezionismo, frammentazione geoeconomica e tensioni globali, con esempi collegati alle politiche commerciali e ai dazi. La seconda priorità è la resilienza operativa e il rafforzamento delle capacità ICT per evitare interruzioni di operazioni e servizi critici sia cyber rischi, inclusi quelli legati all’intelligenza artificiale. In questo perimetro la vigilanza richiama esplicitamente sicurezza informatica e gestione del rischio di terze parti, e colloca l’entrata in vigore del Digital Operational Resilience Act (DORA) come elemento di contesto che innalza le aspettative sulla rapidità di implementazione. La Bce segnala anche un’area di lavoro sul rischio di credito: un’analisi tematica sugli standard di sottoscrizione, con focus sui nuovi prestiti, per valutare come le banche preservino la qualità degli attivi in fase recessiva.
Sul fronte regolamentare, viene richiamata l’attenzione all’allineamento ai requisiti del Regolamento sui Requisiti Patrimoniali e alla corretta implementazione degli approcci standardizzati su rischio di credito e operativo, ritenuta cruciale per quantificare il capitale necessario. Per quanto riguarda i rischi climatici e naturali, la vigilanza colloca la materia in una fase di maturazione, con il programma pluriennale avviato nel 2020 ormai vicino alla conclusione, l’approccio viene descritto come sempre più “business-as-usual” e orientato a supportare la pianificazione delle transizioni. Infine, sul versante dell’innovazione, la Bce amplia il perimetro di attenzione alle applicazioni di intelligenza artificiale, includendo la generativa in senso più ampio, con l’obiettivo di valutarne impatto su profili di rischio e governance e di costruire una posizione di vigilanza sulla materialità dei rischi.
Stress test 2025: le banche italiane tra le più resilienti
Lo stress test inverso 2026 si innesta sul quadro dei test effettuati nel 2025 dall’Autorità bancaria europea (Eba), condotti su 64 banche che rappresentano circa il 75% degli attivi bancari dell’Unione. Nello scenario avverso, descritto come un forte deterioramento macro-finanziario globale, con recessione simultanea e prolungata nell’Ue e nelle altre economie avanzate, causata da gravi sconvolgimenti, escalation geopolitiche e protezionismo su scala mondiale inclusi i dazi, l’esercizio stima perdite complessive per 547 miliardi di euro e una riduzione del Cet1 di 370 punti base, dal 15,8% iniziale al 12,1% nel 2027.
Nel quadro delineato dagli stress test 2025 dell’Autorità bancaria europea, le banche italiane si collocano tra quelle con il minore assorbimento patrimoniale nello scenario avverso. I dati indicano un impatto sul capitale più contenuto rispetto a quello registrato per i principali gruppi francesi e tedeschi, a conferma di una tenuta relativa del sistema nazionale. Iccrea emerge come l’istituto più solido, con un coefficiente Cet1 che nello scenario avverso scenderebbe dal 23,3% al 21,3%, seguita da Monte dei Paschi di Siena e Bper Banca. È su questo sfondo che si inserisce la domanda che accompagna l’avvio del nuovo stress test del 2026: se la resilienza mostrata finora dalle banche italiane sarà sufficiente a fronteggiare scenari geopolitici più complessi e non lineari, capaci di colpire simultaneamente capitale, liquidità e continuità operativa.









