BCE: Visco bacchetta i suoi colleghi per le esternazioni sui tassi - Borsa&Finanza

BCE: Visco bacchetta i suoi colleghi per le esternazioni sui tassi

BCE: Visco bacchetta i suoi colleghi per le esternazioni sui tassi

L’atmosfera all’interno della BCE comincia a diventare pesante, sulla scia delle posizioni contrastanti tra gli schieramenti opposti in merito alla politica monetaria da condurre nei prossimi mesi. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha bacchettato i falchi del Consiglio direttivo accusandoli di aver espresso considerazioni sui futuri aumenti dei tassi d’interesse, quando invece i funzionari si erano accordati per non dare indicazioni. “L’incertezza è così alta che il Consiglio direttivo della BCE ha accettato di decidere riunione per riunione, senza forward guidance. Pertanto, non apprezzo le dichiarazioni dei miei colleghi su futuri e prolungati aumenti dei tassi di interesse”, ha affermato il capo di Bankitalia.

Il nervosismo è aumentato allorché diversi esponenti di spicco della Banca Centrale Europea hanno rilasciato dichiarazioni dense di significato. Ad esempio, il presidente della Banca di Austria Robert Holzmann ha suggerito che l’aumento di mezzo punto di giovedì 16 marzo sarebbe il primo di una serie di mosse che porteranno il tasso sui depositi al 4,5%. Anche il numero uno della Banca centrale belga Pierre Wunsch ha detto che le aspettative del mercato di tassi al 4% potrebbero essere accurate.

 

BCE-Visco: il dibattito tra falchi e colombe diventa incandescente

Visco fa parte della schiera delle colombe in seno alla BCE, reputando che la politica monetaria debba essere calibrata in base ai dati macroeconomici per gestire la costante incertezza a livello economico e geopolitico. L’economista italiano ritiene che l’obiettivo nel medio termine è quello di riportare l’inflazione al target del 2%, ma senza mettere a rischio la stabilità finanziaria e minimizzando gli effetti sulla crescita. Questo pensiero è entrato in rotta di collisione con quello dell’ala più rigorosa della BCE incarnata soprattutto dal capo della Bundesbank Joachim Nagel e dal governatore della Banca centrale austriaca Robert Holzmann.

Proprio sui dati rischia di infiammarsi il dibattito, perché l’inflazione core nell’eurozona è salita fino al 5,6% nel mese di febbraio, oltre le attese del 5,3%, mentre quella generale è scesa all’8,5%, meno rispetto all’8,3% che si aspettava il consensus. Inoltre, i dati di ieri mostrano come il Vecchio Continente abbia evitato una recessione con una crescita zero del PIL nel quarto trimestre 2022, mentre l’occupazione è scesa all’1,5% su base annua mantenendo comunque una certa robustezza. Tutto ciò fa pendere la bilancia a favore dei falchi e le esternazioni recenti di Christine Lagarde lasciano pochi spazi a dubbi. “Dobbiamo fare quello che dobbiamo fare per ripristinare la stabilità dei prezzi e faremo tutto ciò che serve”, ha detto il presidente dell’Eurotower nel corso di una conversazione con il direttore generale del Wto, Ngozi Okonjo-Iweala.

Visco comunque ha anche affermato che Francoforte sarà costretta ad aumentare il costo del denaro se “gli aumenti dei salari e dei margini di profitto non sono coerenti con un rapido ritorno alla stabilità dei prezzi”, ma ha incoraggiato i governi a lavorare a fianco dell’istituto monetario per “evitare un aumento dannoso dei prezzi e dei salari, favorendo invece lo sviluppo dell’economia”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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